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Live Report Indipendent Day Festival

Live Report Indipendent Day
Festival
Arena Parco Nord,
Bologna
2 Settembre 2012

Probabilmente sapete già tutto… Ancora memori di quanto successo al Rock In IdRho (annullato per problemi tecnici in seguito ad un acquazzone annunciato da parecchi giorni prima), la folla si riversa in quel del Parco Nord di Bologna con un occhio attento al cielo e l’altro alle previsioni meteo che danno pioggia imminente: la gente incrocia mentalmente le dita e spera che la kermesse non venga annullata da scrosci copiosi di acqua… In effetti l’acqua non c’è stata, ma l’annuncio fatto dagli altoparlanti prima della performance dei Kooks ha gettato nello sgomento molta gente venuta qui per i Green Day: Billie Joe ricoverato in ospedale causa problemi gastro-intestinali e un video messaggio degli altri due membri del gruppo fanno defluire mestamente i convenuti verso l’uscita (con tanto di scene di pianto da parte di adolescenti accorsi solo per gli headliners e rincuorati dai solerti genitori-accompagnatori), ai quali poco importa del rimborso totale del biglietto e, se da una parte molti di loro sono rassicurati dal fatto che i Green Day torneranno nel 2013, come detto nel “clippino”, dall’altra parte ci sono anche quelli ulteriormente mazziati dalla performance annullata anche dai Kooks… Senza parole…
Cosa rimane di questo festival? Partendo dall’inizio possiamo dire che il colpo d’occhio all’entrata del concerto è veramente buono e fra le folate di cipolla, peperoni e salsiccia che vengono dai banchi-ristoro si riesce a vedere un’ottima affluenza di pubblico: molti sono per i Green Day e molti anche per i Social Distortion (appaiono come più vegliardi, in mezzo a questo –in gran parte- turbinio pre e post-adolescenziale).

Partono gli All Time Low, con carica adrenalinica e un genere di facile ascolto che ben dispone i presenti: questi ragazzi non si risparmiano e nel breve lasso di tempo a loro disposizione si danno da fare, presentando pure due brani (“For Baltimore” e “The reckless and the brave”) dal nuovo CD “Don’t panic”, che uscirà il 9 ottobre e segna il ritorno alla Hopeless Records. Una scaletta piacevolissima, ottima da orario pomeridiano e per sollevare gli animi di chi è già in attesa in egual misura a quelli di chi sta arrivando alla spicciolata e, fra una birra e una piadina, si prepara per il tour de force odierno. Bravi e da rivedere in posti più piccoli, come headliners.
Arriva anche il turno degli Angels and Airwaves…Che dire? Il gruppo di Tom De Longe a me personalmente non piace, trovo la sua voce fuori luogo e troppi clichè infarciscono le canzoni suonate da questo gruppo… De gustibus… Dieci canzoni, rapidamente dimenticate da buona parte dei presenti che stanno aspettando i Social DIstortion.
L’anno scorso Mike Ness e compagni non avevano entusiasmato al Rock In IdRho: una performance un po’ sottotono e con qualche problema di voce; quest’anno molti giovincelli sono curiosi di vederli mentre altri sono venuti principalmente per loro. Un allestimento di palco in pieno stile fifties, fra iconografie ed oggetti da memorabilia rock. E sull’intro di “No sleep till Brooklyn”, omaggio a Adam Yauch dei Beastie Boys, scomparso qualche mese fa, comincia la bagarre. La carica c’è e i suoni seguono a ruota, un meccanismo perfettamente oliato, una scarica di adrenalina continua, fra ricordi dei Clash e sudore sul palco, proveniente da gente che il rock ‘n’ roll lo ha vissuto e lo vive tuttora. Mike adora l’Italia, per lo stile (rimane sempre un impeccabile gangster con la fida Gibson in mano) e per il calore del pubblico che ogni volta accoglie i Social DIstortion nel nostro Paese: l’amore è ricambiato e fra vecchi e nuovi classici come nell ‘inizio composto da “So far away”, “Bad luck”, “Machine gun blues” e “Story of my life”, questi ragazzacci ci danno dentro regalandoci note provenienti dall’anima vera della musica. Dodici brani, prima dei bis che vedono la presenza di “Dear lover” e delle immancabili “Don’t drag me down” e “Ring of fire”, pezzo posto in chiusura, immortale cover del sempiterno Johnny Cash, col quale i nostri californiani si congedano regalando un concerto bellissimo ai loro fan e sicuri di aver guadagnato qualche nuovo seguace fra le nuove leve che non conoscevano il Verbo di questi vecchi bastardi del punk californiano.
A questo punto la gente sarebbe pronta all’aperitivo dei Kooks e al gran finale dei Green Day ma, come detto, purtroppo il festival finisce qui.

Purtroppo alla gastroenterite non si comanda ma la domanda che in molti si sono posti è “Perchè annullare anche i Kooks?”… Resta una giornata riuscita a metà, di sicuro ottima per chi voleva passarla all’aria aperta e ascoltare buona musica, splendida per chi aspettava i Social DIstortion e magari indimenticabile, nel bene o nel male, per chi era al primo grande concerto o per chi aspettava con impazienza i Green Day.
Speriamo di vederli veramente nel 2013.

Setlists
ALL TIME LOW
Lost in stereo
Stella
Heroes
Forget about it
Damned if I do Ya (Damned if I don’t)
Coffee shop soundtrack
For Baltimore
Time-bomb
The reckless and the brave
Jasey Rae
Weightless
Dear Maria, count me in

ANGELS AND AIRWAVES
Saturday love
It hurts
Surrender
Dry your eyes
The adventure
Everything’s magic
Anxiety
Young London
Hallucinations
The war
SOCIAL DISTORTION

So far away
Bad luck
Machine gun blues
Story of my life
Sick boys
Bakersfied
Far behind
Sometimes I do
Reach for the sky
Gimme the sweet and Lowdown
Nickels and dimes

Encore:
Let the jukebox keep on playing
Dear lover
Don’t drag me down
Winners and losers
Ring of fire


a cura di meskio

un ringraziamento a Arianna @ Goigest.

Autore:

staff