La preparazione psicologica e, specialmente, fisica per un concerto dei Dillinger Escape Plan è più o meno pari a quella di un incontro di pugilato o, forse dovrei dire, di lotta libera. Chi conosce la band americana saprà bene che l’aspetto live è quello favorito, l’unico obiettivo sfogare tutta la rabbia contenuta nelle loro complesse tracce mathcore. Ascoltarli a casa è un conto, vederli live è decisamente un altro paio di maniche. Salgono urla a caso, ci si scambia promesse di “spaccare tutto”, si cita Richard Benson perchè tanto “un pollo” ci sta sempre bene. Parte Panasonic Youth e immediatamente si sfugge a ogni possibile razionalità. Credetemi, la penna (o, in questo caso, la tastiera) non riuscirebbe mai a descrivere il livello di energia scatenata dai Dillinger. I ricordi si perdono nella fiumana di corpi che ti volano sopra la testa, di Greg che ti si attacca alla mano e ti canta in faccia con l’aria di volerti strappare i polmoni a morsi. E’ la prima volta che suonano a Roma, e il battesimo è condito da benzina e zippo, nessuno di loro si è risparmiato. Tra le canzoni più melodiche e quelle più devastanti (tra cui non sono mancate Fix your face e la classica 43% burnt) anche il pubblico non ha mancato di dar fondo a ogni minima riserva di energia, incendiando le prime file.
Live Report e foto a cura di Damiano Gerli |
Live Report Dillinger Escape P.
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