“Come voi” è il primo estratto del nuovo album di 1989 –   Bari In Jazz 2024, XXI Edizione –   Spaesaggi Festival 2024, II Edizione –   “Un uomo qualunque”, il nuovo singolo di Giovane Giovane –   Mumo Festival – II edizione –   HOLY SHiRE, fuori il nuovo album “Invincible” –   Manca pochissimo al LARS ROCK FEST 2024 –   Post Malone, pubblicato il nuovo singolo “Pour Me A Drink” feat. Blake Shelton –   “Come voi” è il primo estratto del nuovo album di 1989 –   Bari In Jazz 2024, XXI Edizione –   Spaesaggi Festival 2024, II Edizione –   “Un uomo qualunque”, il nuovo singolo di Giovane Giovane –   Mumo Festival – II edizione –   HOLY SHiRE, fuori il nuovo album “Invincible” –   Manca pochissimo al LARS ROCK FEST 2024 –   Post Malone, pubblicato il nuovo singolo “Pour Me A Drink” feat. Blake Shelton –  

Lacuna Coil – Broken Crown Halo

Tracklist:

01. Nothing Stands in Our Way
02. Zombies
03. Hostage to the Light
04. Victims
05. Die & Rise
06. I Forgive (But I Won’t Forget Your Name)
07. Cybersleep
08. Infection
09. I Burn in You
10. In the End I Feel Alive
11. One Cold Day

Ogni volta che esce un album dei Lacuna Coil sono sempre curioso di capire quanto la band sia riuscita a rinnovarsi visto che ogni 2 anni circa sfornano un nuovo lavoro, forse un po’ poco per un disco che vuol rimanere nella storia. Puntualmente parto con aspettative non troppo alte, aspettandomi lo stesso sound, gli stessi passaggi, le stesse parole….. ed infatti così è. Però poi le canzoni mi rimangono in testa e mi trovo a riascoltare il disco di continuo, apprezzandone i piccoli cambiamenti che ogni volta vengono introdotti, sia nella composizione che nel sound.
Questo Broken Crown Halo aggiunge un nuovo tassello all’evoluzione della band milanese che vede in Cristina Scabbia ed Andrea Ferro i due protagonisti. Nuovo sound, stesso tipo di composizione: evoluzione, con un occhio alla garanzia che evidentemente la band vuol dare ai fan, che sappiamo essere quanto di più conservatore ci possa essere. Piuttosto che cercare di innovarsi musicalmente e ricercare qualcosa di nuovo, si porta avanti la band come se fosse un brand, un marchio, a cui le persone si affidano ciecamente. Questa cosa se da un lato può essere valutata in maniera positiva, dall’altro, almeno personalmente, è la cosa che mi fa meno piacere parlando dal punto di vista artistico. Probabilmente la spinta della casa discografica limita un po’ la vena artistica dei componenti della band: ce ne faremo una ragione, anche perché il risultato è sempre ben confezionato e piacevole.

Trovo che la direzione presa sia comunque migliorata rispetto a quella di Trip the Darkness. Non sono infatti amante dei suoni troppi lavorati in post produzione e troppo effettati. Questa volta la band vuol arrivare dritta al sodo, con un suono generale molto meno lavorato sia nelle parti strumentali che in quelle vocali. Molto meglio le voci sia di Cristina che di Andrea, che nel brano di apertura (Nothing Stand in Our Way) si lancia in un growl veramente di alto livello. Nell’album precedente non ero rimasto molto entusiasta della combinazione vocale, trovando la Scabbia un po’ sottotono rispetto ad Andrea, cosa secondo me dovuta al lavoro fatto dietro la voce femminile, resa un po’ troppo artificiale e costruita. Stavolta invece, mantenendo il tutto più naturale, la frontwoman del gruppo esce veramente bene, armonizzando bene ogni sua parte con finezze più o meno raffinate a seconda dei brani, concludendo l’album con un pezzo in cui solo lei è presente (One Cold Day) nel quale dimostra tutta la sua bravura. Anche le chitarre ed in generale tutti gli strumenti risultano più compatti dando un senso di live veramente piacevole e ben prodotto. Si colgono alcune citazioni vocali piacevoli (spero siano citazioni e non copiature) come quella in Victims dove alla voce sembra sia arrivato direttamente Nick Holmes dei Paradise Lost (Victims secondo me è il brano migliore dell’album). Un po’ sgradevoli le parti in italiano che già in Trip the Darkness mi avevano deluso risultando un po’ fuori luogo per una band che ormai è abbastanza internazionale. Almeno ci hanno risparmiato da una cover, visto che Losing my religion era uscita veramente male.

Per concludere trovo questo nuovo lavoro dei Lacuna Coil un gradino sopra al precedente, mantenendo un buon livello dal punto di vista musicale e produttivo. Sicuramente consigliato anche se non credo farà la storia del genere. Non siamo ai livelli dei primi album, ma ci stiamo riavvicinando a quegli standard.

Recensore: Giskard

Autore:

staff