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La Terza Guerra – Mimosa

Uscito a fine settembre l’album d’esordio dell’attrice, musicista e cantante Mimosa, che racconta undici storie di donne che un po’ sono inventate ed un po’ sono lei stessa. Edito da Gas Vintage Records, “La Terza Guerra” è un disco che usa l’amore, definito “arma di costruzione di massa” come centro intorno al quale tutto ruota: ogni evento, ogni narrazione, ogni parola lì inizia, fa un giro, e poi torna a finire ancora lì dov’è cominciato.

La title-track apre il lavoro e subito si respira amarezza, nonostante il ritmo che ricorda una marcetta: c’è della disillusione, senza dubbio, ed un po’ di tristezza nel constatare un cambiamento non sempre per il meglio.
Diventano più commoventi i temi di “Arance” e della successiva “Fame d’aria”, che giocano rispettivamente su immagini future della fine, inevitabile, e su ricordi di un padre che non c’è più.
Temi indubbiamente non nuovi né originali, parole scritte forse con l’intento di colpire dure ma ahimè non lo fanno: forse perché un po’ scontate o forse perché, purtroppo, ci si è abituati ad un Paese di diritti che finiscono nello scarico, lavori non retribuiti e corde vocali lacerate così che nessuna lamentela sia più udibile…assurdo vero? Ed infatti lo stile è ossessivo, psichedelico, quasi irreale. Menzione speciale al buonissimo cantato in “Fakhita” e alla storia di una donna, come tante, scomparsa nel silenzio, come troppe…
ironia, ma pur sempre molto amara, tratto caratteristico della sesta traccia “Voglio avvelenarmi un po’” e della settima, “Bambola”.
Niente di nuovo ne “Il ragazzo sbagliato”, tema di cui la canzone italiana francamente scoppia, mentre fa quasi tenerezza “La palestra della scuola”, che ci riporta ai piccoli amori dell’adolescenza, che parevano all’epoca così immensi.

“Non ero io” è una canzone che ricalca i, sempre troppi, vergognosi fatti di cronaca di donne sfigurate dall’acido ad opera di coloro che si riempiono la bocca di parole d’amore: un testo arrabbiato, crudo, disarmante perché tutti sanno bene che non è invenzione letteraria né poetica, ma è la realtà che i giornali ci raccontano quasi ogni giorno.
A chiudere il tutto è “Denti”: nel lavoro ci sono, senza dubbio, ma sfortunatamente ancora non sono certo zanne! Speriamo arrivino presto.
Il disco quindi proietta l’ascoltatore in un mondo di lotte femminili anzitutto, ma anche universali. Un chance se la merita senza dubbio.

01. Terza guerra
02. Arance
03. Fame d’aria
04. Gli effetti
05. Fakhita
06. Voglio avvelenarmi un po’
07. Bambola
08. Il ragazzo sbagliato
09. La palestra della scuola
10. Non ero Io
11. Denti

Recensione a cura di: Gogo Wild

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