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Intervista Vostok

A poche settimane dalla fortunatissima recensione del loro debut album "Lo spazio dell’assenza", i Vostok tornano sulle pagine di Ondalternativa.it con un’intervista esclusiva che ci permette di conoscere più da vicino la musica dello straordinario duo formato da Giuseppe Argentiero e Mina Carlucci. Se ancora non avete ascoltato "Lo spazio dell’assenza" vi consiglio di premere play mentre leggete quest’intervista, solo così potrete capire meglio l’universo vibrante che si nasconde dietro la musica dei Vostok.

Ciao Giuseppe e Mina, benvenuti su Ondalternativa.it! Rompiamo subito il ghiaccio, presentatevi ai nostri lettori e a chi ancora non vi conosce!

Giuseppe: Ciao, siamo i Vostok un duo della provincia di Brindisi. Qualche settimana fa abbiamo pubblicato il nostro primo album: Lo spazio dell’assenza. Un album, riducendo tutto ai minimi termini, di "cantautorato crepuscolare"…mettiamola giù così.

Partiamo un po’ dal vostro background. Come sono nati i Vostok? Quando avete deciso di fare musica insieme?

Mina: Vostok nasce alla fine del 2011/inizi del 2012 da un’idea di Giuseppe. È un "progetto" che, inizialmente, prevedeva la collaborazione di molti artisti della nostra provincia sia a livello strumentale che vocale. Il nostro incontro (ci siamo incontrati nel marzo/aprile 2012 non ricordo di preciso – i Vostok nascono in quel periodo lì comunque) è avvenuto proprio così. Avevo felicemente accettato di collaborare ad un paio di canzoni di Giuseppe (inizialmente erano solo "Bonjour tristesse" e "Le nèant Scintillant") ma da lì abbiamo capito che, per affinità musicali e idee comuni, dovevamo continuare assieme il percorso Vostok e unire le nostre anime musicali.

Alla dolcezza della vostra musica si contrappone un nome quasi duro da pronunciare e dal significato ai più sconosciuto! Vi va di spiegare ai nostri lettori cosa significa "vostok" e come mai avete scelto questo termine per il nome della band?

Giuseppe
: Ok, risparmio una ricerca su Wikipedia ai tuoi lettori! "Vostok" in italiano vuol dire "est". Il programma Vostok fu il primo progetto sovietico di missioni spaziali umane che riuscì, per la prima volta nella storia, a portare un uomo nello spazio. Jurij Gagarin divenne, a bordo della navicella Vostok 1, il primo essere umano ad orbitare intorno alla terra. Perchè ho scelto questo nome? Sinceramente non so dare una risposta, semplicemente mi piaceva… tutto qui. E poi Dead Can Dance era già stato preso.

Come sono divisi i ruoli all’interno della band? Mi spiego meglio. Come organizzate il processo creativo? Vi dividete il lavoro a vicenda fra arrangiamenti, testi e melodia, o fate tutto insieme?

Mina:
Non c’è una "regola", sarebbe limitativo. Diciamo che generalmente tutto parte da un’idea (una melodia strumentale o vocale, un testo o addirittura una bozza di tutto questo) la condividiamo e cerchiamo di dargli forma e massima espressione. Essenzialmente cerchiamo di dare al brano entrambe le nostre "anime", per fare qualcosa che ci rispecchi a pieno.

Giuseppe: Il grosso del lavoro, ovviamente, l’abbiamo fatto io e Mina. Ma con gli arrangiamenti ci hanno aiutato i nostri amici/conoscenti che hanno partecipato all’album. Il loro è stato un contributo importantissimo.


Parliamo del vostro debut Lo spazio dell’assenza. Com’è nato questo disco?

Giuseppe:
È stato quasi come costruire una casa, mattone su mattone. Avevo un’idea ben precisa di come l’album avrebbe dovuto suonare ("Lacryma", ecco… tu che hai ascoltato l’album: Lo spazio dell’assenza avrebbe dovuto avere il mood di "Lacryma" dal primo all’ultimo brano) poi ho incontrato Mina e ha rovinato i piani, ci ho pensato un po’ su ma poi ho seguito l’istinto. Sentivo che quella era la strada giusta. Non era più una cosa solo mia (non lo dico tanto per dire: ma queste canzoni mi hanno aiutato ad esorcizzare qualcosa) ma non importava perchè avevo/avevamo fatto, musicalmente, un passo in avanti enorme.


Quali sono le difficoltà nel realizzare un debut album? Vi siete sentiti sotto pressione, sapendo che spesso è la prima impressione quella che conta?

Mina
: Moltissimo. Personalmente ho consumato le unghia al solo pensiero che quello in cui più crediamo possa essere screditato al primo ascolto o semplicemente non possa piacere per una semplice questione di gusto soggettivo. Ma è un rischio inevitabile. E ad ogni recensione o parere d’ascolto si ripresenta quasi come scarica d’adrenalina pura. Proprio perchè è il nostro debutto e ci crediamo tanto. Le difficoltà sono tante, oggi chi vuole proporre la propria musica spesso si ritrova a doverla anche produrre. È un mondo nascosto quello delle band emergenti fatto di sforzi e di tanta voglia di fare, di obiettivi da portare a termine e tutto questo da accollare sulle sole proprie forze (soprattutto economiche che delle volte, proprio perchè limitate, rischiano di far slittare i propri progetti di mese in mese).

Prima di parlare della musica, parliamo dell’estetica: un cosmonauta su sfondo bianco. Qual è il significato della copertina? Cosa rappresenta?

Giuseppe
: In tutta sincerità la cover non ha un significato. Cercavamo qualcosa che fosse "in punta di piedi" come i nove brani dell’album. Qualcosa di estremamente semplice, e a mio fratello (è stato lui a realizzare la copertina) è venuta in mente questa idea che ci è piaciuta fin da subito.

Parlando di musica, è difficile non notare certi rimandi a band come gli Argine o i Corde Oblique, quindi è quasi d’obbligo chiedervi quali siano le vostre principali influenze e in cosa, secondo voi, vi differenziate e distanziate dalle band sopraccitate!

Giuseppe
: Se ragioniamo per "massimi sistemi" Argine, Corde Oblique (aggiungo Ashram) sono un bel po’ distanti da noi. Per me Corrado Videtta (Argine) è un poeta noi siamo dei piccoli artigiani. Ammiro la profondità, l’onestà artistica e intellettuale di questi gruppi. Detto questo, facendo un discorso solo musicale e togliendo da parte i "massimi sistemi" secondo me nel nostro album c’è una componente jazz che nelle band citate non sento, e poi il cantato di Mina regala ai nostri brani una "dolcezza pop" che ci distanzia ulteriormente.

Ho colto sicuramente influenze diverse e variegate, mi sembra che la vostra musica strizzi abbondantemente l’occhio al neofolk senza disdegnare un pizzico di influenza darkwave. Addirittura, "Lontano dalla luce" sembra avere quasi un’anima bossa nova! Come riuscite a fondere stili oggettivamente diversi e a bilanciarli così bene?

Mina
: Bel complimento, grazie! A dire il vero sappiamo di unire generi un po’ diversi, ma cerchiamo sempre di fondere le cose al meglio e fino ad oggi non ci abbiamo neanche speso molto tempo. Abbiamo adottato soluzioni abbastanza sentite ed intuitive. Forse perchè è vero che abbiamo preferenze, ma cerchiamo di non fossilizzarci. Ci piace spaziare un po’, forse è questo che facilita le cose… non piantare paletti insomma.

Ci sono pezzi a cui siete particolarmente legati? O magari brani che, perchè no, vi piacciono più degli altri!

Mina
: Ehm…dobbiamo dire tutti. Così i vostri lettori ascolteranno l’album per intero! Sì, ovviamente ci sono dei pezzi che per esecuzione o per il contenuto ci fanno “vibrare” un po’ di più…personalmente "Come marea" e "Lontano dalla luce". Ma solo un pelo in più degli altri!

Giuseppe: Sono legato a ‘I tuoi occhi’, è un brano che mi ha aiutato a mettere un punto a una storia. È come il finale di "Le nostre ore contate" dei Massimo Volume (secondo me una delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni): "io non ti cerco/ io non ti aspetto/ ma non ti dimentico". Ricordare ma voltare pagina. Ecco, "I tuoi occhi" è "quella roba lì". Anzi il titolo dell’album è quella-roba-lì. "I tuoi occhi" sarebbe potuta essere la title track ma abbiamo deciso di "decodificare" il significato con Lo spazio dell’assenza.

Nel disco ci sono anche due tracce in francese, "Bonjour tristesse" e "La nèant scintillant". Si tratta di una semplice scelta stilistica, o ci sono altre motivazioni dietro l’utilizzo della lingua francese?

Min
a: Sono i brani che hanno dato inizio alla nostra collaborazione e fatto diventare i Vostok un duo. Sia a me che a Giuseppe piace un sacco questa lingua, la sua terra, il suo mood romantico e sognante molto vicino al nostro "mondo". Credo che la scelta sia dovuta inconsciamente anche a questo…

Giuseppe: Se Carla Bruni canta in francese può farlo chiunque. Allora ci siamo detti: "Facciamolo anche noi!"

Avete ricevuto moltissime recensioni positive, fra cui la nostra ovviamente! Vi aspettavate questo entusiasmo nei vostri confronti? Non siate modesti!

Mina
: (risate) Diciamo che ci speravamo! Finora possiamo dire che sta andando molto bene, anche oltre le nostre aspettative. Ovviamente sapevamo di andare incontro a probabili riscontri negativi, quindi eravamo (siamo) pronti anche a questo. Ma speriamo che questo momento non arrivi o, quanto meno, che non sia così negativo.

Una domanda per Mina! Sono rimasto felicemente stupito dal tuo timbro vocale e dalla tua abilità di destreggiarti sia nel registro più basso che in quello più alto! Quando hai iniziato a cantare? Hai studiato o sei autodidatta?

Mina
: Mi lusinghi davvero, grazie! Ho iniziato da piccolina a cantare (parlo di grandissime esibizioni sul tavolo di casa, eh). Ma a studiare canto, invece, a 16 anni (privatamente). Ho frequentato poi il primo corso di musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e quest’anno mi preparo per conseguire la triennale all’Accademia Musicale “Percentomusica” di Roma. Mi ha rapita completamente questo mondo che non ho più smesso! Credo che di studiare e soprattutto di imparare non si smetta mai, lo faccio tutt’ora. È un mondo in continua evoluzione, bisogna stare al passo! La musica non si arresta. Ci mette sempre alla prova. Abbiamo bisogno degli strumenti necessari per renderla sempre più “facile” ai nostri occhi e quindi sprigionare in noi più libertà di espressioni.
La nostra musica non è assimilabile ai tre grandi filoni commerciali del pop, del rock o del metal.

Se è vero che per una rock/band emergente è difficile riuscire ad emergere in Italia, pensate che la vostra particolarissima proposta vi penalizzi ulteriormente?

Mina
: Sì, potrebbe. Ci abbiamo pensato spesso. Ma a dire il vero sia io che Giuseppe veniamo anche da precedenti momenti rock e metal e conosciamo effettivamente queste difficoltà. Non ci spaventano più di tanto, sappiamo il "rischio" a cui andiamo incontro, ma abbiamo comunque bisogno di fare e far ascoltare la nostra musica. Fortunatamente oggi ci sono molti modi per proporla e c’è ancora gente che va alla ricerca di musica nuova da ascoltare. Speriamo in questo! Ogni recensione, ogni intervista per noi è davvero importante e vi ringraziamo per lo spazio dedicatoci.


Come vi state muovendo per promuovere la vostra musica? Come mai avete reso possibile il download gratuito del vostro disco?

Giuseppe
: Siamo una giovane band che parte da zero… anzi, se vedessi in quale paesino di provincia viviamo diresti che partiamo da -10. Il fatto che il nostro album sia disponibile in free download è quasi una dichiarazione d’intenti: non abbiamo nulla da "perdere". Sappiamo benissimo che è (quasi) impossibile recuperare i soldi spesi per la realizzazione de Lo spazio dell’assenza. Ci vorrebbe un piccolo miracolo. E non è tempo di miracoli… oddio, ora che ci penso, Andreotti ha tirato le cuoia qualche giorno fa (mettiamola così: la casellina miracolo 2013 è già stata spuntata) Cosa dicevo? Ah, sì: recuperare il denaro speso è difficile, mettersi al pari e iniziare a guadagnarci su è ancora più difficile allora il disco lo regaliamo, amen. E sincerità per sincerità: chi vuol comprare la copia fisica la compra comunque, non c’è download gratuito che tenga. In estate faremo qualche concerto, per il momento ci affidiamo al classico passaparola (principalmente sul web, ovviamente) per promuovere la nostra musica.

Le nuove tecnologie aiutano non poco le band emergenti a far sentire la propria voce, basti pensare a Spotify. Pensate di servirvi di tale piattaforma?

Giuseppe
: Sì, prima o poi la useremo anche noi. Non abbiamo "questa cosa" dell’occupare tutto e subito.
Avete in mente di fare qualche data live, magari in giro per l’Italia?
Mina: Certo. Abbiamo in ballo qualche data a Roma, qualcosa in Puglia… nulla di confermato comunque. Ovviamente aggiorneremo tutte queste situazioni sulla nostra pagina FB.

Ok, ho esaurito le mie domande! Vi ringrazio per il tempo dedicatoci e vi lascio le battute finali per salutare i nostri lettori che, si spera, possano diventare anche vostri fan!

Mina
: Grazie a voi! Salutiamo i lettori di Ondalternativa consigliando l’ascolto (possibilmente notturno) del nostro album! E l’augurio di riempire il vostro spazio dell’assenza.

Giuseppe: Grazie mille anche da parte mia. Dalla regia mi dicono di chiudere con un po’ di (penoso) spam:
http://vostok-project.bandcamp.com

www.facebook.com/vostokmusic


A cura di Francesco Masala

Un sentito e sincero ringraziamento a Mina e Giuseppe per la disponibilità e l’inquantificabile gentilezza!

Autore:

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