Faithful Drakness – Archgod

Tracklist:

01. Lies Tells the Truth
02. Snake and Muse
03. The Witness
04. An Ocean Of Time
05. Paradise
06. Where Stars Burns…
07. Banished
08. The End of It All
09. Corrupted
10. Shaping a Horizon
11. Archgod
12. One and the World
13. A Final Storm

Dalla Svezia con furore, e anche con un bel po’ di metallo che male non fa mai, i Faithful Darkness pubblicano finalmente, dopo anni di rimaneggiamenti non solo stilistici ma anche e soprtatutto di lineup, un full lenght dal titolo “Archgod”: tredici tracce a tutto metalcore che conservano in molti punti la tradizione melodic metal che contraddistingue i membri ma che di tanto in tanto spingono su ritmi aggressivi quasi deathcore. Particolarmente interessante da questo punto di vista è “The Witness”, il cui ritmo è un continuo gioco di velocità e potenza.
Sempre pregevole il growl del vocalist, Erik Nilsson, e la grancassa pestata a tutta birra. Spesso convincenti anche le strofe più medoliche, come in “Paradise”, che ha un gusto lievemente retrò.
In molti pezzi, come in “An Ocean of Time” e in “One and the World”, si fanno notare anche le tastiere, infilate al posto giusto e, ancora più importante, al momento giusto. Tutto questo, senza nulla togliere agli evidenti meriti degli strumenti a corde, incisivi e d’impatto.

Assolutamente da menzionare anche l’ottavo brano, “The End of It All”, sicuramente il più particolare del disco, nel senso che è quello che, in un già variegato mix di sonorità ed influenze, si distacca più dallo stile dei Faithful Darkness per come li abbiamo conosciuti sino ad ora. E un ascolto accurato se lo merita sicuramente anche la titol-track, “Archgod”: inno alla miglior tradizione metal nordica.
Nel complesso il disco è piacevole e ben eseguito: potenza, forza, ritmo, tecnica, una punta di passione, metodo e vari stili…insomma, non manca proprio nulla! Non manca nula, ma così nulla, che a volte ci si perde un po’ e si ha quasi l’impressione di stare all’ascolto di una compilation più che di un disco di una sola band.

La cosa di per se non è certo un difetto, ma si fa largo nella mente un po’ il timore che i Faithful Darkness possano perdersi nell’oceano oscuro del core più che farsi un nome, uno di quelli riconoscibili, la qual cosa sarebbe un peccato, perchè di buona roba qui ce n’è tanta.


Recensore: Gogo Wild

7.0

Voto 7

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