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Live Report Orphaned Land

Live Report Orphaned Land,
Traffic Live Club, Roma,
22/10/2013

Le prime volte non si scordano mai, si dice, e dunque sono abbastanza sicuro che gli Orphaned Land non
scorderanno facilmente questa prima capatina nella capitale.

L’appuntamento con loro è al consueto Traffic Live Club; per l’occasione vengono accompagnati da
parecchie band, tra cui i compatrioti Matricide e i francesi Klone.
I primi si sono esibiti verso le nove, in perfetto orario, arrivando in extremis a sostituire i Bilocate che non
sono potuti venire per problemi logistici. Il loro metalcore, deliziosamente diretto e senza fronzoli, ha
trovato un più che discreto riscontro del pubblico, anche quel poco presente in quell’orario. Certo penso
non sono state molte le occasioni in cui ho assistito a un cantante che fa un mosh pit praticamente da solo,
sulle sue stesse canzoni, oltretutto…! Carucci, comunque.

Seguono poi i Klone, guidati da un cantante che sembrava la versione goffamente isterica di Nicolas Cage,
che propongono del progressive metal con buone dosi di “core” qui e lì. Arrivando con diversi pezzi presi
dal loro recente lavoro The Dreamer’s Hideaway, iniziano in maniera un po’ fredda. E’ solo un’impressone,
però, chè poi i quattro hanno tremendamente convinto nel corso della setlist, culminando in una
violentissima ma melodica cover di Army of Me di Bjork, un finale spettacolare.
E finalmente, in perfetto orario, ecco gli amici israeliani che salgono sul palco, di fronte a un pubblico, triste
rilevarlo, numericamente limitato ma molto carico per benedire (sverginare mi pareva fuori luogo…) i nostri
come meritano per la prima volta a Roma. In limitata formazione a cinque, spicca il consueto vestiario da
santone “omnicomprensivo” di Kobi ma, ahimé, pure l’assenza di una ballerina del ventre, i nostri si
lanciano subito in Through Fire and Water. La scaletta sarà, dunque, in gran parte dedicata alla loro ultima
melodica fatica, All is One, che, dal vivo, assume caratteri più diretti e aggressivi, specialmente in momenti
come Let The Truce Be Known o anche la stessa title track.
Ci regalano anche giusti e necessari ripescaggi dal passato con la mitica Ocean Land, la trascinante Sapari e
la progressiva The Birth of The Three, riprodotte dai nostri con un doppio attacco di chitarre e un
solidissimo lavoro di batteria. Certo… magari sfociare nell’assolo di batteria potevamo evitarcelo, ma è
stato un momento breve e che comunque non ha mancato di coinvolgere il pubblico, quindi possiamo
anche non farglielo pesare. Kobi non si è risparmiato un attimo nel trascinare l’intera sala, con coretti,
domande e piccoli aneddoti. Da segnare la splendidamente ipnotica El Meod Na’ala, suonata in solista e
con un’atmosfera di silenzio e rispetto davvero simile a quella di un’ipotetica sinagoga metal.
L’immancabile bis sarà piuttosto veloce, con una The Beloved’s Cry appesantita da una performance vocale
di Kobi effettivamente poco brillante e una Norra el Norra che farà zompettare l’intero locale.
Battesimo di eco minore ma con l’entusiasmo giusto per gli Orphaned, che speriamo di rivedere presto.

Grazie a Gabbo di No Sun Music e al Traffic per l’ospitalità.

A cura di Damiano Gerli

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