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Intervista Lilies on Mars

Lilies on Mars nasce a Londra da Lisa e Marina, due ragazze partite dalla Sardegna alla volta della capitale albionica ormai quasi 15 anni fa.

Dopo l’esperienza con la band "Mab" iniziano una fruttuosa collaborazione con Franco Battiato che le porta prima a registrare le chitarre dell’album "Il Vuoto" e in seguito ad accompagnarlo anche nel tour e recitare nel suo film "Niente è come sembra" del 2007.
Dal 2008, forti di queste esperienze, formano Lilies on Mars, un progetto eclettico che fonde elettronica e post-rock per creare un suono estremamente peculiare. Nel 2014 accompagnano i Fanfarlo in un tour di Europa e Stati Uniti che ha toccato anche l’Italia in alcune date. Le abbiamo intervistate dopo la data al Bi-Nuu di Berlino e tra una birra e una sigaretta abbiamo parlato di Londra, di Battiato, di esperienze e sopratutto di musica.

Ondalternativa.it: Voi vi siete trasferite a Londra dalla Sardegna circa 15 anni fa, come avete deciso di partire, cosa vi ha spinto?

Lisa: Per partire da casa quando si vuole fare qualcosa di importante, confrontarsi, è sempre necessario fare un passo. All’epoca quello ci sembrava il passo più logico per andare incontro alle nostre sonorità fondamentalmente, pensavamo di trovare un’ispirazione diversa da quella che avevamo a casa ed effettivamente così è stato.


O.
: E questo come ha influito sulla vostra musica? siete già partite con l’idea di musica che fate adesso o avevate idee diverse che sono evolute nel tempo?

Lisa: in realtà siamo partite con l’idea che spostarsi in un posto così ricettivo come Londra, dove veramente un sacco di cose che succedono in ogni momento, postesse ispirare la nostra crescita. Siamo andate via dalla Sardegna che eravamo ragazzine e l’idea di Londra ci ispirava, anche in modo un po’ idilliaco forse. Poi non è stato certo il paese dei balocchi, abbiamo fatto una gavetta pesante e molti sacrifici, peròabbiamo trovato effettivamente il posto dove poterci esprimere e apprendere.

O.: Ma voi eravate già un gruppo quando siete partite?

Lisa: No, Lilies on Mars è nato dopo diversi anni, è una storia un po’ particolare, tutto è partito da Franco Battiato. Qualche anno fa ha fatto un concerto all’Arcimboldi di Milano quando noi registravamo le voci per un tributo a Giuni Russo a cui partecipava anche lui. A quel concerto eravamo nelle primissime file, lui ci ha viste e dopo qualche giorno ci è arrivata una mail dove ci chiedeva di arrangiare un pezzo di Tchaikovsky e recitare nel film a cui stava lavorando. Puoi immaginare lo stupore: Noi eravamo chitarriste, non cantanti, quindi non pensavamo di cantare, abbiamo risposto che non lo vedevamo possibile, che non era il nostro ruolo. Però lui ha insistito sul fatto che avremmo dovuto cantare e così è stato. Da lì poi è nata la nostra collaborazione che ci ha portato a registrare le chitarre e le voci per il suo disco "Il vuoto", e ad accompagnarlo in tour. Dopo questo tour è nato Lilies on Mars. In pratica noi non ce ne eravamo rese conto, Battiato aveva visto, prima di noi, Lilies on Mars. Noi ce ne siamo soltanto accorte dopo, ci siamo dette: "ma ci pensi? lo ha detto lui!"

O.: Dal punto di vista musicale invece, voi non siete il classico gruppo rock chitarra-basso-batteria, fate cose totalmente diverse. Che ispirazioni avete avuto e come avete intrapreso questa strada? Come avete deciso di basare il vostro suono sopratutto sull’elettronica e sui synth, portando inoltre avanti il progetto soltanto in 2?

Marina: beh, quando abbiamo iniziato avevamo una idea più standard in verità, avevamo altri musicisti che ci aiutavano nelle registrazioni e collaboravano con noi. Poi dopo qualche anno, durante le registrazioni di Dot to Dot, ci siamo trovate in 2 e abbiamo iniziato a programmare le batterie, mischiando suoni elettronici ad altri analogici, e abbiamo iniziato a scrivere in questo modo, e dal momento noi scriviamo e registriamo insieme è semplicemente successo.

Lisa: Esatto. In quel momento eravamo in 2, ci serviva una base ritmica e l’abbiamo fatta. E’ successo. Anzi, ti dirò di più, alcune canzoni di Dot to Dot sono nate proprio da una sezione ritmica che in realtà per noi era un primo approccio allo strumento. Non volevamo usare una batteria finta di quelle che si trovano in qualunque software, quindi abbiamo iniziato a lavorare cercando di seguire altre strade.

O.: Parlando invece dei testi, in Dot to Dot ad esempio, non sono tanto importanti dal punto di vista del significato, quanto pi√πttosto del suono. Le liriche delle vostre canzoni sono quasi uno strumento musicale in più che si mischia con gli altri strumenti.

Lisa: Beh, questo è decisamente voluto, tendiamo a non enfatizzare troppo le voci, non perchè non siano importanti le parole, ma perchè per noi anche la voce è uno strumento che non deve mai prevalere. Così come non facciamo gli assoli di chitarra non facciamo neanche le cantantesse. Non è nelle nostre corde e probabilmente non saremmo neanche in grado di farlo, per noi dev’essere un tutt’uno. E’ molto importante anche come noi viviamo i testi delle nostre canzoni, che a volte sono molto semplici ed estremamente visionari perchè noi scriviamo musica pensando a delle immagini e quindi il testo parla di quello. Ad esempio in "See you sun" quando canto: "I was jumping, jumping very high. I could feel the air holding me tight" sto metaforizzando un’esperienza della mia vita, descrivendolo in maniera ceramente un po’ surreale, ma è esattamente l’emozione come l’ho vissuta in quel momento, un salto in alto. Non c’è bisogno di descriverlo con le parole, ma dando un’idea e lasciar parlare la musica. Questo è quello che succede nei nostri testi.

Marina: Sono ermetici! Sono astratti ma comunque descrivono un’evento reale. Poi c’è da dire che il testo nasce sempre dopo la musica, cerchiamo sempre delle parole che si adattino e che abbiano un significato per noi.

Lisa: Scriviamo sempre prima con le note, e poi le parole concludono quello che stiamo cercando di dire. non arrivano così¨ direttamente, poi ognuno ci si identifica come può.

O.: Voi avete suonato anche al SXSW di Austin in Texas, come ci siete finite?

Marina: ci siamo finite grazie ad un ragazzo che si è appassionato follemente alla nostra musica e che aveva un programma in una radio indipendente seguitissima, sopratutto nel nord degli USA, in California e in Florida. Teneva un programma, "I am the programmer", dove lui introduceva band emergenti come se fosse il pilota di un aereo di linea. Si è innamorato proprio alla follia del nostro progetto, voleva diventare nostro produttore ma poi per troppi impegni non è riuscito. In compenso ci ha portato al SXSW. Per altro siamo andate li per fare uno show e ne abbiamo fatte 5 in una settimana, e quella è stata una ottima vetrina per noi negli USA, lì ci ha visto l’etichetta americana che in seguito ci ha messo sotto contratto e ci distribuisce in USA.

O.: Torinamo invece in Italia: che ne pensate della situazione attuale? Voi siete recentemente rientrate in Sardegna, regione che sta vivendo un notevole fermento culturale negli ultimi anni con un sacco di band indipendenti e di valore, cosa che accade sempre più spesso nei centri considerati "minori", per intenderci non in posti come Roma e Milano.

Marina: si, noi siamo tornate e ci siamo sentite circondate veramente da un bel fermento, ci sono un sacco di progetti interessanti come Deverting Duo, Plasma Expander, Nick Rivera and the Flying Pigeons, Hola la Poyana. Che poi sono tutti progetti che girano un sacco in Italia e noi siamo molto felici di questo, quando abbiamo iniziato a suonare era un circuito molto chiuso, invece adesso c’è la voglia di emergere per questo tipo di progetti molto validi. Comunque, Sardegna a parte penso sia un movimento esteso a tutta la penisola, ho avuto modo di sentire cose interessantissime come Dumbo Gets Mad, o His Clancyness. Tutte queste band secondo me potrebbero avere molto pi√π successo, anche a livello europeo o modiale, se ci fossero le giuste piattaforme. Noi ce ne rendiamo conto perchè ogni volta che facciamo sentire qualcosa a qualche amico a Londra o in giro, sono tutti d’accordo sulla enorme validità del prodotto.

Lisa: In pratica viviamo ancora di rendita della musica prog-sperimentale degli anni ’70. All’estero siamo rimasti lì. C’è molto di meglio, ci sono cose molto valide anche adesso, non siamo più lo stereotipo dei del musicista pizza e mandolino!

O.: Passiamo invece ai progetti futuri: anche se il vostro album è appena uscito state già pensando a quale sarà il vostro prossimo passo? Avete già iniziato a lavorarci, parlarne? Avete già qualche idea?

Lisa: Il problema in realtà è che ne abbiamo anche troppe. Poi considera che quando sei in tour fai trasferimenti che durano tantissimo, come quello che abbiamo fatto ieri da Amsterdam e ti permettono di discutere e pensare un sacco. Nascono tantissime idee. Abbiamo ad esempio deciso, in un futuro, ma comunque in un futuro molto prossimo, di valorizzare le canzoni pi√π belle che sono state scritte in Italia 40-50 anni fa. Ci piacerebbe fare un doppio album di cover, magari in vinile, con Valentina e Kathy dei Fanfarlo, e questo è il nostro progetto più immediato. Abbiamo già deciso che al rientro dopo il tour negli USA ci metteremo in studio a registrare. Abbiamo già in mente una ventina di pezzi ma se ne aggiungeranno sicuramente almeno altri 1000, che purtroppo dovremo scremare. Poi ovviamente c’è il prossimo album di Lilies on Mars per cui abbiamo già dei pezzi pronti per essere registrati e a cui non vediamo l’ora di iniziare a lavorare.

Intervista a cura di Pucc

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