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Intervista Acid Muffin

Vengono dalla Capitale: sono gli Acid Muffin, trio alternative-rock con la fascinazione per il grunge classico di Nirvana, Alice In Chains, Pearl Jam e Stone Temple Pilots.

Formatasi nel 2010 e composta da Marco Pasqualucci (voce e chitarra), Matteo Bassi (basso) e Andrea Latini (batteria), la band ha recentemente pubblicato il suo primo Ep ufficiale “Nameless”, registrato dal celebre producer britannico Steve Lyon (Depeche Mode, Cure, Paul McCartney, Suzanne Vega), da cui è stato estratto il singolo “Around The Hole”.
Dopo una lunga serie di date nella nostra Penisola, il 15 maggio è attesa l’uscita del nuovissimo video “Just Another Way”.

Ciao ragazzi. Come state?

Ciao, tutto ok, Renzi a parte…


dunque….proviamo a definire gli Acid Muffin con tre aggettivi innanzitutto. Sinceri, dinamici, potenti.

Il vostro ultimo disco "Nameless" è uscito già da qualche mese e ha ricevuto numerose recensioni positive; quali sono le vostre tematiche principali? Su cosa ponete la vostra attenzione in primis?
I testi delle nostre canzoni possono essere istantanee di avvenimenti, proprio come fotografie, piuttosto che sensazioni intime, percepite e trasposte su carta. C’è una profonda ricerca introspettiva così come un semplice punto di vista.


Mi è piaciuto in particolare il pimo singolo estratto, "Around the Hole". Cosa state cercando di dirci con questo testo? Siate pure diretti.

Per quanto ci riguarda la musica è raccontare ciò che succede dentro e fuori di noi. In particolar modo Around the Hole racchiude in sè una riflessione ben definita sulle condizioni della società attuale e la loro conseguente ripercussione nella vita di tutti i giorni. La musica è arricchita da un testo che denuncia l’impossibilità quotidiana di fermarsi anche solo per un attimo a pensare con tranquillità, dato che tutto si muove caoticamente e troppo in fretta, pur restando in realtà fermo. Questo è il buco, e tutti noi continuiamo a girarci intorno.


Ho un po’ paura nel porvi la prossima domanda ma ve la farò. Come nasce il vostro nome?

Avevamo bisogno di un nome in grado di rispecchiare il nostro stile musicale, che a detta di molti risulta decisamente ‘’made in U.S.A.’’, così abbiamo pensato a ‘’muffin’’, tipico dolcetto americano. Per distinguerlo dai muffin tradizionali doveva però avere un sapore diverso, doveva essere in qualche modo contaminato, come la nostra musica, così abbiamo deciso ‘’Acid Muffin’’. Un muffin acido, difficilmente lo trovi in confezioni da sei…


C’e’ molta psichedelia in casa Acid? ….(già la domanda sembra presumere una risposta affermativa…ahahha)

Decisamente, in particolar modo durante il processo creativo… adoriamo sperimentare e contaminare, sono caratteristiche che contraddistinguono la nostra musica.


Siete oggettivamente dei grungiaioli ….chi sono i vostri padri fondatori, coloro che vi hanno affascinato maggiormente di tutto il filone anni ’90?

Ok, in verità non ci aspettavamo che la nostra musica venisse accostata in questo modo al Grunge ma, a giudicare da quello che stanno scrivendo riviste e webzine nelle recensioni dedicate al nostro EP, l’impressione è che non sia mai morto. E’ chiaro, la musica che abbiamo sempre ascoltato ha certamente influenzato le nostre origini musicali ma, per quanto ci riguarda, abbiamo imboccato già da tempo una direzione tutta nostra e continueremo a muoverci con la consapevolezza di avere ancora molto altro da dire. Detto ciò, le band che più ci hanno ispirato sono sicuramente gli Stone Temple Pilots, gli Alice In Chains, i Nirvana, i Bush, i Soundgarden, i Foo Fighters e i Pearl Jam.


Raccontateci la vostra esperienza al fianco di una grande producer come Steve Lyon.

Prima di cominciare le registrazioni ci siamo incontrati più volte con Steve per pianificare il lavoro e fargli capire le nostre intenzioni. Come poi ci ha rivelato, non si aspettava un atteggiamento così professionale da parte nostra. Arrivati in studio, abbiamo passato la prima giornata a sistemare la strumentazione e a studiare i suoni. Risolti vari problemi tecnici di sorta, eravamo pronti per cominciare le registrazioni così, il giorno seguente, abbiamo eseguito i cinque brani una prima volta e riascoltandoli ci siamo resi conto che le riprese di ogni brano erano ottime, quindi non c’era bisogno di suonarli nuovamente. Puntavamo esattamente a questo e alla fine siamo riusciti a stupire Steve, che continuava a complimentarsi con noi per la determinazione dimostrata in studio.


Quale è stato il suo apporto principale quindi? Umano o artistico?


Per sintetizzare al massimo, ecco una frase di Steve che ci è rimasta davvero impressa sia a livello umano che artistico: ‘’TI DEVE FARI CULO!’’ (ovviamente con accento inglese…)


Cosa state ascoltando in questo periodo? Ci sono band nostrane che vi gustano?

Ascoltiamo veramente di tutto, in particolare ora ci stiamo dedicando all’ascolto di tutte le band che danno vita alla scena underground romana, a nostro avviso sono decisamente più interessanti di tutto ciò che propone il mainstream. Ci teniamo a citare alcune di queste band, con le quali stiamo cercando di creare un movimento indipendente, supportandoci a vicenda e organizzando eventi dove condividere lo stesso palco: Gli Artefici, Electrical Grace, Enloveski, Cigarettes For My Dolls, Dove I Pesci Affogano, Black In Technicolor, Too Left To Be Right, Uncovered For Revenge, Witches Of Doom, Veem, Smoking Tomatoes, Hydra, Red Light District.


Ho visto anche che avete suonato abbastanza nell’ ultimo periodo. Cosa dobbiamo aspettarci da una vostra esibizione live?

Puntiamo decisamente su impatto sonoro e presenza scenica quando ci troviamo su un palco. Abbiamo dedicato davvero molto tempo alla ricerca di un sound che risultasse pulito, dinamico e potente, da proporre durante le nostre esibizioni dal vivo.


Roma capitale, anche delle musica? Parlateci dei pregi e difetti della Roma Rock.

Purtroppo la situazione a Roma lascia a desiderare, i locali dove proporre performance dal vivo sono in linea di massima tutti sulla stessa media. L’acustica e gli impianti audio, dei quali dispone la maggior parte di questi, non sono di buona qualità, di conseguenza le band che vi si esibiscono sono decisamente penalizzate.


E adesso, se non erro, c’e’ un nuovo video in arrivo ragazzi…..dico bene?

Esatto, è in arrivo il video di ‘’Just Another Way’’, secondo singolo estratto dal nostro EP ‘’Nameless’’, prodotto dalla ‘’Timeless Production’’, che per la precisione uscirà il 15 Maggio. Non vi anticipiamo nulla, se siete curiosi potete trovare sin da ora una breve anteprima su You Tube seguendo questo link. Approfittiamo di questa intervista per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo videoclip:

Ieri era Primo Maggio, festa del Lavoro che non c’e’. Avete qualcosa da dire al riguardo?
In realtà non è il lavoro a mancare, quello che manca sono le condizioni (che il governo non agevola) per poter lavorare. Questo favorisce disoccupazione e lavoro in nero.

Cos’e’ che vi fa impazzire di questo lavoro? Cosa vi spinge a continuare? E cos’è invece che vi fa più incazzare di questo ambiente e che vorreste cambiare?
Riuscire a trasmettere una sensazione a coloro che ascoltano la nostra musica è ciò che ci fa impazzire e ci spinge a continuare in questo lavoro (ok, anche le ragazze che ci aspettano fuori dai locali, dopo le esibizioni dal vivo, contribuiscono ad aumentare la spinta…), mentre ciò che ci fa veramente incazzare è la situazione di quello che viene definito ‘’panorama musicale italiano’’: noi siamo convinti che ci sia bisogno di noi e di band con le nostre stesse intenzioni, perchè in quello che facciamo c’è sentimento, c’è passione, c’è libertà. Noi e tutte le altre band dell’underground siamo in realtà una parte cospicua del panorama Italiano, tutto ciò che ci propinano televisione e radio è solo l’altra parte più affermata, molto più affermata. Perchè mentre a quelli come noi viene dato da sempre uno spazio goffamente esiguo per poter esprimere le nostre potenzialità e farle diventare concreta alternativa musicale, l’industria delle canzonette è spinta a forza nelle teste degli Italiani da tempo immemorabile.

Intervista a cura di Frank Lavorino

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