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A Perfect Day – The Deafening Silence

Quando il melodico si mescola a un perfetto sound heavy-rock dell’epoca post grunge, per poi trasformarsi in alternative melodic-metal (il tutto in “solo” 11 tracce) non si può che restare a bocca aperta (e orecchie ben tese) per l’ottimo lavoro.

Il chitarrista Andrea Cantarelli, membro e cofondatore dei Labyrinth, decide così di lasciarsi alle spalle il power metal per lanciarsi in qualcosa del tutto diverso, ma forse con una marcia in più. Nascono così nel 2011 gli A Perfect Day che, dopo aver lanciato il singolo “In The Name Of God” (e relativo video al seguito), sono pronti per l’uscita del primo full-length album intitolato The Deafening Silence, prevista per il 18 marzo 2016.
Prodotto in collaborazione con Giovanni “Meniak” Nebbia, coproduttore dei Labyrinth e descritto come “il quinto membro della band”, il platter si presenta con una soft intro che va a spianare il campo a ciò che sbalordirà poi.
Si parte con una grande “A New Dawn”, dove i primi riff di una sei corde di stampo metal caricano subito il pezzo di energia che va poi a mescolarsi alla voce limpida e chiara di Marco Baruffetti che da’ al pezzo quel tocco melodico che ci accompagnerà poi per tutto il percorso. Un accenno di synth e si passa a “My Lonely Island”, che ricorda molto una delle ballad dei Coldrain, ma dove la voce di Andrea rimane la protagonista della scena. Magica!
“The Age Of Innocence” mantiene alto il timbro melodico della band, ma senza cadere mai nel mieloso che stanca. Ed ecco che arriviamo a “In The Name of God”, già singolo indiscusso e biglietto da visita degli APD, un brano che si colloca in una delle mille sfaccettature dell’alternative-metal con venature soft che lasciano il segno.
Si passa per le vie contorte di “Before Your Eyes” per poi fare una sosta con il pezzo che da’ il nome all’album “The Deafening Silence”, un insieme di toccanti liriche (e anche qui non si riesce a non rimanere sbigottiti dalla voce di Marco) e una melodia dove tutti gli strumenti sono parte integrante, fondendosi perfettamente l’uno con l’altro e regalando emozioni forti. Le tracce che seguono sono prettamente melodiche, ma nel finale, spettante a “Turning Back To You”, la chitarra di Andrea torna in primo piano, spaziando da un inizio quasi a richiamare un finger-style per tuffarsi poi in un assolo alla Steve Stevens di Top Gun Anthem e ritornare sulle power-chords più rock, ma senza mai abbandonare il tono melodico.

Traccia dopo traccia, ci si rende conto di quanta passione e duro lavoro gli APD abbiano impiegato per regalarci questo capolavoro di unicità nel suo genere, con sonorità a volte aggressive dai toni heavy ma smorzate da un cantato che fa rientrare la band anche nel calderone dell’hard rock, ma senza deludere le aspettative. Alta la bandiera tricolore quindi, qui non si scherza! Ottimo lavoro!

01. Intro: The Silent Prayer
02. A New Dawn
03. My Lonely Island
04. The Age Of Innocence
05. In The Name of God
06. Before Your Eyes
07. The Deafening Silence
08. Angel
09. Mission: Annihilation
10. The Fooling Glass
11. Turning Back To You

Recensione a cura di: Tatiana Granata

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