Secondo EP per Giovanni Bruni Zani, in arte Mulai, in arrivo a pochi mesi di distanza da Something for Someone, EP d’esordio del giovane artista bresciano, che a gennaio aveva già ottenuto un buon riscontro. Glue si presenta come il secondo capitolo di una saga: la storia è diversa, ma la continuità che fa da collante con quanto intavolato nel lavoro precedente ne rivela la coerenza propositiva verso una direzione musicale dai colori variegati e allo stesso tempo sfumati insieme in maniera armonica.
Mulai ha bene in mente il percorso che vuole intraprendere, e lo fa autoproducendosi un lavoro di sostanza, in cui si fondono morbide linee di pop elettronico e virate di dubsteb con inflessioni trip-hop, racchiudendo distensioni house e ritmi sincopati glitch. Le sei tracce che compongono il disco sono un continuo gioco di missaggi e suoni affettati tra riverberi e pitch shift, in un turbinio di sinterizzazioni vocali e power noise. Il suono, in tutte le sue declinazioni, è dunque il protagonista di questo album e questo si evince anche dalla presenza di brani in cui non compaiono affatto parti cantate, se non parole sussurrate o raccolte in contesti anche non musicali (come nel caso di “Elephant” e “Secret Garden”). Particolarmente convincente risulta il pezzo che attribuisce il nome all’album, inaugurandone la tracklist: “Glue”, singolo estratto per anticipare l’uscita dell’EP, corredato da un video che è un viaggio cartoonizzato al centro del corpo umano. Già in apertura, Mulai ci dà un’infarinatura indicativa del resto della scaletta, incastrando morbidezze e spigolosità sonore con un incipit da breackbeat alla Prodigy, ma spostandosi quasi immediatamente verso un’elettronica di ascendenza nipponica new age, per chiudersi in atmosfere house.
Nel complesso, il lavoro risulta ben assemblato e crea ambientazioni che ne rendono l’ascolto piacevole. Prossimo passo un LP?
01. Glue
02. Shoelaces
03. Water & concrete
04. Secret garden
05. Elephant
06. I’m on Mars
a cura di: Francesca Mastracci
