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Oggi vi parliamo di un libro: Una Cosa Spirituale di Vasco Brondi

Qual e il rapporto che sussiste tra arte e creatività? Ispirazione e quel qualcosa che sentiamo di avere dentro e che ci spinge a connetterci gli uni agli altri (o anche semplicemente a connetterci con noi stessi)? È da queste riflessioni che parte il viaggio di scoperta e consapevolezza su cui si dirama Una Cosa Spirituale: Non Fare Niente e Altre Forme D’Arte, l’ultimo libro di Vasco Brondi, uscito lo scorso aprile per Einaudi .

Normalmente su questi schermi si parla di dischi, concerti, rassegne; ma stavolta volevamo ampliare la prospettiva e guardare la materia musicale sotto un’altra ottica, l’ottica attenta e gentile delle riflessioni di Vasco Brondi, che conosciamo principalmente per essere un cantautore ed aver dato forma a quella che è stata una delle realtà più sorprendenti degli anni Zero nel panorama della musica indipendente Italiana (ovvero Le Luci Della Centrale Elettrica).

In questo libricino (uso il diminutivo per mole e non per sostanza), Brondi ci parla del percorso che lo ha portato, ad un certo punto della sua vita, a far crollare il confine che aveva sempre frapposto tra il suo “lavoro con le canzoni” e un lavoro altrettanto necessario che stava facendo dentro se stesso attraverso pratiche di conoscimento e spiritualità. E come, una volta crollata ogni resistenza, sia giunto alla presa di coscienza che arte e spiritualità siano semplicemente le due facce della stessa medaglia.

Ringrazia i i Maestri imprescindibili che lo hanno accompagnato a formulare questo sentimento di se e li nomina uno ad uno in un fitto intreccio intertestuale e citazionistico che li lega a filo stretto. Leonard Cohen, Nick Cave, Lou Reed, e ancora Fellini, Murakami, Marina Abramovich, Luigi Ghirri, il Dalai Lama, i CCCP (protagonisti di un simpatico aneddoto sulla città di Carpi).

Gli artisti con cui sono cresciuto erano cacciatori magici, la loro vita un rito sacrificale, come la vita di tutti noi che cerchiamo di lasciarci dietro una scia luminosa. Lasciarci dietro la coda di una cometa mentre scendiamo dalle stelle, mentre precipitiamo e non ci sono pareti a cui aggrapparsi, ma neanche un pavimento contro cui scontrar-si. E precipitando mi hanno insegnato – senza voler insegnare niente a nessuno – che è possibile trasformare le cose del mondo, le tragedie e la felicità, gli oggetti utili, quelli inutili, e tutto questo transito terrestre in una cosa spirituale.

Una cosa di spirituale prende il titolo da una canzone incisa nell’album Costellazioni (2014) e si allaccia a una citazione di Geoge Harrison che viene riportata in epigrafe.

Stavolta ci sembrava bello consigliarvi un libro, anziché un disco, per riportare la centralità della musica su riflessioni verticali, piuttosto che una ricerca che costantemente si spiana sul becero materialismo dei numeri e delle piattaforme. Perché creare musica (o l’arte tout court) è in fondo una forma di restituzione di tutto quello che abbiamo sedimentato in noi e di tutto quello che sedimenteremo nel mondo.

Grazie Vasco e, per chi lo vorrà, buona lettura.

 

Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci