Voce, chitarra e batteria. Ecco a voi, da Padova, i Green Green Artichokes, un duo folk, quasi rock, alle prese con il primo disco dal titolo “Treasure Hunt”. La scelta di genere, il folk, trae origine più da una tradizione estera che prettamente italiana. Anche la scelta di cantare in inglese è un evidente sintomo delle ispirazioni musicali di Paolo Fabbri Colabich e Stefano Pavanati. L’Album si compone di dodici brani, abbastanza lunghi, noioselli ed un po’ piatti.
In generale, l’intero lavoro appare poco brillante.
Suonano con timida pesantezza anche ciò che potrebbe “funzionare” in maniera spensierata.
A livello di arrangiamenti appaiono poco curati nella struttura generale dei brani e l’ intonazione non è sempre al top. In ogni brano arriva una certa dose di insicurezza vocale che, siamo ottimisti, migliorerà di album in album. Il timbro c’è. Ma non basta. Serve anche altro.
I Green Green Artichokes sembrano quasi timorosi di mostrare le loro vere intenzioni al pubblico.
La nostra impressione finale è che forse non hanno ancora individuato la loro vera strada. O forse è proprio questa.
Il tempo farà da testimone unico. Al momento, non convincono.
01. Be an alien
02. Animal
03. The devil’s place
04. Not for glory
05. Birds of paper
06. I’ve seen
07. Every step
08. Schizzo
09. She is she
10. Something better
11. Jenny
12. A bottle in the sea
a cura di: Laura & Max – Mind the Sound!
