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Grand Détour – Tripalium

Raccogliere le provocazioni, le relazioni generiche nei rapporti fra il contesto e la creazione artistica. È dura creare un album del genere. Specialmente poi se arriva da un luogo nel quale il mio primo pensiero corre fra le massime espressioni a cavallo fra l’ottocento ed il secolo breve. Ravel, maestro delle sofisticatezze rese tema, mostrò al mondo la raffinatezza della ripetizione, la sostanziale differenza fra ciò che annoia e ciò che esalta; la forza delle passioni.

Tripalium è un buon disco (disponibile praticamente in ogni formato. Non chiedetemi però perché dovrei ascoltarlo su cassetta perché davvero non riesco a capirlo) post rock in odore math. Non è il lavoro del secolo. Non vi assicuro che passerete mesi ad ascoltarlo. È semplicemente un progetto più umile di quello che vuole sembrare. L’approccio dev’essere sincero e semplice, come quando si ascoltano le opere più note di Ravel; via le sofisticatezze accademiche e gli arzigogoli. È il proletario vestito, consapevolmente, da borghese. Arrovellarsi nel cercare nel lavoro tematiche ontologiche è un turpe esercizio di presunzione, in quanto la creazione sembra essere figlia del genio più romantico, esercizio di necessità prima che di stile.

I molteplici frammenti che compongono il cd sono domati e distrutti rapidamente, senza soluzione di continuità.Tripalium è il contenitore di molteplici idee ,forse un po’ sparpagliate, a volte confuse, non sempre messe a fuoco ma pregne del colore ideale di un approccio giusto e tormentato.

01. Demi-chaîne
02. Trabajo Y Arrebato
03. Révolte En Solde
04. Les Deux Pieds Dans Le Vide
05. L’entre Deux Mers
06. Arbeit Und Rhythmus
07. Hayekeynes
08. En Bon Père De Famille
09. La Pénibilité Et La Crass

Recensione a cura di: Cesare Di Flaviano

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