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Violent Femme – Hotel Last Resort

Quando sei un ragazzino la musica ti può folgorare, e diventare una dolce condanna. Non parlo di quella spinta a imbracciare uno strumento e andare in sala prove, ma di quello stramaledetto momento in cui qualcuno ti mette su un disco e la tua vita cambia per sempre. Non puoi tornare indietro, e la fame di ascoltare diventa famelica.

Ti troverai isolato, alla disperata ricerca di qualcuno che come te non vuole soffocare in quella merda inascoltabile che tutti gli altri chiamano musica. Le Scuole Medie saranno un incubo, le superiori non tanto meglio ma almeno sarete in tre. Gli altri penseranno che siete sfigati ad andare in giro con CD e 33giri, ma voi lo sapete che mentre loro si fanno le pippe su pornhub, voi ve le farete ascoltando Blister In The Sun.

Questo sono stati i Violent Femmes per molti ragazzini, nel lontano 1983. I richiami ai Velvet Underground, la poetica cruda, l’impeto Punk e quell’aspetto Party Band che solo i Modern Lovers erano stati capaci di raccontare, rendono il loro primo disco un capolavoro assoluto. Irripetibile. Un disco ancora oggi perfetto e imprescindibile, quasi a comporre un capitolo del Vecchio Testamento del Rock’n’roll.

Per fortuna, Gordon Gano e i suoi due compari Brian Ritchie e Victor De Lorenzo non hanno mai mollato. Per fortuna loro intendo.

Per voi un po’ meno. Per me una tragedia. Dover recensire un disco come Last Hotel Resort è doloroso.

Fin dalle prime note riconosci che tre sapienti musicisti hanno gli strumenti ben caldi, turgidi e oliati. I suoni sono quelli di sempre, la voce di Gano ha la solita da ganzo, e la sua raffinatezza nelle parole sembra molto cresciuta. Insomma cazzo, sono i Violent Femmes.

Ma non c’è un pezzo. Nemmeno uno che valga la pena. Linee melodiche inconsistenti, strofe prive di mordente nonostante la band sotto si esprima solida e perfetta. Anche la poetica dei testi sembra consapevole, con quel tocco di vita vissuta che rende un immaginario newyorkese dai sapori stilizzati. Pop Art. Art Pop.

Ma niente, le linee vocali di Gano sono trascinate e cadenzate in modo così regolare da diventare noioso. E così ogni brano si perde senza lasciare traccia, se non un dolore nell’anima di chi ha amato questa band guardandola oggi navigare nel limbo del vuoto creativo.

Ci sono tre strade per una band: ripetere se stessa con l’entusiasmo delle prime volte, evolversi esplorando territori diversi, oppure smettere. Violent Femmes in questo disco non percorrono nessuna delle tre, restano lì a copiare se stessi, un sound che sanno fare magistralmente ma apparentemente senza entusiasmo, forse più per un urgenza poetica che musicale. Non convincono ne tantomeno disgustano, restano lì quasi anonimi. I Violent Femmes. Sembra impossibile.

Da ascoltare quando l’acquazzone infuria.

 

Tracklist:

  1. Another Chorus
  2. I Get What I Want
  3. I’m Nothing
  4. Adam Was A Man
  5. Not Ok
  6. Hotel Last Resort
  7. Everlasting You
  8. It’s All Or Nothing
  9. I’m Not Gonna Cry
  10. This Free Ride
  11. Paris To Sleep
  12. Sleepin” At The Meeting
  13. God Bless America

 

A cura di: ffgallarati

 

 

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata