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Patti Smith Quartet - Circo Massimo (Roma), 27.07.2026

a cura di Sara Fabrizi

credits cover: Emanuela Vh. Bonetti


"Because the night belongs to Rome" e non poteva essere diversamente.

In una sera calda afosa di fine luglio, con la luna pressoché piena e le vibes di eternità che mi investono ogni qualvolta calco la terra del Circo Massimo, Patti Smith ci ha regalato la sua performance unica di rock, poesia e ribellione. In gran spolvero, più se stessa che mai nella sua divisa di giacca, gilet, camicia, jeans, anfibi, aggira i suoi quasi 80 anni e ci porta in viaggio con i suoi pezzi storici, con qualche racconto sul making of di alcuni brani, con qualche aneddoto personale e intimo, con una cover inaspettata e magica, con moniti e raccomandazioni che potrebbero essere quelli di una mamma/attivista: "Bevete molta acqua quando tornate a casa!" "Fate sentire sempre la vostra voce!".

Mala tempora currunt, e lo sa bene Patty che invita a non smettere mai di ribellarsi ad "ogni fottuta guerra". Perchè un suo concerto non può non essere politico.

È "Dancing Barefoot" ad aprire le danze, seguita da "Redondo Beach" e da "Revenge". Poi inizia a parlare, a riflettere sulla difficilissima situazione mondiale e introduce "Ghost Dance". Quindi, sorpresona, decide di dedicare un brano speciale a noi pubblico. La canzone in questione è "Crystal Ship" di The Doors, ballad quasi sussurrata che restituisce la dolcezza dell'originale. E deve essere forte il filo che lega Patti a Jim Morrison, come ci fa intendere dal suo immediatamente successivo racconto sulla scrittura di "Break It Up" che venne fuori proprio da un suo sogno in cui c'era il compianto leader dei Doors.

Il suo è un concerto che ci porta in giro, fuori dall'hic et nunc attraverso suggestioni e narrazioni. Ma è anche un concerto generoso dove lei valorizza moltissimo i suoi musicisti, guarda teneramente il figlio e la figlia avuti dal suo grande amore Fred Sonic Smith che sono parte integrante della band, si eclissa ogni tanto perchè siano loro a portare avanti lo show. Toccante il momento in cui Tony Shanahan canta un brano di George Harrison, "Isn't A Pity".

Poi il sacro fuoco del Rock prende il sopravvento, l'atmosfera si scalda, lei finalmente si leva la giacca, noi non resistiamo più seduti nei nostri posti, ci alziamo, teniamo il ritmo con le mani, balliamo. Lei si lancia in una versione scatenatissima di "Because the Night", poi "Land/Horses" e "Gloria", quanta bellezza. Noi impazziamo con lei. Chiude con un classico "People Have the Power", che sprigiona la sua energia sempre nuova, sempre travolgente, sempre attuale, fino ad una vera e propria imprecazione contro tutte le maledette e fottute guerre.

Patti, eravamo in tantissimi e la pensiamo come te. Grazie per questa serata di musica, condivisione e di appelli per un mondo più giusto, ce ne sarà per sempre fortemente bisogno.

Immagine che rappresenta l'autore: staff

Autore:

staff