credits immagine in copertina: Sara Tosi (gallery completa qui)
Si è conclusa la seconda settimana di Ferrara Sotto Le Stelle, ospitata nella Delizia Estense di Benvignante nel comune di Argenta. Proprio la scelta della location, un antico castello rinascimentale isolato nella pianura ferrarese, rappresenta una presa di posizione degna di nota da parte della direzione. I festival, soprattutto quelli organizzati fuori dai grandi centri, hanno un compito ancora più cruciale nella valorizzazione del territorio: difficilmente persone da tutta Italia, se non dall'estero, si ritroverebbero in posti come Argenta e il suo antico castello se non fosse per eventi di richiamo, organizzati sempre con cura e rispetto da uno staff appassionato e competente.
Detto ciò, ecco un resoconto di cosa è successo alla corte estense di Argenta per la chiusura della trentesima edizione di Ferrara Sotto Le Stelle:
Giorno 4: Kings of Convenience + Naomi Berrill
Un gruppo notevole di persone popola i campi di Benvignante in un insospettabile martedì sera, persone provenienti da ogni dove: idiomi francesi, inglesi e tedeschi si possono udire tra il pubblico dei Kings of Convenience, oltre al colorito mondo degli accenti e dei dialetti italiani.
A scaldare il pubblico è la violoncellista irlandese (e fiorentina d'adozione) Naomi Berrill, già turnista con i KOG e impegnata in un doppio turno che la vede esibirsi in cover e brani propri, dando prova del suo grande talento musicale alternando violoncello, chitarra e fisarmonica, oltre a cantare benissimo. Sul palco la raggiunge anche Davide Bartolini, contrabbassista e produttore storico dei KOG, reggiano trapiantato a Bergen. Non è un mistero che il duo norvegese sia molto amato nel Bel Paese: Erlend Øye ormai è di casa ed è stato a Ferrara già nel 2025 con La Comitiva, e ha spesso parlato in italiano durante il concerto, mentre il collega Eirik Glambek Bøe ha ricordato con emozione le sessioni di registrazione a Rubiera, nel reggiano, e ha dedicato "Gold in the Air of Summer" alla nebbia padana.

Sul palco la band di Bergen alterna momenti in duo a brani con trio di archi: oltre ai già citati Naomi Berrill e Davide Bartolini si unisce il violista Tobias Hett, collaboratore storico la cui viola popola le registrazioni di tutti i loro brani più amati, da "Misread" a "I'd Rather Dance With You". Il pubblico è numeroso ed entusiasta, e l'atmosfera è estremamente rilassata e amichevole: i musicisti sembrano trovarsi molto bene nelle pianure ferraresi, accolti da un pubblico così colorato, ed Erlend non manca di fare spesso battute con il pubblico, fino a lanciarsi in un ballo spensierato nella già citata "I'd Rather Dance With You". Il gruppo chiude con una jam che li vede mescolare alla propria musica anche "I Was Made for Lovin' You" dei Kiss e "Hit the Road Jack".
Giorno 5: Marlene Kuntz + Loren
La quinta giornata del festival è dedicata all'operazione nostalgia: il tour del ventennale de "Il Vile" dei Marlene Kuntz. Non erano annunciati in cartellone, ma i toscani Loren, colleghi di booking della band di Cuneo, aprono il concerto proponendo un repertorio pop rock di scuola cremoniniana di discreta fattura, che lascia tuttavia interdetto il pubblico dei Marlene, abituato a tutt'altre sonorità. Da apprezzare, se non altro, il coraggio di portare la propria musica davanti a un pubblico "sbagliato".

I Marlene salgono sul palco facendosi desiderare, tra le proteste del pubblico storico ormai non più abituato a certi orari. Ma alle prime note di "3 di 3" tutto torna al suo posto: sono proprio loro. Per chi, come me, non ha vissuto quel periodo, è stato strano riviverlo con questa operazione nostalgia: ritrovarsi insieme a chi era giovane allora a cantare gli stessi pezzi mi ha fatto sentire sospeso nel tempo in qualche modo, facendomi apprezzare ancora di più la natura immateriale, e quindi atemporale, della musica. Il frontman Cristiano Godano è di poche parole, aspetta di esaurire tutte le canzoni (meno una) dell'album del '96, più una doverosa "Sonica", prima di sbottonarsi in discorsi di ringraziamento e celebrazioni. Un po' freddo, forse, ma il pubblico dei Marlene credo sia abituato alla sua personalità. Al di là di questo, la band si dimostra in formissima ("Lo sappiamo", dice Cristiano a un fan che gli ha rivolto lo stesso complimento), mostrando un'energia travolgente e intensa dalla prima all'ultima canzone.
Il quartetto piemontese chiude il set con "Festa Mesta", uno dei brani più amati e riusciti della loro discografia, ma con gran delusione del sottoscritto nessuno ha iniziato un pogo, lasciandomi addosso una fastidiosa sensazione di coitus interruptus. La band torna sul palco per riprendersi la sua "Lieve", resa famosa dai CSI all'inizio della loro carriera, come a ribadire il valore della band.
Giorno 3: Les Négresses Vertes
Chiudono la trentesima edizione di Ferrara Sotto le Stelle Les Négresses Vertes, storica band folk francese, famosa in Italia per il loro album "Mlah" del 1988. Non stupisce, in questo caso, la presenza di un pubblico francofono all'interno del cortile estense.

Assieme al concerto dei The Notwist, è sicuramente il concerto con il pubblico più adulto, ma ironicamente è anche quello in cui ho visto più gente saltare e ballare: l'energia travolgente e la simpatia del gruppo francese si sono dimostrate irresistibili sin dai primi pezzi, e il ritmo è rimasto alto per tutta la durata del concerto. Io stesso sono rimasto stupito dall'energia del quintetto francese, e l'ho trovata un'insospettabile e degna conclusione di questa trentesima edizione del festival. La base folk dei brani si alterna a momenti punk, gipsy e addirittura techno, reminiscenze della collaborazione della band con Howie B. Da segnalare che, tra le band che si sono esibite in questa location, sono stati gli unici a nominare e ringraziare Argenta invece di Ferrara.
