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Sun Kil Moon – Universal Themes

Qualsiasi artista “normale”, dopo aver vissuto anni in cui la propria musica non è uscita da ambiti strettamente alternative e underground, che riesce improvvisamente con un album a conoscere il successo internazionale si accosterebbe al lavoro successivo con un qualche timore. Mark Kozelek tuttavia non è un artista “normale”. Personaggio sui generis, introverso e scontroso, si è nel corso del tempo costruito una propria dimensione compositiva riconoscibile.

Tale dimensione, fatta di narrazioni dei piccoli/grandi eventi della quotidianità personale, ha trovato in Benji, l’album del 2014, la quadra perfetta con le atmosfere eteree sad-folk che fanno da cornice al racconto. Questo Universal Themes, uscito a brevissima distanza dal precedente, ne ripropone formule e atmosfere. Queste ultime, però, si fanno ancor più rarefatte, i tempi si dilatano e le narrazione diventa possibilmente ancor più ossessiva. Seppur confermando questa sorta di personalissimo diario musicato, la scelta di intitolare queste micro-narrazioni “Universal Themes” sembra voler restituire valore ad ogni evento della nostra quotidianità. Un modo per dimostrare che anche il più piccolo gesto può avere dignità poetica.

La distanza temporale che intercorre tra i due dischi (la più breve a firma Sun Kil Moon) fa somigliare Universal Themes ad una sorta di disco di outtakes di Benji. Una raccolta di b-side, di brani che non avevano trovato posto nel lavoro precedente. La carica narrativa è sì rimasta uguale, ma è forse diventata ridondante rischiando di sommergere e far passare in secondo piano le atmosfere musicali che si fanno ancor meno lineari e più improvvise. Quasi a voler ancor di più sottolineare il racconto come susseguirsi di istantanee di momenti vissuti ma anche sconnessi tra loro.  Sembra giocare particolarmente sull’immagine di sé Mark Kozelek. Questa sorta di santone oscuro cui piace creare immagini meditative in cui poter scaricare la propria vena verbale. Il progetto Sun Kil Moon pare vivere su un filo, se troppo concentrata sulla figura egocentrica e schizofrenica di Mark Kozelek non esiterà a venire riassorbita nel magma musicale odierno, se supererà questa tendenza è possibile che continuerà ad emozionare il pubblico come fatto fino ad ora.

01. The Possum
02. Birds Of Flims
03. With A Sort Of Grace I Walked To The Bathroom To Cry
04. Garden Of Lavender
05. Cry Me A River Williamsburg Sleeve Tattoo Blues
06. Ali/Spinks 2
07. Little Rascals
08. This Is My First Day And I’m Indian And I Work at A Gas Station

Recensione a cura di: Captain Eloi

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