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Manges – All is Well

Tracklist:

01. Crocodile In My Head
02. My Bad
03. Plan Honolulu
04. Love Is A Disease
05. Panic At The Ice Rink
06. Don’t Screw Up The Formula
07. Don’t Bet On Me
08. I Tried To Die Young
09. Topolinia
10. Secret Agent Super Dragon
11. I Just Wanna Make You Cry
12. Lone Commando (All Is Well)

Comincio questa recensione così: in un qualunque pomeriggio agostano di un anno fa, ripescai una pila di foto della mia infanzia, e tra le cose riscontrai un mio atavico amore per le Converse, avendone addosso un paio, prima solo di sentire anche una volta sola nella vita la parola “Punk” o “Ramones”. Ebbene postai su Facebook questa foto di me al mare di me a dieci anni con una maglietta a righe bianche e blu e le anzidette scarpe. La foto prese qualcosa come addirittura ben, ma ben otto mi piace.

E scrissi “a dieci anni non lo sapevo, ma ero uno dei Manges”. Per dare logicità a questa introduzione, il mio aggrappo logico sta nello scrivervi che io all’epoca in assoluta incosapevolezza non sapevo di avere una certa attitudine, eppure l’avevo. Pensando ai Manges la prima parola che mi viene in mente è proprio questa: attitudine. Quante band, pseudomusicisti, ma fossero pure DJ, o fautori di musica elettronica, possono fieramente portare avanti nel mondo una identità consapevole e precisa, riconosciuta con rispetto all’estero come loro? Bastano le dita di una mano per contarle, magari anche perché non sono ferratissimo in alcuni generi. Se esistessero anche venti band come loro, con un seguito come il loro, quantomeno musicalmente parlando questo paese non sarebbe quello che tristemente è.
Per entrare nello specifico di questo disco, anche in questo caso non si toppa, perché questa formula potrebbe andare avanti per cent’anni e piacere all’infinito. Si suona compatti e secchi fino all’ultima canzone. Coerenti nel tum pa tum pa. Scorrevoli nella melodia. In modo riuscito come sempre. Non mi sento di segnalare una canzone sopra un’altra perché ritengo ogni disco così vada concepito nell’insieme. Va fatto presente rispetto ai lavori precedenti un mix tra tematiche “serie” e altre più distese e scanzonate, aspetti propri di lavori precedenti.

A livello di produzione c’è una certa variazione dei suoni, le chitarre calano leggermente di distorsione, uscendo leggermente fuori dai canoni sonori del genere 1,2,3,4. Per mio parere personale tale differenza rispetto al passato è un aspetto che non cambia la valutazione positiva d’insieme. Pollice su.

Recensore: Alessandro Piccaluga

Autore:

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