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Intervista Giulia Delprato

Raggiungiamo Giulia Delprato, fotografa ufficiale di Heroes, per scambiare quattro chiacchiere con lei.

Ciao Giulia e benvenuta su Ondalternativa! Ti chiediamo una piccola autobiografia per presentarti.
Ciao Ondalternativa, sono Giulia, ho venutuno anni, studio filosofia, scrivo a tempo perso, suono male la chitarra, faccio le foto ai concerti e mi piacciono molto gli elenchi…
Scatto più o meno da quando avevo diciassette anni in seguito a un’illuminazione improvvisa.
Dopo la maggiore età ho capito che non potevo farne a meno e mi sono comprata dell’attrezzatura un po’ più professionale, e sono nate le prime collabrazioni con delle webzine: Shiver, Oca Nera Rock e Radio Bombay.
Al momento lavoro solamente con quest’ultima, e grazie alla visibilità che mi ha dato ho potuto fotografare molti eventi e progetti interessanti, in Italia e all’estero.
Nell’ultimo anno sono stata la fotografa ufficiale di Heroes e di Mainstreaming, due serate organizzate a Roma presso Le Mura.

Cosa puoi dirci del progetto Heroes e di come è nata la tua collaborazione?

Heroes è l’idea di un pugno di persone che lavorano e/o sono parte della scena musicale alternativa italiana che hanno deciso di provare a cambiare dall’interno il meccanismo marcio che sembra muoverla oggigiorno: contro le raccomandazioni, contro la rivalità fra band, contro il conio scambiato per promozione e contro le parole vuote, in favore della musica, della collaborazione, dell’autopromozione e della valorizzazione di tante realtà a cui stanno strette le mode e le logiche di mercato (che, ahimé, sono presentissime anche nel mondo dell’indie che di per sè dovrebbe piuttosto esserne naturalmente privo).
Questo progetto si è tradotto in una serie di concerti di band (romane e non) che è diventato come una sorta di bellissimo scambio di fluidi – di amicizia, di musica, di spazi…
Io sono stata chiamata all’inizio di Heroes, con la promessa di "tanta musica e tanto alcool" (sic), e devo dire che tali promesse non sono state disattese: è bello scattare delle foto a una serata in cui di volta in volta ti "innamori" di un musicista diverso senza doverti preoccupare delle recensioni, sperimentando il puro piacere della scoperta.

La passione per la fotografia è nata già sposata con la musica o questa unione, per quel che riguarda il tuo lavoro, è avvenuta dopo qualche anno di attività?
Musica e fotografia per me sono quasi inscindibili, o perlomeno lo sono diventate. Direi che è la fotografia che si è innestata sulla mia passione per la musica.
E’ stato il primo caso in cui mi sono veramente accorta che una foto avesse senso tangibile, un senso descrittivo, emozionale, sensoriale.
La foto a un artista che sta suonando è come la metafora più aderente possibile alla realtà che uno scrittore possa inventare (rimanendo comunque invenzione e non spegnendosi nella mera descrizione), è la bellezza estetica e il gusto dell’immagine senza retorica, perchè nella foto c’è un volto, ci sono delle mani con una chitarra, e ci sono le sue sensazioni, la sua nudità nel momento in cui sale sul palco.

Volevo complimentarmi personalmente per le tue foto e chiederti: ti piace sperimentare per catturare l’attimo o hai un certo modus operandi che viene cambiato solo dopo ripetute “prove tecniche”?
Generalmente quando scatti a un concerto ci sono delle foto canoniche da fare: primo piano, dettaglio, figura intera, scatto alla band intera e ai singoli componenti separati, quindi quando sono lì ho, diciamo, uno schema mentale che entra in funzione automaticamente.
Però una volta capito dove sono e chi sto fotografando la tecnica fotografica si trasforma a seconda delle situazioni, quindi direi che tutto sommato "mi piace" sperimentare…e d’altronde non potrei fare altro, visto che per me non c’è un concerto uguale all’altro.
Ciò non toglie comunque che quando si tratta di lavoro faccio sempre una ventina di scatti che mi danno sicurezza, che so che potrò riutilizzare: credo siano i trucchi del mestiere.

Parlando sempre di tecnica: cosa non manca mai nel tuo arsenale standard di lavoro?

Il 50mm f/1.8 della Canon. E’ un obiettivo jolly, solitamente riesco a tirarne fuori fotografie decenti anche in un garage buio in cui suona un gruppo che non fa altro che saltare da una parte all’altra della stanza (circostanza non così rara).

Gruppi preferiti?
Questa è una domanda cattiva, del tipo "vuoi di più al tuo babbo o alla tua mamma?".
Comunque direi che i miei musicisti preferiti in assoluto sono i Genesis prima della dipartita di Peter Gabriel, e tutto quello che ha fatto Peter Gabriel dopo, tranne gli ultimi due album.
Fra quelli che non smetterei ma di ascoltare ci sono quelli della mia infanzia, tipo i R.E.M., i Depeche Mode, Nick Cave, i The Cure.
Della scena italiana amo alla follia Paolo Benvegnù, quasi tutti gli Afterhours e i Luminal.

Quando hai scoperto la musica come passione e quando hai pensato di voler fare la fotografa?
La musica come passione è sempre stata lì, non c’è un momento della mia vita in cui ho pensato "è la mia passione". Per quanto riguarda la fotografia, invece, credo di averlo pensato la prima volta che sono stata sottopalco a un concerto, in mezzo ai fotografi.

Miglior foto realizzata?
Che domanda! Ho ancora tantissimo da imparare e soprattutto da realizzare, quindi…non saprei…per quanto riguarda la musica c’è una foto che ho scattato tanto tempo fa al bassista degli Zen Circus in penombra in mezzo al fumo che mi piace molto; per quanto riguarda le fotografie non musicali, c’è una foto in analogico che ho fatto alla mia amica Arianna, forse anche mezza fuorifuoco, che secondo me oltre ad essere bella la rappresenta moltissimo.

Quali progetti hai per il futuro?
Laurearmi, finire una specie di antologia di racconti che è in cantiere da anni e continuare a lavorare nel mondo della musica e con Radio Bombay, magari trasferendomi all’estero (desideri medi, direi: UK o Germania…).

Quali sono i tuoi fotografi preferiti?
Ho dei colleghi italiani estremamente bravi e che sono costante fonte di ispirazione, penso ad esempio a Fabrizio Bisegna o Ilaria Magliocchetti Lombi…ma ne sto trascurando tantissimi…
Allargando un po’ lo sguardo, Mapplethorpe per me è straordinario, soprattutto sono straordinari i ritratti che ha fatto a Patti Smith e Peter Gabriel, e poi Antonij Corbijn, che per me è il maestro, quasi l’idolo, e Ansel Adams, con i suoi paesaggi meravigliosi.

Si pensa normalmente che i lavori artistici siano “passatempi” che non portano a nulla (nemmeno dal punto di vista economico): cosa c’è di vero e cosa no in questi “pensieri da uomo qualunque”?
Sono pensieri assolutamente legittimi.
Lo stato delle cose in Italia è che chi fa un lavoro cosiddetto artistico è trattato come un perdigiorno che passa il suo tempo in occupazioni inutili, e in base a questo è solitamente poco o per nulla retribuito, tanto la convinzione generale è che tutta l’arte non sia altro che un modo poco proficuo di occupare il tempo (forse proprio perchè spesso non dà sicurezza economica), per cui è tutto apparentemente "vero", ed è un circolo vizioso che si autoalimenta.
Io obietto che l’arte è una necessità – è spazio, è respiro, è inscindibile dall’uomo – ed è, come dire, parte essenziale del processo evolutivo. E’ una visione molto ottocentesca ma per me l’arte è un ingrediente essenziale non solo della vita ma anche del possibile progresso dell’uomo.
E fuori dallo stivale è sicuramente considerata meglio, e gli stessi artisti italiani, sulla scorta di un glorioso passato storico della nazione intera in campo artistico, sono molto più stimati che qui.
Detto ciò, io non mi sento un’artista, ma solo una persona che ama la sostanza dell’arte e ciò che essa produce, e la segue, e la descrive, attraverso il mezzo artistico della fotografia, per me declinato più in senso informazionale che puramente estetico.

Grazie mille per la disponibilità e speriamo di vederci presto sotto un palco. Puoi lasciare un messaggio ai lettori di Ondalternativa.
Spero di vedervi presto sotto un palco anche io, anzi, correte, che l’estate è lunga e feconda di musica!

a cura di meskio
un ringraziamento ad Ufficio Stampa Annozero

Autore:

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