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Intervista Fanfarlo

Incontriamo Simon Balthazar, cantante svedese trapiantato a Londra da quasi 10 anni e mente creativa dei Londinesi Fanfarlo, poco prima dell’inizio del loro concerto al Bi-Nuu di Berlino.
Si presenta con un panino e un caffelatte come cena e parliamo un po’ della sua musica, di come scrive e di come compone.

Ondalternativa.it: Prima di tutto, come hai deciso di trasferirti a Londra e iniziare a fare musica la?

Simon: Adesso è un po’ che vivo la. Perchè chiunque va a Londra? Non c’è dietro niente di strategico o ponderato, vivevo in una piccola città e sentivo il bisogno di qualcosa di più, Londra mi è sembrata il posto più ovvio dove andare, ha una grande scena musicale. Devo dire che in quel periodo ascoltavo un sacco di musica "british", molto più che adesso.

O: Eri appassionato di Oasis e britpop?

Simon: – Ride – Nonono, devo dirlo orgogliosamente, il brit pop non mi ha mai appassionato, avevo qualche compilation di mia sorella in casa, di quelle che si facevano con le cassette, ma ci tengo a sottolineare, adesso che il brit pop sta cercando di ritornare alla ribalta, che non è mai stato il mio genere. – ritorna serio – No, seriamente, quando sono partito ascoltavo più indie band come Belle & Sebastian e simili, che all’epoca potevano sembrarmi esotiche o strane, ma appena mi sono trasferito hanno finito abbastanza velocemente di interessarmi e mi sono orientato verso altre sonorità.

O: E invece l’idea di formare una band come è nata? sei partito con quell’idea o è maturata col tempo, man mano che vivevi Londra?

Simon: Beh, direi che è difficile stare a Londra per più di 5 minuti senza fondare una band. È il posto che te lo permette, e ancora più nel 2006 quando mi sono trasferito. Io avevo con me qualche vecchia canzone, le solite registrazioni fatte in camera. Poi ho iniziato a fare qualche concerto in giro per pub, senza particolari prove e con le basi sull’ipod. È stato figo che il primo posto dove ho suonato è stato il Nambucca (noto locale Londinese). Poi piano piano, dopo qualche concerto in giro anche in europa abbiamo iniziato a dirci: "ehi, forse dovremmo iniziare a prenderci più sul serio", abbiamo raccolto qualche soldo per andare in USA a registrare con Peter Katis. Quell’album per altro ce lo siamo autopubblicati e lo vendevamo online. E anzi ti dirò che, dopo qualche anno con la Atlantic, siamo tornati all’autopubblicazione per il nostro ultimo album ed è veramente una sensazione più bella.

O: Parliamo invece della vita nella band, come nascono i vostri pezzi? Qualcuno scrive i testi e qualcun altro la musica, o è più un processo organico dove ognuno arriva con una idea e poi provate a mettere tutto insieme?

Simon: Beh, io scrivo le canzoni e i testi, è così che iniziamo. Questo è quello che abbiamo in comune con la musica folk, in molti ci definiscono folk perchè suoniamo strumenti acustici, ma quello che realmente abbiamo in comune è il fatto che le nostre canzoni possono essere suonate soltanto con una chitarra acustica: e alla fine è questo quello che faccio io: suono la chitarra e scrivo i testi, poi però li arrangiamo tutti insieme ognuno cerca di portare qualcosa e passiamo un sacco di tempo suonando in studio. Almeno 3 di noi suonano strumenti classici, e quindi cerchiamo di portare dentro anche quelli.

O: Una mia curiosità, cercando un po’ on line ho scoperto che avete Sigurros Birgisson, la sorella J�nsi nonchè fonte di ispirazione per il nome della band, sulla copertina del vostro primo album. come è successo?

Simon: Beh, loro sono nostri amici, abbiamo lo stesso manager e io sono molto amico di J�nsi. Sai che lui ha 3 sorelle, Lilja è una fotografa e noi abbiamo usato alcune sue foto e poi abbiamo scoperto casualmente che Sigurros era in una di queste. E poi l’altra sorella Inga ha diretto il nostro ultimo video, in cui compare anche Lilja. È soltanto successo, siamo amici e ci conosciamo.

O: E per quanto riguarda le influenze come vi comportate? mi hai detto che avete tutti gusti molto differenti, come riuscite a trovare un punto d’incontro?

Simon: Siamo tutti molto eclettici e vogliamo usare tutto quello che ci viene in mente, dai sintetizzatori alle chitarre acustiche agli strumenti calssici. Comunque c’è sopratutto un sacco di musica pop sperimentale degli anni ’70 che ha influenzato questo disco, Talkin Heads, David Bowie, Brian Eno, Robert Fripp. Questi artisti da cui è difficile allontanarsi.

O: Qual’è la canzone a cui sei più legato dall’ultimo disco e perchè?

Simon: Ma sai, sono un po’ tutte come figli, alla fine mettiamo sui dischi solo le cose che ci piacciono molto. Comunque sono molto felice di quello che è successo in studio a "Painting with Life": è una canzone che ho cambiato profondamente in studio. Parla di una città fantasma, diciamo una sorta di Londra post-apocalittica. Inizia con una voce completamente asciutta, e suoni di vento che soffia per la città, e poi hai tutti i synth che entrano seguiti da un suono orchestrale, quasi in stile Beach Boys, finchè non diventa quasi drammatico alla fine. Non so, mi è piaciuto molto produrre quella canzone, e i testi sono basati su un racconto che ho scritto, quindi è molto personale.

O: Passando a qualche domanda più terra-terra, avete iniziato il tour da un paio di settimane, e avete ancora due settimane in europa e il tour negli USA

Simon: Sì, per il momento è tutto molto avventuroso diciamo. Il nostro bassista è anche finito in ospedale in Spagna per un’infezione ad un muscolo del braccio che abbiamo scoperto un’ora prima del concerto a Valencia, concerto che si sarebbe dovuto tenere in un teatro enorme. Abbiamo dovuto improvvisare cambiando un po’ la scaletta e passando ad un set più acustico per qualche show, inoltre la band di accompagnamento ci ha un po’ aiutato. Alla fine la bellezza di un tour è che ti trovi in queste situazioni inaspettate e devi andare oltre. Grazie a questo abbiamo aggiunto un paio di canzoni alla scaletta che prima non ne erano parte.

O: E avete già iniziato a pensare al nuovo disco?

Simon: No, decisamente no. Quando viaggi passi un sacco di tempo guardando dal finestrino e pensando, quindi sicuramente succederà e le idee arriveranno, ma cerco di non affrettare le cose. Ogni nuovo disco implica un sacco di lavoro, arrangiamento, prove, missaggio, e al momento non voglio pensarci e voglio lasciar andare per un po’.

Intervista a cura di Pucc

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