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Ondalternativa

DENTE – Santa Tenerezza

C’è un cielo azzurro e limpido che fa da sfondo alla copertina del nuovo disco di Dente. Un bel giallo sole, scelto per evidenziarne il titolo, e un bianco candido che colora la vaporosa nuvola in cui è intrappolata una misteriosa donna di cui si intravedono solo braccia e gambe. Tinte e colori tenui incorniciano una presenza tanto immateriale quanto ingombrante, come probabilmente quella che ha ispirato il nono album in studio del cantautore fidentino. Nato da un’urgenza espressiva che, fortuna nostra ma in minor grado sua, non provava da tempo, Santa Tenerezza è il risultato dell’aver lasciato defluire, senza confinare, un turbine di emozioni che, veicolate altrimenti, sarebbero finite per esplodere. Ha una dote innata Giuseppe Peveri, e lo si è capito dall’epoca di L’amore non è bello, disco rimasto nei cuori di tanti, tantissimi; quella di trasporre con schiettezza granitica il suo dolore in brani che non cedono all’autocommiserazione bensì accolgono il sentimento, alleggerendolo e lasciandolo, in qualche modo, andare via.  La produzione di Federico Nardelli, che ha suonato buona parte degli strumenti nel disco, abbraccia questo mood colorando i testi con un pop strutturato su fiati, archi e tastiere dal sapore retrò. Come fosse una sorta di processo di elaborazione della perdita, i brani si susseguono procedendo per fasi.

Dai singoli “Senza di me” e “Favola”, dove negazione e smarrimento si intersecano (Se non mi baci, mi spengo/ Ed è tutto così semplice che mi viene quasi da ridere/ Ma piango) lasciando il protagonista appeso tra speranza e nostalgia (E chissà se mi cerchi anche tu in mezzo alla gente/ Se ogni tanto mi pensi anche tu, ma fai finta di niente/ E se mi vuoi bene un po’ o maledici la musica /Mentre io leggo il tuo nome in ogni favola). Davvero bellissimo, fra parentesi, l’arrangiamento di quest’ultima, con fiati e le tastiere che evocano una danza finto-spensierata di chi, in realtà, è ossessionato da un solo pensiero.

La presa di coscienza, o per meglio dire “botta in testa”, avviene in “Corso Buenos Aires” dove avviene l’inevitabile e, la rabbia (Io pensavo di essere il cattivo / ma il cattivo eri tu), prende il sopravvento.

Corso Buenos Aires racconta di quella volta che ho visto lei con un altro. Invece di andare fuori di testa, fare una sceneggiata o tirare un pugno a qualcuno, sono andato a casa e ho scritto una canzone. (Dente a Rolling Stone)

Cambia, da qui in poi, la narrazione. Disillusione e dolore si fanno strada in contrasto alle briose melodie che accompagnano testi che, invece, sono veri e propri macigni.  La componente ironica tipica della penna di Dente, nonostante sia sotterrata sotto cumuli di macerie, è viva e vegeta.  Dopo l’accettazione (Non mi farò vedere, cambierò tutte le strade / Ti starò così lontano che prima o poi ti scorderò), ha inizio una sorta di processo di rassegnazione. Benzodiazepine è un interludio ubriaco, dove i ricordi si mescolano ai “come sarebbe se”, la cui conclusione è lapidaria: basterebbe così poco / che tu non fossi una stronza ed io un’idiota.

ph. Lorenzo Stefanini

La cura, l’inizio del processo di guarigione, sono “Lungomare”, nella quale l’autore si immagina due persone che invecchiano insieme e “La città ci manda a letto”, l’unico feat. nel disco, nato spontaneamente da una serata con l’amica e collega Emma Nolde, con la quale ha improvvisato questo splendido duetto.

È stato inaspettato, dopo appena due anni dall’uscita di Hotel Souvenir, tornare ad ascoltare musica altrettanto impattante. Dieci brani impetuosi che senza chiedere permesso spalancano porte che si supponevano essere ben chiuse, mettendo a soqquadro tutto quello che c’è dietro. Ma Santa Tenerezza non è un disco per cuori infranti. O meglio, non solo. È un pugno nello stomaco ed è, soprattutto, la carezza che te lo farà scordare.

 

Tracklist

Senza di me

Favola

Corso Buenos Aires

M’annegasti

Hey

Non ci pensiamo più

Andiamo via

Benzodiazepine

Lungomare

La città ci manda a letto (feat. Emma Nolde)

 

 

Immagine che rappresenta l'autore: Alessandra Sandroni

Autore:

Alessandra Sandroni