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INVINCIBLE FEST 2026 – Hacienda (Roma), 14-16.05.2026

Invincible Fest continua a confermarsi come una delle realtà più interessanti della scena live romana, costruendo durante tutto l’anno una programmazione capace di unire elettronica, punk e sonorità più sperimentali senza perdere coerenza o identità. Anche questa edizione, inizialmente prevista all’Eur Social Park e poi spostata all’Hacienda a causa del maltempo, mantiene intatta la propria natura ibrida e trasversale: tre giornate che attraversano post punk, techno, noise, house e club culture, anticipando una stagione che vedrà arrivare in città nomi come i Circle Jerks, gli Agnostic Front e Theo Parrish.



DAY ONE

Ultraglass:
Luca Galante: Basso elettrico
Pablo Tarli: Batteria
Edoardo Guarasci: Chitarra elettrica, Voce
Leonardo (?,@montanardo): Chitarra elettrica

Gurriers:
Dan Hoff: Voce
Charlie McCarthy: Basso elettrico
Ben O’Neill: Chitarra elettrica
Mark MacCormack: Chitarra elettrica
Pierce Callaghan: Batteria

Maruja:
Harry Wilkinson: Voce, Chitarra elettrica
Joe Carroll: Sassofono, Voce
Matt Buonaccorsi: Basso elettrico
Jacob Hayes: Batteria

La prima serata del festival è all’insegna del post punk, del pogo, del noise e del crowd surfing. Ad aprire sono i romani Ultraglass, band emergente che negli ultimi anni sta rapidamente conquistando spazio nella scena underground (poco più di un anno fa aprivano ai Whispering Sons sul palco del Wishlist), stavolta con Leonardo (@montanardo su Instagram, fateci sapere il cognome) alla seconda chitarra. La loro musica fonde shoegaze e hardcore, risultando energica ma attraversata da sezioni più “aperte” che arricchiscono la dinamica del live.
Subito dopo arrivano i Gurriers, gruppo post punk irlandese che, almeno dal punto di vista dell’estetica sonora, richiama la scia dei Fontaines D.C.; personalmente Dan Hoff mi ha ricordato Adrian Borland per presenza scenica e atteggiamento sul palco. La band porta all’Hacienda il debutto Come and See, uscito nel 2024. Il quintetto fa esplodere il club dalla prima nota, saltando sul palco e interagendo continuamente con un pubblico già caldissimo.
Dopo poco più di un’ora ecco i Maruja, band di Manchester che, dopo un solo LP, ha già calcato i palchi di alcuni dei festival più importanti al mondo. Il loro post punk noise jazz — qualche decennio fa probabilmente lo avremmo chiamato no wave — scatena il pubblico del festival, che poga e urla per tutta la durata del live. Tra i momenti più rappresentativi della serata ci sono sicuramente Wilkinson che canta sorretto dalle braccia dei fan e Joe Carroll che dà il via a un wall of death scendendo direttamente dal palco (durante cui, cadendo, ho rischiato qualche osso).
Una prima giornata intensa e senza tregua, che lascia già intuire quanto il festival continuerà a spingere sull’energia e sull’impatto dei live anche nei giorni successivi pur prendendo traiettorie elettroniche.


DAY TWO

Natascha Polké: Tastiere, Voce, Sequenze

Kerala Dust:
Edmund Kenny: Voce, Elettronica
Harvey Grant: Tastiere
Lawrence Howarth: Chitarra
Tim Gardner: Tastiere

Royksopp: Dj Set

La seconda serata parte con
Natascha Polké, artista svizzera che propone un live sospeso tra indietronica e un’house elegante e raffinata. La musicista e producer fa ballare i primi spettatori già presenti sotto al palco, chiudendo l’esibizione con un crescendo di bassi e cassa dritta ad accompagnare la sua voce.
Subito dopo arrivano i Kerala Dust, di nuovo all’Hacienda dopo pochi mesi (qui il report del concerto di gennaio), con un nuovo singolo e la stessa energia dell’ultima volta. Sonorità electro punk, riff chitarristici desert blues e la grande presenza scenica del cantante/tastierista/chitarrista Edmund Kenny confermano la band come una delle proposte più interessanti del festival.
A chiudere la serata sono i Röyksopp, che fanno vibrare la venue ormai gremita dell’Hacienda con un dj set techno house molto lontano dal loro stile più malinconico e raffinato, e decisamente più vicino al mondo del clubbing.


DAY THREE

Weval:
Harm Coolen, Merijn Scholte Albers: Consolle, Tastiere, Sequencer

Modeselektor:
Gernot Bronsert e Sebastian Szary: Consolle, Tastiere, Sequencer

Fenoaltea b2b Camoufly: Dj set

La terza — e per me ultima — serata di festival spinge ancora di più sull’acceleratore dell’elettronica pura, aprendo le danze con gli olandesi Weval e il loro ultimo lavoro in studio CHOROPHOBIA. Per un’ora il duo costruisce un live di techno cinematica e a tratti melodica, suonando dietro una montagna di cavi e due piccole sfere luminose multicolor — le stesse che compaiono sulla copertina del disco.
Il locale torna al buio e pochi istanti dopo fanno il loro ingresso i Modeselektor; stavolta davanti ai musicisti, oltre alla consolle, c’è anche una bottiglia di Belvedere. Sebastian Szary sale sul palco, chiede silenzio, si accende una sigaretta e inizia a offrire vodka alle prime file, poi torna dietro la consolle e partono due ore di techno spaziale. I due berlinesi sono maestri assoluti in questo ambito e lo dimostrano ampiamente con una scaletta che attraversa techno e dub, passando anche per citazioni ai Moderat — per un attimo compare la voce di Sascha Ring e un frammento di “Bad Kingdom” — fino ad arrivare a un mash-up tra “A New Error” e “Felicità” di Al Bano e Romina Power che manda letteralmente in delirio il pubblico.
A chiudere la serata arriva il b2b dei giovanissimi Fenoaltea e Camoufly, un dj set che mescola estetica Y2K, hyperpop e techno house, perfetto per concludere un festival che, serata dopo serata, ha continuato ad alzare intensità e volume.

 

Immagine che rappresenta l'autore: Daniele Maldarizzi

Autore:

Daniele Maldarizzi