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Wolfmother – Victorious

Facendo un paio di conti, dovrebbero essere circa 10 anni che i Wolfmother suonano in giro. Il trio di Andrew Stockdale, che probabilmente farebbe meglio a chiamarsi “Gli Andrew Stockdale’s”, ha cambiato circa 10 membri (è importante rimarcare che si tratta di un trio), giustificando finanche l’esistenza di un’apposita pagina su wikipedia: “List of Wolfmother band members” staccata dalla pagina originale sul gruppo.
In generale non sono un grande estimatore delle espressioni artistiche di singoli travestite da lavoro di band, e questo caso non fa eccezione.

Il disco è tutto quello che ci si potrebbe aspettare dagli Andrew Stockdale’s: canzoni tirate, dal sapore vagamente epico, con chitarre distorte, ritmica incalzante, pezzi adrenalinici e tutti -ma proprio tutti- i cliché d’obbligo di un disco hard rock ispirato agli anni ’70. Fantasia e sperimentazione fate strada che stanno a passa’ li Andrew Stockdale’s. Di per se poi l’album non è per niente brutto da ascoltare, sicuramente la “band” (ahahah) sa come tenere alto ritmo e attenzione, i pezzi si susseguono veloci e anche ballate come “Pretty Peggy” risultano abbastanza sostenute. Altri (“City Lights”, “Victorious”) sono fatti apposta per far pogare ai concerti. Tra i 10 pezzi (rigorosamente a 3:30 di durata media) comunque, non mancano anche canzoni interessanti e valide come “Eye of the beholder” e sopratutto “Baroness”, che soffrono grosso modo dei difetti delle altre ma tendono a distanziarsi e innalzarsi leggermente dalla media.

Probabilmente nessuno cerca sperimentazione e nuovi orizzonti ascoltando i Wolfmother, e questo ci può anche stare. La sensazione che lascia questo disco però è quella di essere un prodotto estremamente commerciale pensato, disegnato e suonato seguendo in maniera rigorosa canoni stilistici ben precisi, al solo e unico scopo di confezionare un articolo appetibile ai più interessati e superficiali fan del “rock”.
Qua l’ispirazione, o il tributo che dir si voglia, non è più un richiamo a qualcosa di passato e influente, ma una copia da reparto frigo del supermercato, facile da produrre in quantità industriale, a basso costo e pronto da scaldare e consumare.

01. The love that you give
02. Victorious
03. Baroness
04. Pretty Peggy
05. City Lights
06. Simple Life
07. Best of a bad situation
08. Gipsy caravan
09. Happy face
10. Eye of the beholder

Recensione a cura di: Pucc

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