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The Elements Intervista


Puri Bastardi dal 2008. Quattro chiacchiere con i The Elements cinque supereroi provenienti da Monza e dintorni che condividono con noi le loro riflessioni a circa un anno dall’uscita del loro primo full lenght Mister Orange.

Parliamo prima del cd, poco meno di un anno fa è uscito il vostro primo album in studio, Mister Orange. Siete soddisfatti del riscontro avuto dal pubblico, di quello che siete riusciti a fare per cercare di farlo conoscere, tra live, interviste e quant’altro?

Direi di sì. In generale non è affatto facile sgomitare e farsi strada per sponsorizzare musica inedita, soprattutto se si considera che facciamo un genere che in Italia è sostanzialmente relegato all’underground, e per di più scriviamo pezzi in inglese. Siamo contenti del lavoro che siamo riusciti a fare in questo senso, sia per le (numerose per fortuna) buone recensioni del disco, sia, soprattutto, per l’impatto che il disco ha avuto durante i live, che spesso, tra l’altro, sono avvenuti su palcoscenici tutt’altro che il banali.

Sul tema del riscontro di pubblico in particolare, secondo voi cosa si potrebbe fare di più per aiutare la musica emergente in Italia? A parte cercare di cambiare alcuni atteggiamenti dei locali, o mutare la testa della gente che ascolta, i musicisti potrebbero fare qualcosa?

Le band dovrebbero innanzitutto smettere di farsi inutilmente la guerra tra loro, è un agguerrimento tra poveri totalmente privo di utilità. I musicisti dovrebbero cominciare a seguire l’undreground italiano di cui fanno parte alzando il loro sedere e portandolo ai concerti. Si pretende di trovare la location piena ai propri concerti, quando si è i primi a svuotarla in altre situazioni, è chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Un’altra cosa potrebbe essere quella di dare una maggiore attenzione alle band che magari non possono permettersi un ufficio stampa, una booking agency, un’etichetta, perchè sono al primo lavoro discografico o comunque hanno una mancanza di disponibilità economiche.
Bisogna ricominciare a dare valore prima alla musica, e solo poi a tutto quello che ne consegue. È l’atteggiamento che deve cambiare.


Mister Orange è un cd molto interessante, noi tra l’altro lo abbiamo recensito con piacere, sono undici pezzi con un bel tiro ed un suono diretto e coinvolgente. Come sono nate queste canzoni? Ed in generale su quali temi vi soffermate?

Spesso le canzoni sono nate nel modo più casuale, da un riff improvvisato o da una melodia cantata senza pretese…sinceramente ne siamo contenti. Personalmente sono convinto che quelli nati così siano i pezzi più belli, perchè più spensierati ed anche perchè offrono uno stimolo in più nella fase di composizione definitiva del brano.
I temi che affrontiamo nel disco invece sono diversi, scriviamo di come cercare di vivere al meglio l’esistenza senza perdersi nelle banalità quotidiane, di delusioni d’amore o, come nel caso di Something in summer, dell’attrazione fisica per una donna.

Avete fatto due video, il primo singolo “Mister Orange” e “Americana”, li ho trovati entrambi molto rock, della serie “Noi siamo quello che suoniamo” (cit). Qual è stata la vostra ispirazione?

Esattamente, sono molto rock ed è proprio questa l’essenza della quale siamo fatti. Niente di più semplice ed efficace. Per il primo video, ci siamo documentati, informati, abbiamo preso qualche spunto dai nostri idoli, ma anche da band meno conosciute e abbiamo deciso che l’impatto e la semplicità dovevano essere alla base del nostro primo videoclip. Non vi neghiamo che in futuro ci sarà qualcosa di più elaborato ma niente che distragga troppo l’attenzione dal pezzo o che sia eccessivamente insensato o meno rock.
Per il secondo video abbiamo deciso di mostrarci nell’ habitat preferito dai musicisti, il palco, come se fosse un breve documentario animale (no scherzo dai , o forse no?!). Comunque, ci piaceva l’idea di abbinare il brano “Americana” a momenti indimenticabili su palchi eccezionali.


Pensate di farne altri? Immagino abbiate qualche altra idea in mente o progetto in pentola, volete dare qualche anticipazione?

Abbiamo dei brani nuovi che stanno per venire alla luce. Insieme a loro arriveranno sicuramente anche nuove immagini da poter affiancare in un nuovo video.
Abbiamo diverse idee di realizzazione, anche se non sappiamo ancora quando e dove. Diciamo che un film, da poco uscito al cinema, ha suggerito qualche idea per le riprese e lo stile. Spazio all’immaginazione…

Tra i miei pezzi preferiti c’è Wasting time – che ha dentro un riff di chitarra pazzesco – ho letto che è nata in italiano, nella versione che avete inserito come bonus track “Reazione”. E’ stato un caso, escludete di scrivere altri pezzi in italiano, in futuro?

Non sappiamo se in futuro scriveremo in Italiano, non lo escludiamo, ma sicuramente per noi scrivere in Inglese è una scelta prima di tutto musicale, è certamente anche legata ai gusti personali della band. Penso che il genere che facciamo si sposi alla perfezione con la lingua Inglese. La scelta di inserire Wasting Time, ovvero Reazione, in Italiano si potrebbe definire come un omaggio alla musica italiana, visto che comunque siamo una band italiana. Diciamo così: “Possiamo scrivere in italiano, ma per ora preferiamo non farlo “.

Parliamo ora di voi. The Elements, come nasce il nome e più che altro come è nato il gruppo? Cosa vi unisce?
Il gruppo nasce nel 2008 con il nome “Four Elements”, in origine era infatti formato da quattro componenti: voce, chitarra, basso e batteria.
Tutto è nato dal desiderio di Stefano (chitarra) ed Andrea (batteria), già legati da un’avventura musicale insieme, di intraprendere una nuova esperienza formando un nuovo gruppo con l’ingresso di due musicisti: Marcello (voce) e Federico (basso), sostituito successivamente nel 2011 da Giancarlo.
Col passare degli anni il nostro suono è maturato diventando più corposo, pur mantenendo un’essenzialità di base.
Abbiamo così capito che era necessaria l’introduzione di una seconda chitarra, con l’ingresso di Matteo, nel 2013, il nome è stato quindi modificato in “The Elements”.
Quello che ci unisce è l’amicizia che si è costruita nel tempo condividendo esperienze musicali e non.
Alla base di tutto però rimane, ovviamente, la passione per la musica, tutti infatti condividiamo lo stesso genere, rock/punk/grunge, arricchito dalle influenze di ciascuno, le quali inevitabilmente vanno a caratterizzare le idee strumentali e vocali in ogni singolo brano.

Ritornando alla domanda iniziale, è passato un po’ dall’uscita de cd e dunque è finito il momento di euforia post-disco, questo, credo, sia un momento delicato per comprendere la consistenza ed il valore di un gruppo, per capire se ha la solidità per andare avanti e continuare a mettersi in gioco. Voi come vi vedete sotto questo punto di vista?

Hai perfettamente ragione, è molto dura adesso e soprattutto è una situazione inaspettata. Avevamo delle aspettative dal primo disco che per forza di cose, in positivo o in negativo, non sono state rispettate. Il 2015 non è partito nel migliore dei modi, sinceramente, ma ora c’è davvero una gran voglia di rimboccarsi le maniche.
Durante il periodo Mister Orange abbiamo compiuto alcuni errori, abbiamo compreso delle situazioni da evitare nel futuro. La voglia di rimetterci nuovamente in gioco è davvero grande, stiamo scrivendo nuovi brani molto più
maturi, e inoltre ci sarà davvero una grossa novità nel prossimo futuro.
Grazie ragazzi.

Un grossissimo in bocca al lupo per il vostro futuro. Mantenete sempre viva la passione per la musica e spaccate tutto!

Grazie mille ai ragazzi di Ondalternativa, sempre belli e disponibili!!

Autore:

staff