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Intervista Red Light For Distortion

Il leader Lorenzo Montalto ci introduce in questa nuova galassia denominata Red Light For Distortion, fatta di sonorità heavy e ottime aperture hard-rock.

Ciao ragazzi. Come prima cosa spiegatemi il percorso che vi ha portato alla composizione de “Iron[y] Weapons”. Qual è la sua storia?

“Iron[y] Weapons” è nato perché volevamo finalmente dar vita a quelle canzoni che erano rimaste chiuse per troppo tempo nel garage dove provavamo. Abbiamo fondamentalmente scelto le cinque canzoni che più ci piacevano e rappresentavano tra quelle che avevamo composto e così nacque il disco. Il nome è stato scelto dal nostro cantante per sottolineare l’ironia e il sarcasmo presenti nei nostri testi e le tematiche che vertono spesso sul tema della guerra.

Inevitabili i paragoni con band come Earthone 9, Pantera, Machine Head. Siete d’accordo con questi “richiami”?

Sicuramente essere paragonati a band storiche come Pantera e Machine Head è più che un onore e in effetti si può dire che qualche somiglianza ci sia. Anche essere messi a paragone con gli Earthone 9 è un piacere, in quanto io li rispetto e trovo che siano una band underground meritevole, però credo che abbiano meno a che fare con noi come genere.

Avendo evidenziato queste affinità, quali sono le caratteristiche dell’album che invece dovrebbero dare la giusta evidenza a quello che siete?

L’album offre energia, spinge all’headbanging ma sa anche essere melodico e talvolta cupo. Noi siamo un po’ questo, un mix di vari elementi, poiché abbiamo tutti influenze artistiche diverse e il risultato ci ha più che soddisfatti.

Mi incuriosisce anche il vostro moniker… Perchè Red Light For Distortion?

Questo nome è stato scelto dal nostro cantante e non per motivi troppo strani. Un giorno, mentre eravamo alle prove, ci disse:”Ragazzi, ho trovato il nome per la band: Red Light For Distortion” e quando noi gli chiedemmo il perché lui rispose: “Perché il pulsante del distorsore dell’ampli del nostro chitarrista diventa rosso quando lo attivi”. Ci è subito piaciuto.

La scelta dei singoli è sempre molto interessante. Cosa vi ha spinto a scegliere “Choiceless” e che storyboard c’è dietro al suo video?

Abbiamo scelto “Choiceless” perché è una canzone d’impatto fin dal primo secondo ed è anche una delle più “anziane” dell’EP. Per quanto riguarda il video, ci sono state due sessioni: la prima è stata a Genova ma il risultato non era molto soddisfacente e quindi ne abbiamo fatta un’altra in un pesino in Piemonte, e quest’ultima fu quella definitiva. Il video non ha una particolare storia dietro, siamo semplicemente noi cinque che suoniamo, il classico video metal, direi.

Siete molto giovani, com’è nato il vostro approccio alla musica?

Tanta passione. Noi amiamo la musica e ciò ci ha spinto a crearne di nuova, a impegnarci, a lavorare e a cercare di realizzare il nostro sogno.

Se poteste scegliere una guest per il prossimo album, chi vi piacerebbe avere?

Una scelta molto difficile e che molto probabilmente non riusciremmo a prendere all’unanimità, data la diversità delle band che ascolta ciascuno di noi. Personalmente sceglierei Mike Portnoy, poiché è uno dei miei idoli, essendo io un batterista.

Nel vostri futuro artistico sono previste sperimentazioni?

Al momento non saprei, saranno cose che scopriremo con il passare degli anni in sede di composizione.

A voi l’ultima parola!

Ringraziamo Ondalternativa per averci concesso questa intervista e tutti i lettori che avranno voglia di leggerla. Un saluto dai Red Light For Distortion.

A cura di Golem

Autore:

Alessandra Sandroni