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Intervista Giuseppe Di Gennaro

Pianoforte, chitarra e voce. Ballate e cavalcate elettroacustiche in cui canta la realtà vissuta da lui e quella percepita dagli altri. Una scrittura fluente, brillante, che lo pone di diritto ad essere ascoltato con attenzione. Una struttura dei brani spesso accattivante, che fa di questo primo album dell’artista milanese una riuscita compilation di potenziali hit single. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Prima di questo disco infatti c’è una lunga gavetta con una sfliza di nomination e premi di rilievo vinti. Multiforme2 si spera abbia altrettanti consensi. Se li merita tutti.

01. Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?

Ciao, sono Giuseppe Di Gennaro. Sono nato a Milano, dove vivo, ma sono cresciuto anche a Gallipoli, Bologna, Ferrara. Appartengo in misure diverse a tutti i luoghi in cui ho vissuto come a tutti quelli in cui ho immaginato di vivere. Sono musicista e autore quindi, per buona parte, sono le canzoni che scrivo.

02. Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritevene veramente degno di nota? perché?

Sono ispirato da pezzi con una loro forza identitaria e immaginativa, uniti a sonorità precise; in questo campo sono davvero molti i nomi sia italiani che internazionali, conosciuti o meno e citarne uno sarebbe ingeneroso nei confronti degli altri. Sono ispirato da musiche sia ruvide che rarefatte, da testi sia diretti che complessi, mi potrebbe ispirare anche un quadro, una dimensione paesaggistica o una dimensione umana e non necessariamente un artista. Un lavoro degno di nota degli ultimi 5 anni ,secondo me, è ”Morning Phase” di Beck per via del suo suo folk sperimentale, profondo, quasi psicologico e dei suoi testi visionari.

03. Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come e’ nato?

”Multiforme Due” è la seconda parte, composta da otto nuove tracce, del mio progetto ”Multiforme” che prevedeva fin dalle origini una serie di canzoni molto diverse tra loro per influenza di genere, per struttura e tematica. L’ idea era quella di creare, vista la mia inclinazione, un percorso di canzoni volutamente e apparentemente non lineare con accenni alle influenze musicali a me più vicine e che avesse come punto di partenza un’idea di forma-canzone. Tutto è nato naturalmente, facendo emergere, durante i live, i pezzi che sentivo più intimamente miei insieme a quelli che mi divertiva particolarmente suonare e cantare per motivi anche fisici. Il risultato è stato questo album in cui tento di far coesistere il fisico e l’intimo, il reale e il sognante, da “Tutto quella notte” a “#madreperla”. Questo percorso è da considerare insieme alle prime tre tracce contenute in ”Multiforme Uno” (L’orologio, L’abitudine e Canzone notturna).

04. Quale è l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perché?

Non sempre, ma spesso è sopravvalutato ciò che è sovraesposto dai media così come è sottovalutato chi, facendo bene il suo, non trova gli spazi che meriterebbe. L’impostazione della dolmanda mi riporta ad un brano dell’album che parla di distorsioni televisive (Tempi moderni). Chi sopravvaluta, chi sottovaluta, chi ignora ? Nel nome di chi? Soprattutto oggi, viste le possibilità di ‘conoscenza’ della rete, mi piace parlare di chi assume una posizione attiva rispetto ai nuovi progetti artistici senza badare tanto al mezzo televisivo, così per come viene usato.

05. Progetti per il futuro?

Proseguire ciò che faccio nel presente. Pubblicare nuovi lavori, fare concerti e lavorare come autore per altri artisti.

 

Autore:

Alessandra Sandroni