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Intervista Flaco Punx

Da un paio di mesi è uscito il primo disco di Flaco Punx, Coleotteri, recensito con un 9 dalla redazione, qui potete trovare l’intervista realizzata da Valentina Ferrari: i due hanno fatto una chiacchierata insieme, così tanto stimolante che ne è scaturita non solo l’intervista, ma addirittura una collaborazione, che vi farà conoscere un nuovo Flaco, non solo come musicista, ma anche come … insomma, lo vedrete in una veste nuova! Volete sapere altro? Leggete l’intervista e rimanete sintonizzati, ci saranno presto delle novità molto gustose!

Ciao Flaco, sappiamo che è un periodo decisamente intenso per te, stanno uscendo molte interviste, è appena uscito il tuo nuovissimo album “Coleotteri” e stai tornando live… e tutto insieme! Come stai vivendo questo periodo adrenalinico?

Come una seconda vita! Non a caso ho scelto come logo il simbolo egiziano che rappresenta la rinascita attraverso la trasformazione. Ho lottato duramente per trovare la forza di ricominciare, ma adesso è come se fosse crollata una diga. Mi sento molto carico, ogni giorno succede qualcosa di nuovo e il fatto di avere tutto o quasi sotto controllo diretto mi fa sentire molto bene. Allo stesso tempo ho anche imparato a scegliere collaboratori e compagni di viaggio, e a fidarmi di loro. E’ una parte fondamentale del lavoro, perché da soli non si va da nessuna parte. Mi piacciono la cooperazione e lo spirito di gruppo, mi piace fare squadra.

E’ diventato ormai scontato farti la domanda sulla tua uscita dai Punkreas, non credo che sia stato un momento facile, ma anziché rivangare i motivi di quel gesto, cerchiamo di guardare tutto da un altro punto di vista: stai per debuttare “da solo”, come ti senti? Le sensazioni sul palco sono diverse o c’è forse qualcosa in più?

Sono risalito brevemente sul palco il 2 ottobre scorso a Lecco, in occasione di una serata organizzata da Ruggero di Professional Punkers. Non sapevo come mi sarei sentito, dopo 2 anni, con una nuova band. Dovevamo fare solo tre pezzi, ma io ero molto emozionato e la band era più emozionata di me. Mi sono detto: hai fatto tanta fatica per ritrovarti di nuovo qui, forse conviene che semplicemente ti godi la situazione senza farti menate. Così ho fatto, ed è stato tutto meravigliosamente naturale, fluido. La gente con cui ho parlato dopo il mini show non poteva credere che era la prima volta che suonavamo insieme in pubblico. E anche noi eravamo un po’ sorpresi…

Quando potremo vederti di nuovo sul palco? Girerai tutta Italia o cercherai di coprire zone più piccole?

Il tour di presentazione di Coleotteri inizierà a febbraio 2017. A brevissimo sarà pronto il calendario definitivo. Volevamo prima dare al pubblico il tempo di ascoltare le nuove canzoni. Suonare davanti a una platea che non conosce i pezzi è sempre una bella sfida e da molte indicazioni utili. Ma suonare davanti a un pubblico che canta con te è una sensazione meravigliosa e impagabile. E poi avevamo bisogno di prepararci come si deve. Il 25 febbraio debutteremo in casa, al Circolone di Legnano che è un po’ il nostro CBGB locale. E poi il resto d’Italia

Ci presenti la band che ti accompagna? Perché li hai scelti e che cosa daranno in più al tuo lavoro?

Anzitutto c’è Carlo Tattoo, un vecchio amico con cui ho scritto l’intero album. “Coleotteri” è nato nel suo studio. Io, lui e il computer per le basi musicali. Poi io a casa mia in isolamento forzato per i testi… Una volta pronte le canzoni, abbiamo contattato Dario Magri alla batteria e subito dopo Mattia Foglia al basso. Dario lo conoscevo dai tempi degli Yokoano, che avevamo prodotto come Canapa Dischi. Mi è sempre piaciuto moltissimo il suo stile, perciò è stata una scelta naturale e immediata. Mattia (Golia, Bedford) è arrivato subito dopo e a quel punto il nucleo era formato. Insieme abbiamo registrato il disco. Per il live abbiamo allargato ulteriormente: Matteo Campana (The Bowers) alla seconda chitarra e – last but not least – un altro vecchio e illustre amico alla voce: Francesco Thefaino Faini, già frontman nei mitici De Crew

Dicci qualcosa di “Coleotteri”, è praticamente un primo figlio dopo aver avuto tanti primi figli.

Già, proprio così. Per restare nella metafora, diciamo che “Coleotteri” tende un po’ alla partogenesi, nel senso che ovviamente è più marcatamente “mio” di quanto non fossero gli altri. Innanzitutto perché tutti i testi sono miei. E poi perché il progetto porta il mio nome e sta anzitutto sulle mie spalle, anche se non avrei potuto realizzarlo da solo. Il titolo viene da una delle canzoni, ed accompagna perfettamente l’artwork di cui ho acquisito licenza da R.S. Connett, un artista visionario californiano che in questo quadro esprime perfettamente quello che volevo comunicare: il senso di un cambiamento, di una trasformazione in atto, un’esplosione di forme differenti, un’assenza di centro prospettico. In una parola, la vita nella sua molteplicità irriducibile. Inebriante e contraddittoria. Tra l’altro, ti do un’anteprima: sto cercando di organizzare una personale di Connett a Milano per metà 2017 e ci sono ottime possibilità che ce la faccia.

In “Coleotteri” affronti molti temi caldi, immigrazione, muri di protezione contro gli immigrati, terrorismo, giochi con il DNA, la situazione americana. In un solo album sei riuscito a mettere tutti gli argomenti che occupano le pagine dei giornali, ma lo hai fatto senza appesantire il risultato finale. Cosa è cambiato rispetto al tuo passato compositivo? A cosa è dovuta questa crescita stilistica e melodica?

Dopo la fine della storia con i Punkreas, ho cominciato a valutare gli aspetti positivi della situazione. Da tempo predicavo la necessità di rivedere completamente i nostri riferimenti culturali e politici, che erano ancora drammaticamente novecenteschi. Tuttavia parlavo al vento. Una volta rimasto solo, e liberato anche dalla necessità di rendere sempre conto a una storia ventennale, mi sono sentito libero di esplorare. Il mio primo lavoro è stato con i libri, non con la chitarra. Per circa sei mesi ho studiato 8 ore al giorno. E ancora continuo, a ritmi meno forsennati. Poi ho cercato di ritradurre in musica quello che mi sembrava importante. Musicalmente ho scelto di mantenere, anzi di intensificare la vena pop. Ho interesse a comunicare, non a ritagliarmi una riserva indiana in cui giocare a fare l’alternativo

Cosa vorresti dire al tuo pubblico? Chi è Flaco Punx? Sicuramente nessuno si aspetta una minestra riscaldata, quindi facciamo finta di partire da zero e parlaci di questo nuovo inizio, prima ne abbiamo parlato dal punto di vista artistico, ora approfondiamo la parte umana.

Sono un sopravvissuto del secolo breve. Sono nato e cresciuto in un mondo che non c’è più. Un mondo bipolare, relativamente semplice e vagamente illusorio. La contrapposizione per blocchi americano e sovietico ha lasciato posto all’esplosione di una miriade di regionalismi, non più unificati dall’ideologia e pronti a trasformarsi in nazionalismi egoistici o aggressivi. L’internazionalismo è morto, e con esso il fondamento a partire dal quale ci sentivamo autorizzati a sputare sulla nostra storia di italiani. Nel frattempo abbiamo avuto lo sconvolgimento del sistema delle comunicazioni (cellulari, internet, social) con conseguenti modifiche nell’autopercezione personale e collettiva. E come se non bastasse la biologia molecolare ci avvicina a un’epoca in cui la riproduzione umana sarà sottratta alla sessualità per essere consegnata ai laboratori di genetica. Intanto, l’ideologia multiculturalista (finanziata con petrodollari) sembra averci fatto smarrire il lume della ragione, facendoci scambiare il dovere di accoglienza con la disponibilità a tollerare ideologie religiose aberranti. Prima ancora che artisticamente, come padre di figli veri e non solo di dischi e canzoni, ho dovuto scegliere tra il rimpianto lamentoso dei bei tempi andati e lo sforzo di capire un’epoca molto diversa da quella in cui sono stato educato. Ho scelto la seconda

Che tipo di rapporto hai con la stampa e le varie webzine?

Mi piace molto interloquire, comunicare, anche polemizzare. Nessun problema quanto a questo, come avrai forse notato dal mio Fb in cui certo le polemiche non mancano. Sono sempre felice di poter dire la mia. E mi piacciono anche i social. Ho necessità di confrontarmi con qualcuno che come me stia cercando il bandolo della matassa. In mezzo a tanti popolani con i forconi che vanno a caccia di Frankenstein, fortunatamente ogni tanto si affaccia qualcuno che ha ancora la capacità di fare qualche analisi, invece dei soliti rutti. Ritrovare un filo di autocoscienza è fondamentale per poter sperare di uscire da questo tritacarne che è l’inizio del millennio.

Quale parte del tuo lavoro ami di più? Il live? Scrivere i pezzi? I video?

Difficile dirlo. La scrittura di testi è una delle parti più importanti ma anche una delle più faticose. Può essere molto frustrante cercare per una settimana le parole giuste per un ritornello e non riuscirci, e andare a dormire con addosso un senso di fallimento che se ne andrà solo quando avrai trovato quelle 10 parole che cercavi disperatamente. E’ l’unica fase del lavoro in cui posso dire che a volte soffro. Per questo sono portato a dilatare a dismisura la fase di preparazione. Mi faccio le finte da solo come i pinguini di Madagascar, aggiungo libri e articoli da consultare su un determinato tema, anche quando so benissimo di avere già tutto quello che mi occorre. Però questa è una fase così piacevole, che la faccio durare il più possibile. E poi c’è il polo opposto, il live, la fine del processo: qui tutta la fase preparatoria si cancella, e resta solo il risultato finale, dove non ci deve essere traccia della fatica, delle notti insonni, delle prove e riprove. E’ come quando cancelli la matita dopo aver dato la china. Bellissimo!

Se ti capitasse di dividere il palco con i tuoi ex compagni dei Punkreas che atmosfera ci sarebbe? Credo che il momento critico sia stato all’inizio e che ora invece ci sia spazio per una rielaborazione matura e senza rancore. Vi sentite o non ci sono più rapporti?

No, non abbiamo rapporti e penso che difficilmente condivideremo lo stesso palco. Le nostre strade si sono divise, umanamente e artisticamente. Dal punto di vista delle relazioni e degli affetti ci sarà sempre la possibilità di un riavvicinamento, perché con loro condivido 25 anni di ricordi ed esperienze, e non si tratta di selfie con gattini ma di situazioni decisamente più intense. Ma sul piano delle scelte politiche e artistiche li vedo avvinghiati ostinatamente a un passato glorioso che non può tornare . Io sono da un’altra parte, ormai.

Come possiamo rimanere sempre aggiornati sulle nuove date e su tutto quello che ti riguarda?

Semplice, trovate tutto sulla pagina FB di Flaco Punx o sul sito della mia agenzia booking, Maninalto! A breve tuttavia mi occuperò di aprire un sito dedicato. E poi….potrebbe essere che ci si ritrovi proprio qui, a fare un po’ di surf su Ondalternativa! A presto!

Autore:

Alessandra Sandroni