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Giöbia – Magnifier

Quando la psichedelia incontra l’hard rock, quando i viaggi spaziali sono accidentati e pieni di buche, quando il gracchiare del sottofondo non passa mai, quando la voce è urlata ma coperta dal rumore: tutto questo è “Magnifier”, album del quartetto milanese Giöbia, un disco che reinterpreta la psichedelia in chiave “stoner” e che riesce, come pochi altri sentiti di recente, ad accompagnare l’ascoltatore in un vero e proprio viaggio.

L’attacco con “This world was being watched closely” ci catapulta in un inquietante scenario: una voce ci comunica di essere osservati da lungo tempo da specie intelligenti, mentre il sottofondo contribuisce a creare un sentimento di tensione come in una colonna sonora.
Il disco prosegue con “The stain”, sicuramente uno dei pezzi più interessanti, con un assolo di tastiera che richiama il prog degli anni 70 e anticipa il passaggio più duro del disco, ovvero i due brani “Lentamente la luce svanirà” e “Devil’s Howl”.
C’è ancora tempo per i 15 minuti di “Materia oscura”, pezzo strutturalmente e per ambientazioni simile a “Echoes” dei Pink Floyd per quanto totalmente diverso in termini di sonorità (oltre che interamente strumentale), prima della chiusura con la title-track “The Magnifier” dalle sonorità più recenti.

I 6 pezzi che lo compongono si prendono tutto lo spazio necessario a nascere, crescere e svilupparsi senza porsi il problema del tempo richiesto a compiere questo processo. Non si pensa ad andare incontro all’ascoltatore e alle sue esigenze, ma gli si fornisce una comoda poltrona di pelle su cui sedersi, rilassarsi e godersi il viaggio.

01. This world was being watched closely
02. The pond
03. The stain
04. Lentamente la luce svanirà
05. Devil’s Howl
06. Materia oscura
07. The Magnifier

Recensione a cura di: Pucc

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