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Darkest Hour – s/t

Tracklist:

01. Wasteland
02. Rapture in exile
03. The misery we make
04. Infinite eyes
05. Futurist
06. The great oppressor
07. Anti-axis
08. By the starlight
09. Lost for life
10. The goddess figure
11. Beneath the blackening sky
12. Hypatia rising
13. Departure

Da Washington DC con furore… Darkest Hour… Ottavo sigillo… Sumerian Records…Scusate ma sono ancora frastornato e mi devo riprendere dall’ascolto ripetuto di questo favoloso CD: ho sempre avuto un debole per la band del fu Kris Norris e anche le ultime derive, seppur non mi avessero fatto gridare al miracolo, mostravano una band alla ricerca di una nuova identità che, finalmente, possiamo dire che ha trovato!

Inizio con "Wasteland", pezzo cattivo al punto giusto che riesce ad aprirsi in melodie vocali sorprendenti e trame chitarristiche ad opera del premiato team Schleibaum – Carrigan; "Rapture in exile" è un pezzo più in vecchio stile Darkest Hour, dove solo al break è affidato uno squarcio di melodia da parte dell’ugola di John Henry, cantante che si mostra maturo nella prova di questo CD. "The misery we make" è un gioiello di melodia scolpito fra trame metal (assoli barocchi, marchio di fabbrica del gruppo, veramente da urlo), che potrebbe trovare estimatori al di fuori della cerchia degli amanti del genere; "Infinite eyes" azzarda strutture melodiche più ricercate ed esibisce vocals più cangianti che ben si adattano alla natura del pezzo. Ma il vero carico da 11 i Darkest Hour lo mettono in tavola con la traccia numero 5: "Futurist", moderno melodic death metal/metal core, dove la melodia la fa da padrona ma con una corazza protettiva di perizia tecnica e melodie che appartengono a un retroterra hard/heavy che sinceramente mi ha ricordato una versione più pesante dei Linkin Park, nel senso che la capacità di assoggettare la materia melodica in fase di scrittura è simile a quella del pluripremiato gruppo ma qui c’è un fondo, un retroterra che non si smentisce e fa sì che le radici rimangano ben salde nel terreno per dare linfa a questa cascata di note (assoli da 10 e lode) che si sviluppa a mò di rigogliosa pianta. Altra mazzata che piove dall’alto nella successiva "The great oppressor", con coda finale che sfocia in melodia e breakdown notevoli; "Anti-axis" si sposta un filo sul versante più emo-core ma ha un ritornello di una pulizia e bellezza disarmante, a mio modesto parere (strascichi tecnici notevoli nella seconda parte della canzone). Vogliamo parlare di una quasi ballata con voce femminile incluse? Eccola, c’è "By the starlight"? Vogliamo altre mazzate con assoli di scuola puro metal? Pronti, c’è "Lost for life".
"The goddess figure" inizia in acustico e risulta essere il pezzo più tecnico/elaborato del CD, con un occhio sempre rivolto alle melodie vocali che si intrecciano con la straordinaria coppia di asce in seno al gruppo. "Beneath the blackening sky" è più death metal e ci fa sentire ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto è forte anche la sezione ritmica dei Darkest Hour.

Le due tracce finali non fanno che confermare le capacità di songwriting del quintetto composto da John Henry (voce), Mike Carrigan e Mike Schleibaum (chitarre), Paul Burnette (basso) e Travis Orbin (batteria): sarò di parte ma a me questo lavoro fa impazzire e in un paio di giorni lo ho già consumato! Da bava alla bocca.
Per me già sul podio 2014.

Recensore: meskio

Autore:

staff