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Parkway Drive – Ire

Come riuscire a restare rilevanti nel panorama oltremodo affollato del metalcore? La domanda se la sono posta i veterani australiani Parkway Drive all’alba del loro quinto album da studio. Non a caso Winston McCall dichiarava in un’intervista “perché qualcuno dovrebbe seguire il tuo gruppo per dieci anni se ogni album è uguale al precedente?”.

E’ proprio sull’onda di queste considerazioni che arriviamo all’ascolto del nuovo Ire, dove i cinque mescolano il classico core con evidenti influenze heavy e power metal con dei risultati tutto sommato soddisfacenti per le nostre orecchie. Gli immancabili breakdown del genere sono molti meno della media, al loro posto abbiamo una struttura di canzoni decisamente più metal classica, così come ben dimostrato dal cantabilissimo singolo Vice Grip. Di sicuro è facile che i “nuovi” Parkway Drive possano alienare coloro che li seguono da anni e, in effetti, nonostante la critica abbia accolto favorevolmente la novità, la reazione del pubblico è stata generalmente meno calorosa. Per quanto mi riguarda la trovo una boccata d’aria fresca che non mi spiace affatto: il metalcore è un genere che se interpretato alla lettera ha davvero smesso di aver cose da dire quindi ogni nuova sperimentazione è benvenuta. Così pure i vocalizzi semipuliti del McCall su A Deathless Song in chiusura son una novità e il nostro tutto sommato se la cava discretamente per essere uno che ha solo cantato in screaming per dieci anni.

Certo, notiamo purtroppo che il resto dell’album non è all’altezza della scrittura dei primi pezzi, la metà tende un po’ a diventare più minestrosa e meno immediatamente memorabile e, ovviamente, i testi non si discostano granché dal generico odio riscontrato in precedenza. Ire si conferma come un primo passo nella giusta direzione sperimentale per un gruppo che era una garanzia del genere e ha deciso, giustamente, di iniziare a cambiare. Buona fortuna a loro.

01. Destroyer
02. Dying To Believe
03. Vice Grip
04. Crushed
05. Fractures
06. Writings On The Wall
07. Bottom Feeder
08. The Sound Of Violence
09. Vicious
10. Dedicated
11. A Deathless Song

Recensione a cura di: Damiano Gerli

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