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Low Derive – Nora

“Nora” è il titolo del terzo EP dei Low Derive, una band punk-rock della periferia di Milano che nel 2013 ha esordito con il suo primo lavoro “Aelita” al quale è seguito poi “Keto” l’anno successivo.

Impressionante la maestria e bravura che questi ragazzi dimostrano in soli (purtroppo) 10 minuti, e dico purtroppo perché una volta che le 3 tracce svaniscono, ciò che rimane dentro è quella brama e desiderio di ascoltarne di più, ma entriamo nei dettagli.

Premessa: curiosando sul loro account di bandcamp, mi è subito caduto l’occhio su un haiku (per chi non lo sapesse, l’Haiku è un tipo di poesia giapponese composta di 17 more) di Sugita Hisajo che la band ha riportato proprio sotto la playlist e che vi svelo intitolarsi La ribellione mancata.

 

Tabi tsugu ya 


Nora to mo narazu 


kyōshizuma

Rammendo calze!

non sarò Nora io, moglie

di un insegnante

 

Andiamo così a scoprire che Nora non è altro che la protagonista di una celebre opera teatrale chiamata Casa di bambola di Henrik Ibsen, drammaturgo norvegese che, trovandosi ad Amalfi alla fine dell’800, scrisse una pungente critica sui tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nell’ambito del matrimonio durante l’epoca vittoriana, diventata poi dramma. Una donna che si ribella al proprio destino e abbandona la famiglia e che, difficile da imitare per Sugita Hisajo, viene rappresentata mentre rammenda le calze, con l’amarezza di un’indipendenza mai davvero conquistata. La copertina dell’album, infatti, raffigura proprio Nora, ma in versione giapponese interpretata da Matsui Sumako nel 1911.

Detto questo, proviamo a esaminare più a fondo questo terzo capitolo che va a chiudere la trilogia di EP dei Low Derive. Nora, sotto la guida attenta della No Reason Records, si apre con Broken Satellites e il suo intro di chitarra alla Blink 182 che colpisce subito, ma il bello arriva quando la voce entra in scena. Devo dire che ho avuto un attimo di defaillance che mi ha portata a ricontrollare subito se stessi ascoltando una canzone dei Low Derive o degli Offspring, la somiglianza del timbro vocale è davvero impressionante. Caso vuole che le prime lyrics che toccano le mie orecchie, mi facciano subito pensare alla connessione col kigo (che in giapponese significa “parola di stagione”) dell’Haiku sopra citato, ovvero l’inverno. Il percorso continua sulle note di Pattern of Lost Connection, dove le power chords non si sprecano e rendono il brano carico di vibranti note destinate ad annidarsi nella testa di tutti gli amanti del genere che sicuramente troveranno questa traccia very addictive! Si va a chiudere questo breve ma intenso cammino, carico di profondi significati, con Kintsugi (termine giapponese che significa letteralmente “riparare con l’oro”. Il Kintsugi è l’arte giapponese di riparare con l’oro gli oggetti in ceramica andati in frantumi. Questo concetto vuole insegnare che da una rottura, una ferita, può sempre nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.) dove i caratteristici riff da punk rock e un cantato in inglese che rasenta la perfezione, non lasciano spazio alla noia e monotonia, ma delineano ancora una volta quel tocco personale che i Low Derive hanno saputo dare a queste tre tracce, forse le migliori finora, riconfermando il made in Italy anche nella scena punk/rock. Gran bel lavoro!

Tracklist:

  1. Broken Satellites
  2. Pattern of Lost Connection
  3. Kintsugi

Recensione a cura di: Tatiana Granata

Riferimenti: Profilo Bandcamp

Autore:

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