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Intervista Cardiophobia

L’alternative rock di matrice inglese si mescola alla perfezione con l’ispirazione al miglior cantautorato italiano in questa band di Rimini di grande talento. Loro sono i Cardiophobia e il loro omonimo album d’esordio è in grado di esprimere tutta l’ansia e il disequilibrio emotivo dal quale scaturisce un insieme di brani che si fanno ascoltare in un colpo solo.


Chi sono e che cosa vogliono comunicare i Cardiophobia?

La Cardiophobia è una malattia, definita come la costante e insensata convinzione di avere un cuore malato, inguaribile ed incurabile. Questa convinzione pone il cardiophobico in un continuo e perenne stato di malessere, di ansia, che condiziona in ogni momento la propria esistenza ed il rapporto con la propria interiorità. Proprio questa interiorità, questa continua lotta con se stessi, e con queste pulsioni, a nostro modo di vedere sono la rappresentazione di una parte delle nostre vite, e trovano spazio nelle nostre canzoni, nelle nostre sonorità, nei nostri testi. Il nostro intento comunicativo trova dunque la sua completa rappresentazione nelle distorsioni, nelle atmosfere, nelle riflessioni delle nostre canzoni, che sono a loro volta la rappresentazione dei Cardiophobia stessi.

Quando e come avete capito che la musica avrebbe fatto parte del vostro percorso di vita?
Per noi, l’incontro con la musica è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Quando più di dieci anni fa ci siamo ritrovati per la prima volta in un umido e maleodorante scantinato, con degli strumenti che strimpellavamo da non più di una settimana, nessuno di noi poteva immaginare cosa avrebbe significato quella particolare giornata. Ma una cosa è più che certa: da quel giorno in avanti non ci siamo più fermati e abbiamo lasciato che la musica entrasse a far parte delle nostre vite, tuffandoci in una meravigliosa avventura che dura ancora oggi. Certamente non si può predire il futuro, ma pensiamo che nessuno di noi si possa immaginare lontano da un palco, poco importa se professionale o scalcinato, se gremito o meno di pubblico.

Ritenete che le band emergenti abbiano il giusto spazio nel panorama musicale italiano?
Dipende da cosa si intende quando si parla di panorama musicale italiano. Se si parla di ciò che la stragrande maggioranza delle persone guarda o ascolta passivamente nelle grandi televisioni e radio, allora rispondiamo che la musica emergente non ha alcun tipo di spazio. Ma basta impegnarsi molto poco per scoprire che la musica emergente italiana sta attraversando un periodo incredibilmente florido e creativo. Che ci sono centinaia di webzine come iThink, RockIt, Shiver, Extra, Mescalina, Jamyourself, (e tante altre) in campo da anni per dare visibilità alla musica nostrana. Che ci sono band on the road da anni ma sconosciute alla massa, le quali non hanno sicuramente niente da invidiare a nessun big. Che ci sono progetti incredibilmente interessanti e sorprendenti, destinati molto spesso a morire sotto il peso dell’indifferenza, della mancanza di lungimiranza, della disparità di opportunità nel comunicarne la validità.

Tra i grandi nomi del rock italiano e internazionale, quali sono quelli che amate maggiormente e, se diversi, quali quelli da cui avete tratto ispirazione?

Il nostro approccio musicale è il risultato di molteplici influenze, alle quali ha contribuito ogni membro della band. Sicuramente le nostre canzoni sono state influenzate dalla scena britannica, e dalla riscoperta di quell’inconfutabile stile un po’ oscuro e dai testi profondi, emozionali, viscerali, tipico dei Joy Division, degli Smiths, dei Radiohead. Tuttavia, anche la scena alternativa italiana ha sicuramente contribuito alla formazione dello stile e del sound dei Cardiophobia, come ad esempio i Verdena. Senza ovviamente dimenticare il lascito del grande cantautorato italiano, nella strutturazione dei testi.

Anche se il rock è il vostro punto di riferimento, avete degli altri generi musicali che vi affascinano e che vi piace ascoltare?
Certamente ognuno di noi ha i propri differenti gusti e le proprie fissazioni con generi diversi. Come tutti gli amanti di musica, andiamo sicuramente a periodi svariando dall’elettronica, al pop, al cantautorato, anche se confessiamo che alla fine torniamo sempre nel tracciato del rock, e delle sue molteplici sfacettature. Inoltre, vogliamo essere ripetitivi: nella scena indipendente italiana, c’è un vero e proprio universo da scoprire.

Nonostante le importanti tappe da voi raggiunte nell’arco della vostra carriera musicale, c’è un obiettivo che vi siete prefissati e che non vedete l’ora di raggiungere?

Certamente le soddisfazioni sono state tante, ma non le vediamo come un punto di arrivo, bensì di partenza. Condividendo il palco con grandi artisti italiani come Giorgio Canali, Linea 77, Roberto Dell’Era, e (prossimamente) Brunori Sas, abbiamo avuto l’occasione di cimentarci con un pubblico molto vasto. Il nostro obiettivo, è di conquistare quel pubblico. Di fare in modo che nei prossimi anni quel pubblico possa accorrere così numeroso ai nostri concerti. Di riuscire a proporre la nostra musica a più orecchie possibili.

Cosa avete in serbo per il prossimo futuro?
I progetti in serbo per il futuro sono tanti. Oltre ai concerti che ci hanno portato e ci porteranno a suonare lungo tutto lo stivale, possiamo anticipare che in cantiere abbiamo la realizzazione di un nuovo videoclip tratto dal nostro album, e l’uscita di un nuovo particolare disco registrato in maniera old-style, del quale sentirete sicuramente parlare. Ovviamente, siamo anche al lavoro sulla composizione di nuove canzoni.

a cura di Alessandra Cavisi
Ufficio Stampa I Think
www.ithinkamagzine.it

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