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Psychopathic Romantics – Bread and Circuses

“Panem et Circenses” ovvero pane e giochi circensi è un’espressione usata nell’antica Roma per indicare le massime aspirazioni del popolo: pane, ovvero cibo per la sopravvivenza; e circo, ovvero distrazioni e divertimento che lo Stato concede sempre volentieri per ottenere consenso e contemporaneamente distogliere la plebe dalla vita politica.

Con questa premessa inizio la mia recensione di  “Bread and Circuses” degli Psychopathic Romantics, band capitanata dall’italo-americano Mario “Dust” La Porta (nato nella provincia di Caserta e cresciuto nel Connecticut),  infatti il contenuto dei testi è spesso politico e di denuncia contro atteggiamenti sia di governi che di popoli che si accontentano di “pane e circo” piuttosto che reagire (il popolo italiano è molto esemplificativo in questo). La volontà di noi italiani di ricercare suoni lontani geograficamente da noi non sempre da buoni frutti, ma in questo caso (forse proprio in virtù del fatto che “Dust” ha vissuto l’America sulla sua pelle e non solo su dischi, libri o film) il riusltato è a dir poco sorprendente, le sonorità così come gli atteggiamenti vocali e lirici di Mario richiamano molto da vicino  la musica americana senza scadere mai un in un patetico scimmiottamento. A sprazzi saltano fuori anche richiami all’altra metà dell’identità di “Dust”: l’Italia meridionale, percettibile nel ricorrente suono di mandolino suonato da Augusto De Cesare e Filippo Jr. Santoiemma (in particolare “Extra special needs guy”) e nel featuring con il rapper  Rob Shamantide alla fine di “Up and Down”. Tra i migliori episodi del disco sono da segnalare la title track e “The Gathering” traccia che si distacca molto dalle altre, molto funebre e tetra sia nelle sonorità che nel testo (io lo percepisco come pessimistico, racconta il punto di vista di chi è al potere e intende impedire, appunto,l’unione dei popoli), la miglior canzone dell’album.

In genere il disco, che esce per la Freakhouse Records ed è quindi il primo lavoro non indipendente della band, è molto piacevole all’ascolto grazie ad arrangiamenti incentrati su sonorità acustiche (l’unica traccia marcatamente rock è “H.ash”) e alla voce dolcemente ruvida di Mario La Porta che ricords l’ultimo Johnny Cash, peraltro omaggiato nel disco con una cover live della celeberrima “Folsom Prision Blues”. Quello che emerge dal disco è una genuina ispirazione e una gran voglia di fare musica e raccontare il proprio punto di vista, cosa che manca alla maggior parte degli italiani che sognano l’america in musica.

01. It’s All for You
02. Bread and Circuses
03. Open up Wide
04. I’ll See You There
05. Einstein Said
06. The Gathering
07. Up and Down (Feat. Rob Shamantide)
08. Extra special needs guy
09. H.ash (Feat. Amaury Cambuzat)
10. Thank You
11. Folsom prision blues (live)
12. It’s All for You (live)
13. Bread and Circuses (live)

Recensione a cura di: Cornelius

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