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Gyze – Black bride

I Gyze sono una band metal giapponese, presentano ora il loro Lp “Black bride”, composto da 11 tracce potenti e pulite, un lavoro che rasenta la perfezione a livello di produzione, brani curatissimi e suonati con tecnica e precisione.

L’album è stato mixato e prodotto da Ettore Rigotti al The Metal House Studio.
L’ascolto di per sé risulta piacevole, sembra un album che descrive il meglio del metal a livello di sound e talento, ma nello stesso tempo tanta perfezione appiattisce il potenziale della band, viene da dire: “Bravi, quindi?”. Canzoni praticamente identiche tra di loro e non perché lo siano, ma l’esecuzione è talmente precisa che viene a mancare la parte più umana della musica.
Forse il brano che più emerge è Honesty, grazie alle voci, per il resto non c’è molto da dire. Bisogna ovviamente riconoscere che i Gyze sono estremamente potenti, veri professionisti, ma la loro furia metal sembra più costruita a tavolino, come la loro immagine. Ecco, la loro immagine e il modo di porsi sicuramente sono la parte più interessante di questa band, non li conoscevo e dalla prima foto che ho visto ho avuto l’impressione di tre belle tope metal … per poi capire che sono tre uomini con fisico e immagine androgini, posture da modella di fama ed esperienza, trucco e capelli curatissimi. Ne nasce un bellissimo contrasto, la potenza del loro sound vs la delicatezza del loro aspetto.

Lo so, bisogna parlare di musica e non della loro immagine … però una volta che hai detto che producono perfezione “vuota” non è che si può aggiungere molto altro, forse compensano questa mancanza di sentimento compositivo ed esecutivo con quello che trasmettono con i loro corpi, forse è questo il messaggio che vogliono portare, questo doppio aspetto dell’essere musicisti. Se fossero donne probabilmente verrebbero tacciati di usare il loro aspetto per fare musica, per loro fortuna sono uomini quindi al massimo vengono presi come creativi ed originali. Onestamente, dopo aver ascoltato il loro disco, sono dell’idea che in effetti debbano usare il loro aspetto, è la parte più interessante e che può colpire.
Torno a ripetere, l’album è ottimo, ma sembrano compiti fatti a casa con molta cura, da secchioni mezzi nerd del metal.

01. Black bride
02. In grief
03. Honesty
04. Insane brain
05. Black shadow
06. Winter breath
07. Twilight
08. Satanic loop
09. Nanohana
10. Julius
11. Asuhenohikari
12. Surface tears

Recensione a cura di: Valentina Ferrari

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