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LOSTATOBRADO – Ahimè

A un anno dal loro esordio con Canzoni contro la Ragione, LOSTATOBRADO torna con Ahimé, uscito lo scorso 12 dicembre via Locomotiv Record con il supporto del collettivo Ramaglie.

La band, composta dai musicisti/sound-designer bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra, presenta un disco che si muove tra le idiosincrasie della nostra epoca con tutte le sue incertezze, le iniquità, ma anche quel bisogno di ricercare il bello nelle cose semplici e forse un po’ dimenticate. Il tutto con uno spirito disincantato (da cui l’espressione interiettiva che è riportata nel titolo) con cui si cerca di affrontare il male attraverso un ritorno, appunto, all’ancestralità campestre.

ph. Marianna Fornaro

Il sound vuole ripercorrere questa dichiarazione d’intenti, riproducendo quella che viene descritta da loro come musica elettroacustica post-agricola.  Nella copertina vestono infatti gli abiti tipici del Maggio Drammatico, uno spettacolo popolare tipico delle zone dell’Appennino Tosco-Emiliano, che già definisce a livello visivo quelli che sono il mood umbratile e la coralità folkloristica presenti nelle otto tracce del disco. Nei giochi tra luci ed ombre, presenti sia a livello sonoro che lirico, il trio ci trasporta in un viaggio in cui si esplorano paesaggi sonori inquieti, incastri di folk, psichelie, elettronica, dissonanze propulsive e suggestioni immaginifiche a metà strada tra l’alienazione e il delirio estatico. All’impianto strumentale del trio (voci, sintetizzatori e chitarra baritona) si uniscono, tra gli altri, tamburelli, ocarine, un organo mesotonico del 1551 e frequenti samples (come il suono di clacson e i richiami da cacciatore). Ma troviamo anche la presenza del mezzosoprano Isabella Gilli (in “Pergole”) e la recitazione del compianto poeta-muratore Sveno Notari con una sua poesia bucolica (in “Sveno”).

Flussi sonori che si intrecciano a ritmi ossessivi, cupi, tracciando ora vortici ipnotici ora distese lisergiche, da cui emerge un finale inaspettatamente pieno di luce e suggestioni che fanno crollare i muri di suono per lasciar trapelare un respiro più arioso, in sintonia finalmente con una ritrovata, forse accecante, armonia (“e ciò di te che è inverno vedrai cadrà” – Cusna)

Un disco molto interessante, che riprende il magnetismo etnografico di Iosonouncane, la dissonanza noise dei Verdena, l’afflato religioso dei CSI. Consigliato!

TRACKLIST

  1. 1.Tane
  2. 2.Auguri
  3. 3.Chiome
  4. 4.(Ancora) Auguri
  5. 5.Sveno
  6. 6.Pergole
  7. 7.Ahimè
  8. 8.Cusna
Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci