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The Cribs – Monk (Roma), 13.04.2026

I tre fratelli Jarman da Wakefield non mollano mai. Sono tornati con il loro nono album in carriera (Selling a Vibe), l’ennesima prova della loro inesauribile prolificità. Per quanto mi riguarda, questo è il secondo loro concerto a cui assisto: la prima volta li vidi come apertura ai Franz Ferdinand una decina di anni fa e, lo dico senza giri di parole, dal vivo li ricordavo nettamente meglio.

Fidatevi: il primo a rimanere deluso sono proprio io.

Nel calderone delle band anni ‘00 e ’10, poco dopo il boom dell’indie da NYC e dintorni, i Cribs erano gli inglesi più americani di tutta terra d’Albione; palesando le loro influenze soniche e powerpop che, ahimé, non li hanno mai resi influenti quanto altri loro colleghi. Nel mio piccolo però ho sempre ritenuto che i Cribs fossero l’esatto riassunto di quel periodo, proprio per questa loro versatilità, anche se gli ibridi evidentemente interessano meno al grande pubblico.

Nonostante ciò, nella loro sottovalutata ma inarrestabile carriera i fratelli Jarman hanno sempre droppato delle hit: in ogni disco hai la garanzia di trovarne almeno una. Dall’ultimo disco pezzi come “Dark Luck” con i suoi irresistibili stop-and-go e la più strokeseggiante “Never The Same”, sono stati inseriti non a caso nella scaletta del concerto del Monk.

E allora perché questa delusione?

Il concerto è filato via liscio: tutto molto rock’n’roll, pochi fronzoli e niente bis. Perfino la scaletta era eccellente, capace di spaziare tra i momenti migliori della loro discografia. A funzionare meno, invece, sono stati l’acustica, i suoni e le intonazioni: Ryan quasi sempre fuori tono e affaticato (forse hanno dato tutto nella data milanese della sera prima?), Gary un po’ meglio ma con situazione simile. Non hanno aiutato anche i volumi del Monk con un basso che sovrastava un po’ il tutto per un’ora e dieci minuti di concerto.

Spero di non dover attendere altri dieci anni per rivederli e magari ritrovare, in mezzo al rumore e alle imperfezioni, quella scintilla che ricordavo così viva. Perché certe band non smettono davvero quando suonano peggio: smettono quando smetti tu di riconoscerle.

gallery a cura di Federico Mantova

 


Scaletta:

  1. Dark Luck
  2. I’m a Realist
  3. Hey Scenesters!
  4. I’m Alright Me
  5. Summer Seizures
  6. Never the Same
  7. We Share the Same Skies
  8. Running Into You
  9. A Point Too Hard to Make
  10. City of Bugs
  11. Direction
  12. Burning for No-One
  13. Come On, Be a No-One
  14. Looking for the Wrong Guy
  15. Be Safe
  16. Men’s Needs
  17. Mirror Kissers
  18. Pink Snow
Immagine che rappresenta l'autore: Charlie Fuzz

Autore:

Charlie Fuzz