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Intervista Monolith

Abbiamo incontrato il quartetto grunge rock emiliano, reduce dalla pubblicazione del full-lenght d’esordio “Even More”. Sogni nel cassetto, utopie, paradossi e una buona dose d’ironia per vivere con leggerezza, ma anche coraggio, questi tempi nefasti.

Ciao ragazzi e benvenuti! “Even More” mostra la vostra appartenenza al panorama nazionale senza escludere però elementi evidentemente esterofili. Come si è costituita la formazione e cosa vi ha indotto a scegliere il genere rock?

La line-up definitiva, cioè quella che comprende rispettivamente Riccardo alla batteria e Enrico al basso, è abbastanza recente, settembre 2013. Max e Andrea, rispettivamente chitarra e voce, suonavano insieme già da anni. Ciò che ci ha unito sono stati gli ascolti comuni e la voglia di comporre musica. Fare rock non è stata una scelta ma una conseguenza di ciò che siamo interiormente.

Il panorama rock italiano, ma anche quello internazionale, è notevolmente più intasato di gruppi rispetto al passato. Quali sono le principali difficoltà che si incontrano quando si decide di voler pubblicare un disco nel nostro Paese?

Le difficoltà ci sono, ma derivano più che altro dall’editoria. Come dici tu, c’è sovraffollamento di band e di conseguenza c’è sovraffollamento di etichette, di studi, di uffici stampa… insomma, di persone pronte, dietro lauto compenso, a spianarti la via della pubblicazione. C’è da stare attenti. Bisogna decidere se fidarsi dei passaparola oppure no. Bisogna leggere attentamente ogni foglio che si firma. Bisogna scendere a compromessi (che è un modo carino per dire che si fa quello che pare a loro) con la SIAE. Finisci per diventare un impiegato. Poi quando è tutto finito sei di nuovo un artista, orgoglioso di essere stato un impiegato per un mese o due. Se non uccide, fortifica.

Da dove nasce la scelta di cantare in inglese? È sempre stata una mossa ponderata fin dagli esordi o avete deciso di imboccare tale strada dopo aver tentato anche con il nostro idioma?

Andrea, voce chitarra e compositore del gruppo, ha sempre cantato e composto in inglese. Per il tipo di canto, molto trascinato e tagliato e per le sonorità utilizzate, la fonetica inglese è molto più adatta.

Visto che non tutti in Italia sono anglofoni, ci dite quali sono le tematiche che avete scelto di accostare al sound granitico dell’album?

“Even More” è un album molto intimo, parla di esperienze ed emozioni vissute, di tutto ciò che la vita ci pone davanti come problema o sfida. Amore e odio sono i temi che comandano e dividono la vita e di amore e odio i Monolith cantano. Nulla di troppo astratto concettualmente, il cantato deve emozionare, deve arrivare immediatamente all’ascoltatore. Ognuno può immedesimarsi nei testi a proprio modo.

Siete di Modena e provincia. In base a ciò, cosa potete dirci della situazione musicale underground della vostra zona?

Band, cantautori e artisti non mancano dalle nostre parti. Solo a Pavullo, il nostro paesotto di 15.000 abitanti, si contano più o meno una dozzina di band. Abbiamo una fantastica accademia musicale, il Music Factory e svariati progetti nascono e muoiono in continuazione. La situazione sembrerebbe rosea ma la verità è che ovviamente tutta quest’arte che i giovani vogliono esprimere trova sporadicamente zero appoggio dagli enti più importanti e da quelli che avrebbero le possibilità di promuovere e incentivare locali ed attività musicali, vedi il nostro comune.

Ci sono band indie che vi piacciono che vi andrebbe di segnalarci ?

E’ in dirittura d’arrivo il disco dei “Goldsmack” (ex The Villains) tutti quanti nati e cresciuti a Pavullo come noi. Un altro gruppo underground della nostra zona con il quale abbiamo anche una collaborazione con il violinista, Fausto Cigarini, sono i Reverie (ex Undercover Brothers). Molto validi, di Carpi, anche “Le Mura di Moss”, di Modena “My Speaking Shoes” e “Fakir Thongs” e di Bologna i “Cani dei Portici”.

Ogni band vive le proprie prove musicali in modo molto differente. Per alcuni è un momento speciale, per altri addirittura quasi un rito, un momento prezioso di aggregazione, e c’è poi chi vive le prove malissimo, quasi come un mini-parto o, più freddamente, come un vero e proprio lavoro. Per voi cosa significa fare le prove insieme?

Per noi provare è una cosa veramente normale: se vuoi suonare e suonare bene devi provare, se vuoi scrivere canzoni devi provare. Noi quattro ci conosciamo da una vita ormai, la sala prove diventa anche sala pizza, sala sigarette e sala giochi. Nella sala prove nasce tutto, progetti e musica. La sala prove è come humus per una band che vuole veramente fare qualcosa di importante.

E’ possibile creare un disco speciale senza una solida amicizia alle spalle o, quantomeno, si necessità di bisogni, scopi o disagi comuni?

E’ una domanda alla quale non sappiamo rispondere. La nostra realtà (Pavullo) ci impone di conoscere praticamente tutti in ambito musicale. Chiaramente uno scopo comune nella band ci deve essere altrimenti se si seguono obiettivi diversi prima o poi ci si sfalda. Onestamente, crediamo sia possibile creare un disco tra musicisti non amici da anni, se quello che li accomuna è la passione per quella che è la musica che poi dovranno suonare.

Quale ruolo attribuite ai social network e ad internet in generale in merito alla diffusione della vostra musica?

I social al giorno d’oggi sono molto importanti, ovviamente ci sono lati positivi e lati negativi. Quello che notiamo di più è che molte persone seguono il nostro gruppo magari solo per l’immagine che diamo e come ci poniamo e meno per la musica, ma questo probabilmente è un problema a monte.

Come si muoveranno adesso i Monolith? Cosa c’è all’orizzonte ?

Ovviamente stiamo cercando di promuovere al meglio il disco, farci conoscere da gente veramente interessata ma non abbiamo la presunzione di piacere a tutti. E’ presto per parlare di futuro, cercheremo di raccogliere il più possibile da questo disco d’esordio e se saremo soddisfatti, sicuramente proseguiremo sulla nostra strada. I cambiamenti ci saranno senza dubbio, l’esperienza serve anche a questo, apportare novità in ciò che si propone.

Grazie per questa intervista! Prima di salutarci potete dirci come trovare i Monolith sul web?

Grazie a voi! Potete trovarci su Facebook: /Monolithrock e sul nostro blog, monolithrock.tumblr.com; Potete ascoltare il nosotro Even More su iTunes, Spotify e Bandcamp!

A presto!

Andrea, Max, Enrico e Riccardo

Autore:

Alessandra Sandroni