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Intervista FOGG, APNEA RELEASE PARTY – CARACOL (Pisa) 07/04/2023

FOGG APNEA RELEASE PARTY @CARACOL (PISA) – 7/04/2023

A cura di Alessandra Sandroni

Il 7 Aprile al Caracol di Pisa si è tenuto il release party di “Apnea”, il nuovo disco di Alberto Baroni, in arte FOGG. Il musicista toscano classe ’92 ha, per l’occasione, invitato ad esibirsi insieme a lui amici musicisti per quella che a tutti gli effetti si è trasformata in una bella festa con artisti emergenti del territorio.

Ad aprire la serata UNA, band vincitrice del premio “Ernesto De Pascale” al Rock Contest di Controradio per la miglior canzone con testo in italiano. Interessante e suggestivo il duo formato da Arianna Lorenzi e Francesco Tommasi, ha scaldato il palco con un sound minimale ma avvolgente. A salire sul palco insieme a FOGG c’erano Tancredi Lo Cigno (batteria), Andrea Baroni (chitarra), Ginevra Guerrini (voce) e Giulio Beneforti (basso) che hanno riarrangiato i pezzi di Apnea in una chiave più “rock”, senza snaturare per questo i brani. Divertente e coinvolgente, il live di FOGG ha visto anche un duetto con Ilaria, terza classificata all’ottava edizione di X Factor, la talentuosa cantautrice fiorentina ha da poco rilasciato il suo ultimo singolo, “Mare”.

Molto suggestiva la scenografia che ha accompagnato il live dell’esordiente FOGG, che ha pensato di proiettare durante l’esibizione il video di un sub in esplorazione dei fondali marini. Un filo diretto di immagini e musica che hanno trascinato i presenti, facendoli divertire ed emozionare al tempo stesso. A chiudere la serata l’aftershow con GRUVY DJ, che ha fatto ballare tutti i presenti fino a tardi.

Prima dell’inizio del concerto ho avuto modo di scambiare qualche battuta con Alberto, per conoscerlo meglio e parlare del nuovo disco. Qui di seguito la nostra chiacchierata.

Ciao Alberto come stai?

Bene grazie!

Raccontami un po’ di te, sei di…?

Io sono di Pontedera, ma mi sono trasferito da poco a Firenze.

A Firenze hai fatto il conservatorio?

Esattamente

E di che anno sei?

‘92, C’ho trent’anni.

Non so perché ma pensavo fossi più giovane

Anch’io..speravo!

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Raccontami il tuo percorso fino a qui, come ti sei formato a livello musicale? So che sei partito dall’Accademia..

Si, la Scuola Glenn Gould di Pontedera fino ai quindici anni, ho preso lezioni private di sax, cose normali come fanno tutti i ragazzini.. poi mi sono iscritto a Firenze al conservatorio, ho fatto dieci anni di Conservatorio dal 2006 al 2016,  mi sono laureato e da lì ho iniziato a suonare e lavorare in diverse formazioni ma così, occasionalmente, nel frattempo facevo mille lavori, mille cose e poi contemporaneamente al discorso conservatorio ho iniziato a buttare giù un po’di idee musicali ma senza nessun progetto. E quello è stato il momento in cui partito Fogg, sostanzialmente. Perché avevo conosciuto Andrea Ciacchini, che è il mio produttore, che lavora allo studio Sum di Lari (dove è stato registrato Apnea, ndr) e insieme abbiamo lavorato per diversi anni ai pezzi e adesso eccoci qua.

A che età ti sei avvicinato alla musica classica?

Ho iniziato a suonare il sax, per caso, a otto anni

Di solito si comincia con la chitarra o la batteria…

Si, infatti io volevo fare batteria ma non c’era il maestro, allora mi hanno chiesto che strumento vuoi fare? E ho risposto il sax, a caso. L’ho portato avanti così, poi a quattordici/quindici anni un insegnante mi ha proposto di provare un percorso più serio. Mi sono buttato, ho provato il conservatorio, mi hanno preso (era a numero chiuso all’epoca) e lì mi sono affacciato alla classica, ho fatto il sax classico. Poi è a sedici/diciassette anni che mi sono appassionato alla musica, alla teoria che poi mi ha spinto ad entrare nel mondo di questo strumento fino a fine conservatorio. Quindi poi con una buona base di pianoforte, teoria, il sax, ho iniziato a sbizzarrirmi nella composizione di musica e a fare ciò che mi piaceva. L’inizio è stato casuale, è da adolescente che è nata la passione.

Parlando invece del disco si nota subito che il sound è abbastanza variegato, passi dall’elettronica a influenze di cantautorato, black music…

Si assolutamente, è come se fosse quasi una playlist. Questo perché è stato scritto in molto tempo. Quando ascolto la musica sono molto settoriale, ad esempio per una settimana ascolto solo “tizio chitarrista” poi vado in fissa con De André, poi vado in fissa con i Verdena.. sono abbastanza onnivoro come generi musicali, però ascolto sempre la stessa cosa per una settimana, quindici giorni o un mese e quindi quando scrivo questi ascolti li ributto in quello che faccio, quindi nel tempo le migliori canzoni che ho selezionato inevitabilmente sono tutte fotografie di periodi diversi. E’ questo il motivo sostanzialmente.

L’idea di fare un album dunque è nata dopo che avevi già una serie di brani pronti o c’è stata fin dall’inizio della composizione dei pezzi?

Io avevo della musica strumentale, nata così, giocando al computer diciamo. Poi ho conosciuto Andrea che mi dice che c’è margine per scriverci canzoni ed inizio a farlo in previsione di un disco. Ne ho scritte una cinquantina, una sessantina in cinque anni eh, non sono molto prolifico, e poi abbiamo scelto i migliori nove.

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Gli arrangiamenti sono tutti tuoi?

Sono scelte stilistiche che abbiamo fatto sempre io e Andrea, abbiamo avuto anche molti musicisti.

La band che ti accompagna stasera lavora sempre con te?

Sono accompagnato dalla band stasera perché è un occasione speciale. Questa è la festa del disco, a Pisa, dove ho un po’ di conoscenze, un po’ di amici, e per questo è una formazione speciale che difficilmente posso portare in giro, per motivi puramente pratici, tecnici. Io da artista indipendente, emergente, quando vado nei posti non posso pretendere di avere il palco grande, il fonico a disposizione, il pernottamento per cinque persone, diventa impegnativo. Quindi io da sempre mi sono organizzato per suonare da solo: ho il computer che mi aiuta quando non riesco a suonare tutto, ho tastiera sax e voce.

Il 13 Aprile all’Hug di Milano con quale formazione ti presenterai?

A Milano suonerò da solo, per i motivi pratici di cui ti parlavo prima.

Ho ascoltato la puntata che hai registrato insieme ad Emma del Format di Pulp dischi, Fram(m)enti, e hai dichiarato che quella per te è stata “la prima vera luce dopo l’abisso della pandemia

Io in quel periodo stavo scrivendo a nastro e rimasi bloccato, non potevo più suonare.

Ha influito questo periodo nella tua scrittura?

Si, ci sono un paio di pezzi che derivano da quel periodo. “Peccato” e un pezzo che non è nel disco ma, se sarà, lo inseriremo nel prossimo. Sono molto affezionato a questa canzone e la suonerò anche stasera anche se non è nel disco.

E perché è rimasto fuori?

Perché l’ho scritta quando avevo già il disco in lavorazione e non era più il momento di aggiungere brani. Noi abbiamo registrato i brani in maniera sistematica, quando le pre-produzioni erano pronte abbiamo registrato tutte le batterie, tutti i bassi, poi l’orchestra, i pianoforti, capito? In una settimana abbiamo registrato ogni famiglia di strumenti a gruppi per motivi essenzialmente pratici. E quel brano ormai era fuori e…

Te lo tieni buono per il prossimo..

Si me lo tengo buono.

Il brano che ti diverti di più a suonare?

Sicuramente “S(h)it!”.

Me lo immaginavo

Si perché è  il brano dove mi lascio un po’ andare. Ho tante canzoni molto cerebrali, provate, sentite. Molto elaborate, ci sono tanti strati mentre quello è un pezzo dove ho detto proprio “ok, ora divertiamoci”.

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A mio avviso il brano è appunto molto divertente dal punto di vista del sound che è fresco, allegro, mentre il testo sembra che si contrapponga un po’ a questo atteggiamento spensierato. Tu dici, per esempio “spero di non rovinare la bella serata con questi tre suoni del cazzo/ cosa ci faccio su questo palco

Esatto, è un testo irriverente, perché sostanzialmente mi andava di mandare a quel paese tutti, così, cantando. Poi io sono molto legato al suonare dal vivo e ho sempre trovato molta difficoltà nell’andare a suonare. Non tanto perché non c’è modo di farlo ma tanto perché quando vai “eh ma però, quello non va bene” mi mettono un sacco di paletti, che con la pandemia sono anche aumentati e quindi.. capito, spero di non rovinare la bella serata con questi tre suoni del cazzo (ride, ndr). E’ un po’ la descrizione di una persona che vuole andare a suonare, a divertirsi a volte senza fronzoli.

Per quanto riguarda la dimensione live, essendoti spostato a Firenze, noti che sono aumentate le possibilità di suonare?

Assolutamente sì.

Qua nel pisano ormai non resta quasi niente…

Eh si, nel pisano ormai non c’è più niente. Anche perché è una città più piccola…

Però una volta c’era più interesse verso la musica, pensa al Metarock, lo stesso Caracol ora ha ripreso un po’ con la musica live ma si è dovuto spostare. Non ci sono praticamente più locali dove suonare.. bisogna spostarsi a Livorno adesso.

Esatto si, paradossalmente adesso per suonare bisogna andare a Livorno, sono d’accordo con te, e a Firenze ci sto solo da sei mesi ma in generale è più facile trovare persone inserite nell’ambito musicale, e si innescano una serie di contatti che poi ti portano magari a suonare.

Ti sei mai sentito limitato dalla formazione classica che hai alle spalle?

Si certo, è uno dei motivi per cui ho scirtto S(h)it. Venendo da questo mondo sono molto affezionato ad alcune citazioni, riferimenti, consuetudini, sonorità che mettono le radici nella musica colta. Certi passaggi armonici, certe soluzioni che si trovano nei miei brani sono molto classiche. E a me questo mondo piace, lo rispetto, ci sono affezionato e lo visito, ci faccio delle passeggiate dentro. Allo stesso tempo, dopo aver scritto cinque, sei brani da ascolto e non da “fisico”, avevo bisogno di qualche canzone che oltre ad andare al cervello andasse un po’ anche al movimento. Canzoni diverse, senza per forza dover dire qualcosa di complicato. E mi sono divertito a fare quella cosa lì.

Una curiosità, il disco si apre con delle coordinate, che sono andata ovviamente a cercarmi su Google Maps e..

No però non te la posso dire questa cosa perché sennò poi me la vai scrivere! (ride)

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No allora, ti giuro, non la scrivo.

Si, l’ho messo apposta per far si che chi è incuriosito si faccia la sua ricerchina ed entri un po’ in questo mondo.

(dunque mantengo la promessa e voi andatelo a cercare, ndr)

Parlando invece di Apnea, ci sono molti riferimenti al mare

Si, brava, c’è il mare in questo disco. Anche la copertina è un fluido, ricorda l’acqua. Sono molto affascinato da tutto questo. Mi piace molto andare al mare, fare lunghi bagni, sono incuriosito proprio da questa tecnica dell’apnea, del trattenere il fiato. La canzone che si chiama Apnea è una delle primissime che ho scritto ed è rimasta perché ancora oggi mi convince, nonostante sia una canzone scritta da un autore acerbo continua a convincermi, mi piace. Sono sei anni che l’ho scritta e mi piace ancora.

Punti di riferimento musicali?

Sicuramente Radiohead, Bon Iver, Verdena.. anche se poi io non sono né uno né l’altro, anche se poi i miei ascolti vanno lì. Mi piace molto anche Vasco Brondi, i primi dischi in particolare. Mi piace molto anche Lucio Corsi e mi sto affezionando ai maestri delle parole, li invidio molto. Tutti Fenomeni mi sta piacendo molto. E poi molto della classica.

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Hai altre date in programma a parte il 13 a Milano?

Ci stiamo lavorando, il mio calendario è in continuo aggiornamento e sicuramente questa estate usciranno date. Il mio obiettivo è non fermarmi mai e suonare. Per me Fogg è Fogg quando si esibisce sul palco. La parte social mi sta stretta e la sento anche fine a se stessa.Mi piace fare musica a contatto e voglio fare questa cosa qui.

Allora in bocca al lupo per stasera, si prospetta una bella serata

Grazie, si sarà divertente, sarà bello avere la band, sono tutti ottimi musicisti e sono davvero contento di suonare con loro.

 

Autore:

Alessandra Sandroni