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ROCK IN LIRI – XII edizione – Isola Del Liri (Fr), 26-27 giugno 2026

Ogni anno che passa, nel fare il bilancio di questo festival che ci dà l’immenso piacere ormai da qualche tempo di esserne media partner, ci sale un certo groppo alla gola se ci guardiamo indietro e ripensiamo a quanta strada è stata fatta nell’arco di un decennio o poco più. Passo dopo passo, gli organizzatori hanno creato un tessuto a maglie fittissime in grado di connettere un pubblico ormai affezionato a nuovi partecipanti, richiamati all’appello grazie ad una line-up sempre fresca che alterna interessanti proposte più o meno emergenti, affiancandole a grandi nomi della scena alternativa internazionale.

Rock In Liri, infatti, si conferma anche per questa sua XII edizione come una delle realtà più autentiche e genuine che esistano – e ci permettiamo di dirlo senza troppe riserve – non solo a livello locale, ma in tutta la Penisola. C’è tanto sudore dietro, tante notti insonni, ma soprattutto tanta passione nel voler realizzare qualcosa che possa restare nel cuore di chi ne prende parte e riposizioni la musica al centro della scena. Nel primo afoso weekend di fine estate, la città di Isola del Liri nel Frusinate torna a farsi scenario di un’orchestrazione musicale a più atti, spalmata lungo due giorni, che si dirama nelle varie location del centro fra vicoli, piazze e gallerie. Spettacoli acustici al tramonto, dj set che hanno coperto una variegata pletora di mood, e tante grandi belle scoperte.

Partiamo proprio da una di queste, ovvero i Delta Del Rio che hanno aperto la programmazione della prima serata nella piazza principale del paese con il loro folk slowcore pieno di limpide e carezzevoli melodie. La band (composta da una voce/chitarra maschile, basso, batteria e un duetto di voci femminili) ci accompagna in un viaggio che unisce l’intensità cantautorale a soavi uptempo dall’incedere più vivace. Da fan di Sharon Van Etten, ho apprezzato davvero molto la loro versione di “Every Time the Sun Comes Up”. C’è stato un perfetto continuum tra le loro sonorità e quelle dell’artista che poi li ha seguito (tanto che infatti sono tornati insieme a lui per fare una cover di “I’m On Fire” di Bruce Springsteen). Stiamo parlando di Wrongonyou, al secolo Marco Zitelli, che avevamo scoperto proprio grazie a Rock In Liri in una delle sue primissime edizioni più di dieci anni fa. Si presenta sul palco solo con la sua chitarra e il synth, e una sua voce che fa venire i brividi anche a chi si è sudato già pure l’anima. Veniamo catturati dall’atmosfera raccolta e trasognata con cui Marco riesce a far dialogare un’intimità soul profondamente struggente e un minimalismo elettronico dipanato tra le tastiere e l’effettistica vocale.

Dopo di lui, gli headliner di questa edizione sono stati un gruppo che non ha bisogno di troppe presentazioni: i Tre Allegri Ragazzi Morti. In Ciociara li avevamo già ospitati anni fa, ma stavolta è stato diverso. Si prova un’emozione pressocché impareggiabile quando si vede salire sul palco del festival di un paesino della tua provincia immerso nel ridente centro-sud la band con cui sei letteralmente cresciuta e che hai visto esibirsi live in ogni contesto possibile.

Con il loro sempre incredibile sptaculo de la vida, incredibile sptaculo de la muerte ci fanno cantare a squarciagola gli inni generazionali che ci hanno regalato in oltre trent’anni di carriera, e che ci hanno aiutato ad esorcizzare alcuni dei momenti topici nella nostra lotta interiore dall’adolescenza all’età adulta. Diversi, ma in fondo tutti uguali in quel carnevale di maschere grottesche e personaggi buffi che popolano l’immaginario delle loro canzoni. La scaletta ha dato ampio spazio a momenti storici (“Mai come voi”, “Il principe in bicicletta”, “Occhi bassi”, “Alle anime perse”, “Fortunello”, “Ogni adolescenza”, “Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll”, “La mia vita senza te” ovviamente insieme a Marcella, che torna anche per “La tatuata bella”), passando per i capitoli del passato più prossimo in cui emerge tutto il loro lato sperimentale (“In questa grande città” che sfocia in una versione dalle sonorità della cumbia di “Bella Ciao”. E non manca, ovviamente, un’incursione dall’ultimo disco( Garage Pordenone, ndr) con “La sola concreta realtà. Il trio friulano (accompagnato da Andrea Maglia da ormai qualche anno) tocca le nostre corde più profonde per quella loro autenticità e generosità d’animo che traspare limpida nei loro occhi dietro le maschere. In un’epoca di sovrastrutture e contrabbando dell’arte con le piattaforme, vedere quegli sguardi ti da davvero la misura di tutto

La seconda serata è stata invece all’insegna di una sorta di revival dei generi; una sorta di rassegna che ha sciorinato umori darkwave con i Les Longs Adieux e i Back For Death, derive midwest con i F.A.M.E. e punk old school con i Delinquents.

Ma i veri protagonisti del sabato di Rock In Liri sono stati i Weird Bloom, band capitolina ci cattura immediatamente appena sale sul palco per il loro look anni Settanta e un’attitudine alle stelle, anche prima di iniziare a suonare. Ma bastano davvero pochissimi istanti per confermare le nostre prime impressioni. Due chitarre isteriche, un basso mordace, una batteria rutilante e un frontman istrionico: questi gli ingredienti per un set che ci trasporta quasi in un’altra epoca, ma senza mai dare l’impressione di essere la versione posticcia di qualcosa. Interpretano le vertigini rock’n’roll, venandole di hard blues, in un modo che sottolinea un notevole gusto nelle scelte stilistiche e nelle doti performative della band. Ci vuole un pizzico di coraggio e soprattutto tanta bravura nel ripescare dal passato senza dare l’idea scimmiottare o addentrarsi in una missione nostalgia. Coinvolgono tutto il pubblico, scendendo in mezzo a noi, ballando insieme a noi, e facendoci sedere a terra per un finale catartico di saluti (oplà, signora mia rialzarsi poi, ma ne è vasa la pena).

Anche quest’anno concludo il report ringraziando chi fa parte di questa incredibile squadra del Rock In Liri a nome mio, ma anche a nome di tutta una Provincia che si trova a soffrire una triste mancanza della scena live.

Long Live Rock In Liri!

Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci