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Quicksand - Interiors

Era il 1995 quando i Quicksand diedero alle stampe Manic Compression, che insieme a Slip (1993) rappresenta una gemma indiscussa nel panorama post-hardcore americano negli anni in cui New York era il centro propulsore della scena musicale in cui videro la luce i Gorilla Biscuits, il mito di tutti i giovani musicisti con il metallo nelle vene, presso cui Walter Schreifels fece la sua sudata gavetta. Dallo scioglimento dei Gorilla Biscuits nacquero i Quicksand, che, vista la produzione incendiaria di quel loro primo mezzo decennio di vita, lasciavano presagire dei fuochi d’artificio al tritolo. Ma le premesse gettate in quegli anni non riuscirono mai ad andare oltre il fomento concitato e si rivelarono poco più che un fuoco di paglia. Tuttavia, un fuoco che non è stato affatto difficile ravvivare neanche dopo screzi, tentativi di reunion andati male e più di un ventennio a separarli. Il calore è esattamente lo stesso di ventidue anni fa, con le fiamme rese leggermente più flebili dal tempo, ma con una potenza che non fa invidia a quei ’90 di dannazioni grunge e graffi di chitarre che dilaniano l’anima.

Con questo spirito, ravvivato ma mai estinto del tutto, i Quicksand tornano a far bruciare gli spiriti con la propria luce (non è un caso forse che la tracklist si apra proprio con un brano come “Illuminant”), creando un album che si muove con agilità e piglio tra sonorità composite, ma tutte armonizzare sulla stessa lunghezza d’onda e sotto la supervisione esperta del produttore Will Yip (nome di spicco nell’ambiente post-hardrock). Le dodici tracce che compongono il disco si muovono tra venature emo di vecchia data (come ad esempio in “Normal Love”) e incursione post-punk (“Sick Mind”, “Feels Like a Weight Has Been Has Been Lifted”), tra psichedelie stoner (“Hyperion”) e virate shoegaze inaspattate condite da strappi acidi fatti di riff elettrizzanti di chitarra e groove di batteria preponderanti come nei bridge di “Cosmonauts” e “Interiors”, brano centrale dell’intero lavoro in tutto e per tutto, non solo perché posto a metà della scaletta o perché dà il nome al disco, ma proprio a livello concettuale: rappresenta l’interno da riscoprire e le sonorità con cui farlo.

Ventidue anni di distanza significano molto. Ma la voce da eterno ragazzo di Walter è ancora lì (un timbro alla Casabancas ma meno nervoso e più ovattato), come lo è anche la loro indiscussa bravura nel creare strutture ritmiche in continua progressione. Caratteristica, questa, che trova in Interiors una naturale maturazione con la presenza molto più incisiva rispetto ai lavori precedenti di dilatati intermezzi musicali (di cui le due tracce totalmente strumentali “>” e “>>” ne sono esempio massimo).

Con l’augurio di non dover aspettare altrettanto tempo per ascoltare un nuovo album, diamo il “bentornati” ai Quicksand!

 

Tracklist:

  1. Illuminant
  2. Under The Screw
  3. Warm And Low
  4. >
  5. Cosmonauts
  6. Interiors
  7. Hyperion
  8. Fire This Time
  9. Feels Like A Weight Has Been Lifted
  10. >>
  11. Sick Mind
  12. Normal Love

 

A cura di: Francesca Mastracci

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata

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