All'attivo ormai da circa vent'anni, i piemontesi If I Die Today hanno da poco pubblicato il loro quinto album in studio, I Felt Nothing, che arriva come prosecuzione naturale del precedente The Abyss In Silence (2022), concept album dedicato al lutto e all'elaborazione della perdita.
Il disco, uscito lo scorso giugno in coproduzione tra sette etichette (Tifone Crew, Vollmer, Flamesdontjudge, Shove Records, Poison Hearts, Oltraggio Produzioni e Masseria Autogestita), suona come il capitolo più ponderato e messo a fuoco della loro discografia, muovendosi su un continuo incastro tra tensione e rilascio, che conferma gli If I Die Today come una delle realtà più solide nel panorama post-hardcore italiano

Undici tracce, per poco più di mezz'ora, suggellate da un outro nella conclusiva "Tar" che chiude l'album con l'urlo reiterato di "We Are Nothing But The Memory of Someone Else" (insieme a Santa degli Infall). Una chiusa che sembra dematerializzare ogni cosa e che ci riconduce al fulcro del disco: tutto è niente. "I Felt Nothing" suona come un nichilismo senza redenzione, una riflessione sull'anestesia emotiva prodotta dal sovraccarico di stimoli della vita contemporanea, un malessere ormai endemico. Tale senso di vuoto trova eco anche nella copertina, curata da Alberto Becherini che ritrae una testa senza volto, in bianco e nero, scavata e attraversata dalla scritta vergata in rosso del titolo.
Ma facciamo un passo indietro, il resto del lotto dal punto di vista musicale riprende quelli che sono i punti di forza della band: riff angolari, batteria torrenziale in piena enfasi poliritimica, venature, sludge suoni intransigenti che si sposano alla perfezione con il growl del cantante (Marco Fresia) in gado di alternarnare disperazione, rabbia e sfinimento, restando comunque fulcro del trasporto emotivo anche nei passaggi più abrasivi.
Già la traccia opener "Lungs" è indicativa delle sonorità che cospargono il resto della tracklist, come "King" e "Cowards" che ne raccolgono l'eredità. Tra la frenesia devastante, però, in questo disco si fanno strada, in maniera anche abbastanza inedita per la band, aperture melodiche con leggere virate verso l’emocore, come nel caso di "Isolation" e "Light", primo singolo estratto per anticipare il disco.
Un altro dei brani che vale la pena isolare è poi "Rachel", oltre che per essere strutturalmente una lunga cavalcata in progressione, anche per la materia che tratta. Il pezzo, infatti, è dedicato a Rachel Corrie, attivista americana morta nel 2003 nella Striscia di Gaza mentre cercava di impedire la demolizione di un'abitazione palestinese.
Un bel disco, insomma, pieno di rabbia e contemplazione, presa di coscienza e bisogno di annientare quel nulla dal quale ci stiamo lasciando irrimediabilmente invadere.

TRACKLIST
- Lungs
- King
- End (feat. Mare)
- Dark
- Monsters (feat. Alex Rope)
- Rachel
- Isolation (feat. Papero Tons)
- Light
- Cowards
- 1984
- Tar (feat. Santa Infall)