Ieri è stato il 31esimo anniversario di quel disco incredibile che è (What’s The Story) Morning Glory? degli Oasis e quasi ha fatto più scalpore dell’anniversario pari dello scorso anno. Probabilmente a causa di tutto l’hype e il polverone che si è alzato circa il loro tour europeo, sul quale non ho voluto fare un video perché trovo abbastanza squallido questo sistema di ticketing e non mi va di entrare in merito. Preferisco piuttosto concentrarmi sulla musica e per questo eccoci qui.
(What’s The Story) Morning Glory? è il secondo disco degli Oasis dopo l’esordio con Definitely Maybe dell’anno precedente. Esce il 2 ottobre 1995 e segna irrimediabilmente l’ascesa di quei cazzoni dei fratelli Gallagher che da buoni musicisti mancusiani quali sono, si rivelano problematici già dal minuto zero della loro carriera. Già nella prima settimana della sua uscita vendette qualcosa come 345 mila copie e restò al primo posto dei dischi più venduti in UK per ben dieci settimane di fila. Questo solo in Inghilterra, ma a breve avrebbe travolto il mondo intero.
Il disco è diventato negli anni una pietra miliare del brit pop, definendo i contorni di un gusto, uno stile, un’attitudine, un’identità collettiva che porta il nome di Cool Britannia. Complice di questo fermento culturale è stata la vera e propria faida Oasis vs Blur che era formalmente (almeno sulla carta) iniziata quell’estate nella scelta di usare lo stesso giorno di release (il 14 agosto 1995) per "Roll With It" (degli Oasis) e “Country House” (dei Blur). Come ogni libro di storia che si rispetti insegna, quando viene raccontato l’incipit di una guerra bisogna dire che è stata questa la goccia ad aver fatto traboccare il vaso. Ma stavolta, però, lo scontro è stato innegabilmente produttivo per entrambe le parti, contribuendo a catalizzare l’attenzione dei tabloid e rendendo anche la competizione stimolante dal punto di vista della rispettiva produzione a livello discografico.

“Wonderwall”, “Don’t Look Back In Anger” (che è anche il titolo del documentario di Dylan Southern e Will Lovelace– presentato alla biennale del cinema di Venezia), la già citata “roll with it” e ancora “She’s Electric”, “Morning Glory” “Cast No Shadow” (che è una splendida dedica a Richard Ashcroft - Bound with all the weight/ of all the words he tried to say) Tutto di questo disco divenne iconico, perfino la copertina scattata a Berwick Street nel quartiere di Soho a Londra) che avrebbe dovuto ritrarre i due fratelli Gallagher che però la mattina dello shooting non si presentarono per aver fatto bisbobbia la sera prima e al loro posto vennero utilizzati a caso il fotografo Brian Cannon e il DJ Sean Rowley. Lo stesso titolo, che era una reference al musical degli anni 60 Bye Bye Birdie è diventato una sorta di formulario con cui ci si chiede come vanno le cose. Perfino le b-sides dei singoli (incluse poi nella versione rimasterizzata del disco del 2014) sono diventate iconiche: basti pensare ad “Acquiesce” o "Some Might Say".

Insomma tutto quello che gravita intorno a (What’s The Story) Morning Glory? è storia e non potrebbe essere altrimenti. Per questo abbiamo messo da parte il mercato. Se non siete riusciti a prendere i biglietti, o se non avete mai avuto intenzione di farlo, quello che ci resta è ascoltare la musica, farlo davvero. E allora buon compleanno a questo no-skip album che probabilmente non invecchierà mai.
