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My Chemical Romance • Long Live The Black Parade - Visarno Arena (Firenze), 15.07.2026

Partire dal principio

Questo live report sarà difficile e anche probabilmente più lungo del normale, metto le mani avanti, ma non si può parlare di questo “concerto” senza partire dal principio. Per principio non parlo dell’importanza dei My Chemical Romance per tantissimi di noi, ma da ciò che è effettivamente questo tour, che non è un solo anniversario del loro album The Black Parade, ma è un’opera a 360°.

Quando è stato annunciato il tour in America nel Luglio 2025 tutti i fan sono stati stupiti dall’annuncio per il modo in cui è stato proposto, con scritte in quello che sembrava cirillico, un immaginario che porta a pensare ad un mondo distopico e sotto una dittatura, diversi personaggi e una descrizione del video che ci fa capire che non siamo davanti un semplice show per ricordare un disco, ma davanti a una vera e propria opera concettuale.

 

Ci dicono infatti che sono passati seimiladuecentoquarantasei da quando la “Black Parade” è stata confinata nel M.O.A.T. , gli stessi giorni che separano l’uscita del video dal famoso concerto registrato “The Black Parade is Dead!” in Messico nel 2007. In questi anni è salito al potere il “Grande Dittatore Immortale” che ha instaurato “L’era del cemento” , questo personaggio lo vediamo nel video di cui si parla sopra, insieme ad altri personaggi della storia che si trovano nel paese fittizio di Draag. Oltre ai personaggi e l’immaginario, Gerard Way ha creato anche un alfabeto, il “Keposhka” con il quale scrivono diversi messaggi prima e dopo il concerto e che troviamo anche su cartoline, su molte maglie e poster del merch e sutantissimo altro materiale riguardante questo tour:

Tornando a noi, la “Black Parade” (ovvero i My Chemical Romance) sono stati rinchiusi 17 anni all’interno del M.O.A.T. una struttura simil prigione dove si riqualificano le persone che non vanno bene per Draag, per comportamenti, idee e altro, come una vera dittatura insomma. Gli show di questo tour si possono suddividere in due :

Lo show di Draag : dove la band è stata riportata in vita e\o clonata (non sappiamo con certezza) e viene fatta esibire in giro per il mondo per far vedere la cultura e la storia di Draag e per ricevere consensi nei confronti del Grande Dittatore Immortale.

Lo show di M.O.A.T. : Una specie di “prequel” del Draag Show, in quanto qui vediamo un ambientazione chiusa, all’interno di questa “prigione” dove la band viene, nel corso del live, istruita su come comportarsi, cosa fare (ad esempio su “Welcome to the Black Parade” Gerard viene portato verso un altare e gli viene mostrato come comportarsi alzando il pugno durante l’introduzione del brano, mentre nello show di Draag vediamo uno Gerard già “formato” che sa come comportarsi senza l’aiuto dell’inserviente).

Fatta questa premessa, non posso dilungarmi ancora troppo, ci sarebbe da parlarne, perché al netto che i due show principali si possano dividere in questo modo e che differenziano molto su ciò che accade, ad esempio negli show Draag vediamo una votazione per un’esecuzione, l’inno di Draag cantato da Marianne una donna cieca con occhiali scuri, mentre nello show M.O.A.T. l’inno viene cantato da Sylvia, un'infermiera con una benda sull’occhio che si occupa della rieducazione della Black Parade. Ma questi sono solo alcuni dei dettagli, i finali spesso cambiano, facendo pensare che la Black Parade viene o clonata ad ogni show e quella precedente giustiziata o semplicemente gli venga fatto il lavaggio del cervello per proseguire con il tour.

Lo so, sembra folle, anzi, lo è. Follemente geniale.

Ho cercato di essere sintetico, se avete altri dubbi vi consiglio questo link per approfondire maggiormente.

 


Ora passiamo al concerto vero e proprio

Ad aprire lo show poco dopo le 18.30 sono gli Interpol che non fanno un semplice opening set, ma come scritto anche in ogni live, sono delle special guest, e qui vorrei fare un plauso ai My Chemical Romance per i gusti musicali in quanto nelle date precedenti e future hanno scelto come guest band del calibro di Sunny Day Real Estate, Joan Jet, Mogwai, Death Cab For Cutie e molti altri.

Gli Interpol ci deliziano con un set consolidato, basso e batteria che sono incollati per tutti e 13 i brani eseguiti, i riff taglienti e ripetitivi che ti entrano in testa e non escono più, capaci di farti muovere e riacquistare forze dopo le innumerevoli ore passate sotto il sole che al momento sparisce sopra le nostre teste lasciando spazio a qualche nuvola.

 

Tra il set degli Interpol e l’inizio dello show dei My Chemical Romance, vediamo sui led wall laterali diverse “Regole” del M.O.A.T. scritte nell’alfabeto Keposhka, alcune fanno riferimento alla distribuzione di medicinali, altri di indumenti e così via.

Alle 20.40 inizia il concerto, sullo sfondo del palco compare un uomo in uniforme, che ci introduce allo spettacolo, sul palco marciano degli uomini vestiti da militari, poi entrano in scena Sylvia, dei sottoposti e la Secretaria (una donna vestita elegante con occhiali neri). Come se fossimo davvero davanti a un paese che mostra la sua cultura, sui led wall appaiono immagini di questo paese fittizio, raccolta del grano, lavoratori, le case in cimento di ispirazione sovietica e Sylvia canta l’inno nazionale di Draag, mentre sul palco inizia a salire la Black Parade, spaesati e vestiti chiaramente con le giacche da parata, Gerard, Mikey, Frank e Ray si guardano intorno, si mettono in fila, prendono delle pillole e poi vengono fatti mettere ai loro posti, in modo che, finito l’inno, passano pochi istanti prima che lo stoppato di chitarra acustica di Ray Toro ci introduce a "The End" il primo brano dello spettacolo, già accolta calorosamente, ora le urla di gioia si uniscono un coro enorme di voci che seguono la band nella ballad che apre il disco che ci ha fatto e ci fa ancora sognare da 20 anni.

Si sale subito di dinamica quando parte "Dead!" che ci viene sparata in faccia veloce e tagliente con un pubblico che non smette di cantare nemmeno un secondo. Gerard e co. impersonificano benissimo il ruolo a loro dato, infatti non c’è un’interazione vera e propria con il pubblico come se fossero i “My Chemical Romance” ma si mostrano proprio come pazienti clinici in rehab. Parte quindi "This Is How I Disappear": la Black Parade è in gran forma, si vede che il sistema di rieducazione è stato seguito al meglio, o forse ci è stata portata qui la copia migliore fatta fino ad ora. Una sagoma di grande occhio aperto trionfa sulla parte più alta del palco, che scende dopo questo brano, la Black Parade si avvicina all’occhio, osservandolo, toccandolo, lucidandolo, poi l’occhio scatta una foto a loro e al pubblico dietro, la band rimane come spesso durante lo show spaesata, si guardano tra di loro, poi vengono risistemati dall’inserviente, un uomo con occhiali e capelli neri lunghi, e dagli altri presenti sul palco. L’occhio è un chiaro riferimento a “Big brother is watching you”  , loro sono costantemente controllati nella “prigione” di M.O.A.T.

Dopo questa scenetta teatrale parte "The Sharpest Lives". È solo il quinto brano quando un podio con due lettere dell’alfabeto Keposhka (La M e la R) viene messo più o meno a centro palco, Gerard viene portato lì sopra e l’inserviente gli mostra come agitare il pugno in aria, più e più volte, fino a quando non partono le prime note dell’incredibile "Welcome To the Black Parade", il piano suona, la folla impazzisce e tutti urliamo con tutto il nostro fiato in gola e le energie. Il momento è indescrivibile, nonostante li abbia visti anche nel 2022 a Bologna, scrivendo questo report mi vengono i brividi a ripensare e rivivere questi momenti. "I Don’t Love You" è un piccolo respiro dopo un’introduzione di concerto veloce e che già fa versare diverse lacrime a chi ho intorno, Gerard canta in maniera impeccabile, le canzoni sono abbassate di qualche tonalità, e nonostante la finzione di essere all’interno della “prigione” di M.O.A.T. , traspare la felicità della band di essere live, di suonare quelle canzoni e si vede come ci stanno mettendo l’anima in quello che fanno.

"House of Wolves" ci rimette in piedi dopo la struggente traccia che la precede, con le chitarre che sferzano su quel riff quasi rockabilly, la batteria galoppante e un Gerard Way che va a destra e sinistra del palco senza fermarsi un attimo.
L’occhio si abbassa una seconda volta, un piccolo siparietto avviene mentre quasi tutta la Black Parade esce di scena momentaneamente, Gerard si avvicina all’occhio, che apre uno scompartimento inferiore e da li esce “Il gentiluomo” (the gentleman)   un pupazzo ventriloquo che Gerard prende in braccio e stringe, portandolo con se per la prossima canzone, la devastante (in tutti i sensi) "Cancer" che viene eseguita con violino e violoncello, con un coro di voci che riempiono tutta l’Arena di Visarno, tra mille lacrime. Le lacrime però lasciano ben presto i nostri visi, perché la chitarra in controtempo di "Mama" inizia a suonare mentre lo sfondo, che ora sembra avere numerosi televisori accesi che trasmettono diverse immagini, possiamo vedere i videoclip dei singoli di “The Black Parade” i personaggi del concept album, mentre il brano energico prosegue fino ad arrivare al bridge che nel disco è cantato da Liza Minelli. In questi show, "Mama" ha un posto speciale, in quanto è una versione estesa, a seconda dello show , M.O.A.T. o Dragg, sul palco salgono Marianne o Sylvia, in questo caso sale quest’ultima, Gerard fa diversi monologhi, mentre gli viene dato un pugnale “The dagger” (il bridge è chiamato effettivamente “the dagger bridge”)
L’impatto scenico con Sylvia che canta la parte di Liza Minelli, gli schermi che impazziscono, e infine Gerard che cade a terra, fingendo un pianto e ripetendo “no no no” nei confronti di Sylvia che sorride e poi lascia la scena.

"Sleep" parte anche lei dopo un’altra introduzione chiamata “The Big Sky” , una strumentale quasi dai toni post-rock, prima del brano vero e proprio, che si chiude con il riff iconico di Frank Iero che viene ripreso sui led wall esterni. Subito dopo i toni sugli schermi sono più colorati, quasi da cartone animato, un castello sullo sfondo mentre le prime note di "Teenagers" iniziano a riempire l’aria. “Il gentiluomo”  compare sullo schermo, questa volta non sotto forma di marionetta ma di essere umano, sembra come se conduca questo show televisivo di Draag chiamato “Gentleman Castleman” scritto ovviamente in caratteri Keposhka dai toni colorati, tra l’inquietante e il carino. "Teenagers" è un’esplosione corale che ci riporta un po’ tutti più giovani, il pubblico è composto da svariate età, letteralmente andiamo dai 12 ai 60 anni. Ed è bellissimo. "Disenchanted" parte senza il riff di chitarra, ma con un synth etereo che ci introduce quest’altra ballad strappa anima, consapevoli che stiamo arrivando alla fine della prima parte dello show. Come nel disco la fine è affidata a quel capolavoro di "Famous Last Words" che parte con un palcoscenico in fiamme, fuoco che mentre la canzone cresce, aumenta anche lui. Il brano è incredibile, non sono in grado di scrivere cosa smuove dentro questa canzone, ma è così forte, cantata con altre chissà quante persone e con i tuoi amici intorno, è qualcosa per la quale vale la pena vivere. Nel bridge in cui, a seguito dell’assolo la dinamica si abbassa, Gerard lascia al pubblico a cantare “I see you lying next to me…” probabilmente tra i momenti più incredibili del concerto (certo, se magari imparassimo ad andare a tempo, sarebbe anche meglio ragazzi, dai non ci vuole molto, scusate la parentesi polemica).

 

Il brano sembra non volersi concludere con le fiamme che avvampano sul palco, e il reprise del primo verso di "Welcome To the Black Parade" rendendo il tutto ancora più epico e colossale. Ray Toro riprende l’acustica per un reprise di "The End" ma solo fino al primo ritornello quando vengono tutti presi e portati via dal palco, tutti tranne Gerard che si ritrova a camminare avanti e indietro con il pugnale. Una musica di archi invade l’aria mentre due figure incappucciate portano su un letto di ospedale il personaggio dell’inserviente, accompagnato da Sylvia e la Segretaria, il palco si “spegne” di luci e viene illuminato solo il letto, Gerard sembra che venga istruito da Sylvia e dagli incappucciati che poi lasciano il palco, lasciando soli il frontman e l’uomo nel letto che stringe a se un pupazzo di un clown (ndr. Il clown è un personaggio che lui stesso interpreta nel finale degli show Draag che spesso uccide Gerard e poi si fa saltare in aria). Alcuni istanti dopo, Gerard sale sul letto, sopra l’inserviente e parte la ghost track "Blood" non suonata ma mandata in play, sulle prime note Gerard balla, divertito, prima di iniziare a pugnalare l’inserviente, schizzi di sangue invadono il palco, mentre sullo schermo appare di nuovo il faccione enorme del Gentiluomo (umano) che muove la bocca mimando di cantare il brano mentre Gerard sembra essere all’interno di un film splatter, estrae l’intestino e lo fa roteare come stesse a un rodeo, fino a fine canzone, in cui tutto si spegne e cala il sipario.

Di solito qui c’è il cambio palco, si spostano su un palco rotondo più o meno al centro del pit, durante questo cambio la violoncellista Clarice Jensen sona “From A to B” una sua traccia (tra l’altro proprio il palco al centro del pit viene chiamato “Stage B”) ma a Firenze, Clarice ci ha suonato "Metastable" un suo brano per violoncello che ha riempito l’aria e preparato per la seconda parte dello show mentre le nuvole e il fresco si facevano strada.

Proprio per il tempo avverso, i My Chemical Romance (ora loro, non più la Black Parade) salgono di nuovo sul palco principale, senza vesti da parata e senza interpretare il ruolo, ora sono semplicemente loro. Gerard saluta il pubblico, ringrazia, poi pochi istanti e partono con "Na Na Na" brano di Danger Days che apre le danze alla seconda parte di questo spettacolo incredibile. Dopo un’intro di synth, le chitarre metalcore di Ray Toro e Frank Iero intonano il riff di "Bury Me in Black" brano “demo” contenuto in Life On the Murder Scene.

Subito dopo ci si prende un attimo per festeggiare i 49 anni di Ray Toro, tutta l’arena canta “Happy Birthday to you” , bel momento (Nel 2022 a Bologna, era il compleanno di Mikey Way, mi sembra chiaro che dobbiamo aspettarci un live per il compleanno di Frank e uno per quello di Gerard prossimamente, ndr). Gerard ci invita a ballare e sulle note di "Planetary (GO)!" La folla salta e urla, mentre il clima sembra davvero graziarci e farci respirare. Un’intro di synth ci fa pensare a mille canzoni diverse, c’è chi spera sia "The Jetset Life Is Gonna Kill You" e chi ipotizza una "Foundation of Decay" ma parte, con grande gioia di tutti, "The Ghost Of You" da Three Cheers For Sweet Revenge.

Le note di "Romance" suonata al piano ci fanno capire che siamo davanti a un brano del primo album e le prime note di chitarra ci trasportano nel 2002 e subito dopo il piano, ecco le chitarre di nuovo, che virano sul metalcore, e ci introducono a "Honey, This Mirror Isn’t Big Enough For the Two of Us" il primo vero brano del loro album di esordio I Brought You My Bullets, You Brought Me Your Love. In questa setlist di encore i My Chemical Romance sono stati bravi a sorprendere quasi sempre con scelte uniche, cambi da concerto a concerto e con canzoni mai suonate in tutta la loro carriera, a Firenze ci siamo beccati "AMBULANCE" brano contenuto in una serie di EP tra The Black Parade e Danger Days, brano che ha visto il palco per la prima volta in questo tour a Glasgow il 4 luglio. Gerard invita tutti a un classico botta e risposta corale, un classico che ormai precede "Helena" canzone dedicata alla nonna di Gerard e Mikey, che esplode con una potenza unica che solo certe canzoni hanno.

Forse il momento più incredibile del concerto è ora, si erano sentite delle gocce durante "Helena", ed è proprio quando parte, accolta da un boato "Cemetery Drive" che inizia a piovere, come se anche quello facesse parte dello spettacolo, durante i struggenti ritornelli le luci sul palco illuminano una pioggia fitta che viene giù, lasciandoci uno dei ricordi più belli che potremmo mai avere del concerto. “Last two songs” ci dice Gerard, ringraziando ancora tutti, scherzando più volte nel corso dell’encore, con le sue voci strane, i suoi pedali per la voce. "Party Poison" parte e, nonostante personalmente avrei preferito qualche altro brano dal primo o secondo disco, non posso che sorridere osservando una band che amo divertirsi sul palco come se non fossero passati così tanti anni, quindi mi dico sticazzi, questo momento è incredibile. A chiudere le danze, lo sapevamo cosa ci aspettava, in questo encore le certezza sono tre canzoni : "Na na na", "Helena" e "I’m Not Okay (I Promise)" un brano che anche qui, è considerato culto, un inno, un abbraccio. Lo urliamo con le ultime forze in corpo, mentre la pioggia smette, e il figlio di Frank Iero sale sul palco per il bridge iconico sul “trust me!”.


E così, dopo gli ultimi ringraziamenti, le luci si accendono, la band lascia il palco, la musica parte dalle casse e noi rimaniamo un attimo lì, guardandoci in faccia, consapevoli che abbiamo non solo mantenuto una promessa ai nostri io di 14 anni, ma anche che tutti quei “è solo una fase” non erano veritieri e che davvero la musica può salvare le nostre anime e darci la forza di continuare ad andare avanti in questo mondo che continua a girare sempre verso il lato peggiore.

E’ stato lungo, lo so, troppo, ma non si può parlare di certe cose tagliando e riassumendo.

The Black Parade is Dead! Long Live the Black Parade! Long Live Draag!

 

 

credits immagine in copertina: Henry Ruggeri

Immagine che rappresenta l'autore: Emanuele Ippopotami

Autore:

Emanuele Ippopotami