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Live Report Mono

Live Report Mono
Roma
16 febbraio 2013 @ Traffic

E’ facile lasciarsi portare via dall’immaginazione quando suonano i Mono. E per fortuna, visto che spesso è proprio questa beata capacità di astrazione che ci viene a salvare nei momenti peggiori, la fioca speranza che un giorno le cose saranno meglio. Tanti piccoli conti di Montecristo.

Quella sera al Traffic, in apertura di serata, c’era Dirk Serries, in arte Microphonics, a fare una veloce apertura con una decina di minuti di drone e atmosfere chitarristiche. Piacevole, ma non quello che definirei un’introduzione memorabile, specie considerando quel che è seguito.
Subito dopo, in perfetto orario e molto ordinatamente, salgono i giapponesi che rimarranno, come da loro tradizione, in silenzio e con minimi cenni verso il pubblico.
In quest’occasione, la band si è concentrata molto sul loro apprezzatissimo For My Parents, con solo tre pezzi dall’ultimo lavoro Hymn to the Immortal Wind. Tra tutti ho personalmente gradito molto Dream Odissey, presentata in una maniera tale che ne beneficiavano sia le dinamiche pianofortistiche che quelle più prettamente movimentate.
Han fatto capolino pezzi notevolissimi come Ashes in the Snow e Follow the Light, ma per quanto riguarda la scaletta non c’è stata nessuna sorpresa in particolare.
Quel che più colpisce dei Mono è l’estrema bravura con cui suonano, magari può sembrare una banalità, ma il post-rock non è un genere che solitamente premia la capacità tecnica, e specialmente dal vivo può ridursi a una serie di volumi esagerati e schitarrate a caso.
Non così per i giapponesi, così impegnati e seri da chiedere ed esigere solo rispetto, sia come musicisti che come persone. Son talmente presi da quel che suonano, da trascinarsi sul pavimento in preda all’emozione. E in effetti, è così, il loro genere di rock strumentale, o post-rock che dir si voglia, si presta ottimamente a farsi trascinare via, a trasferirsi in un luogo terreno, ma celestiale. Quel gong seduto sornione accanto al batterista ne è stato un ottimo esempio, perchè mai mi sarei aspettato di perderlo di vista a concerto iniziato, talmente era la qualità di quel che stava accadendo intorno a me.
Quel che mi preme rilevare è che, nonostante i Mono ispirerebbero tutto tranne che una serata “casual” tra amici, il pubblico era di quelli che avresti visto ideale per Piazza degli Zingari.
Chiacchiericci vari, pomiciate in continuazione, commenti che neanche a un film di Benigni. Questo, pur con tutta la mia buona volontà, non riesco a spiegarmelo: evidentemente qui a Roma c’è qualche grave problema di attenzione da parte del pubblico, pure se pagante. Personalmente, avevo davanti a me tre ragazzette che sembravano vestite per un aperitivo a via Veneto e hanno passato tutto il tempo a ridere delle reazioni degli altri alla musica, manco oh, uno fosse andato lì per ascoltare. Povero stolto!

Eppure poco ci importa, perchè eravamo in quel posto fatato dove le persone stanno in silenzio e si lasciano emozionare dal tempo e dalla poesia delle note, senza bisogno di altro. Un sentito ringraziamento ai Mono per averci regalato un briciolo di speranza.

A cura di Damiano Gerli

Un ringraziamento al Traffic

Immagine che rappresenta l'autore: staff

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staff

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