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Intervista Verdena

10 Marzo, Verdena all’Estragon di Bologna, ultima tappa della prima parte del Tour di Endkadenz vol.1, il primo dei due volumi della loro ultima uscita discografica. Corsa in bici per tutta Via Stalingrado, arrivo all’Estragon, una minima attesa, ed eccoli arrivare in macchina. Guida Roby. Li saluto non riuscendo minimamente a nascondere quel filo di emozione che avevo, loro mi risalutano sorridendo serenamente. Scendono dalla macchina, ci presentiamo, ed entriamo dentro il camerino dove c’erano già  Giuseppe, il quarto Verdena da questo tour, e la sua ragazza, Martina. Chiacchiero un po’ con Luca che poi sarebbe andato a fare il check alla batteria (discussione sui mezzi da trasporto da usare in città medie come Bologna), Alberto si fa un giro di aerosol, risaluto Nora (responsabile stampa dei Verdena nonché moglie di Alberto), arriva Roberta, si siede sul divano accanto a me, Alberto finisce l’aerosol, e cominciamo:

Innanzitutto come state?

Alberto:Bene, un po’ giù la voce, ma dai, tutto sommato bene.

Un bilancio di questa primissima parte di tour?

Alberto:Direi un 6 e mezzo/7, c’è stata molta discrepanza da a data a data..

Eh io ero passato al Velvet, all’Alcatraz e all’Obihall…

Alberto:Esatto, tre completamente diverse, Firenze probabilmente è stata la migliore a livello di suoni, di scaletta, di tranquillità sul palco, su tutto. A Milano ho sclerato (ride).

Infatti, ma cos’era successo?

Alberto:Io sono uno che va fuori di testa molto presto, ci metto poco perdere il controllo. Comunque tutte robe di suoni, suoni che uscivano veramente strani, ho lottato per tutto il concerto per sistemar la situazione perché durante il soundcheck sembrava tutto ok ma s poii è trasformato totalmente, volumi che si alzano, si abbassano, pian piano abbiamo capito qual’era il problema..ma per tutte le prime 4 date abbiamo avuto qualche problema a livello di sound, poi sono andate a risolversi.

Differenza tra i vari pubblici?

Roberta:Arriviamo dal sud che il pubblico è bello caldo, quindi devono darsi da fare stasera (ride), arriviamo da un trittico Catania, Napoli, Roma dove il pubblico è veramente super, un modo diverso di intendere i concerti, ti inondano una quantità fortissima di energia, cosa che il pubblico del nord solitamente non fa.

Alberto:Però sta cambiando la situazione.

Roberta:Mmm..vediamo.

Con voi adesso c’è un nuovo turnista, Giuseppe Chiara, che cosa aveva in più rispetto agli

altri?

Roberta:Ma guarda, semplicemente questi provini li abbiamo fatti proponendo a chi veniva di fare tre/quattro cover dei Beatles..

Ah, che cover?

Roberta :Allora, una era Norwegian Wood, una era…mmm…

Alberto: Ce ne erano un sacco…

Roberta: mmm..I saw her standing there, e le altre due cambiavano a seconda delle persone, poi facevamo una jam, un po’ di cover di Beatles, seguendo le nostre istruzioni tipo: “In questa fai la  voce bassa”, “In questa fai la voce alta”, “In questa suona il piano”, “In questa suona la tastiera”, abbiamo registrato tutto, abbiamo riascoltato e alla fine Giuseppe era quello che eseguiva meglio. Ci stava meglio anche a livello vocale, sono arrivate persone molto brave a cantare, ma visto che deve fare da corista ad Alberto non basta avere una bella voce, deve stare bene anche con la sua.

Alberto: Poi ha un bel gusto come chitarrista, un bel tocco come pianista, rispetto agli altri che abbiamo provato era il migliore sicuramente.

Chiaro.

Alberto: Chiara (ride) Anche a livello personale, di carattere, vi aveva lasciato qualcosa?

Roberta: Nono, inizialmente è stata una decisione puramente tecnica, della serie “Questo è il

migliore”.

Alberto: Sì che poi c’erano dei tipi straspassosi, tipo il boliviano (ride), però abbiamo pensato solamente al lato tecnico. Oltre che per il legame di amicizia, cosa rende i Jennifer Gentle gli ideali per aprire i vostri concerti? Da parte di alcuni fan vostri ci sono stati dei pareri un po’ discordanti su di loro

Roberta: Sono un po’ difficili all’ascolto, a noi piacciono un sacco, hanno fatto una scelta un po’ estrema di fare un concerto di 55 minuti quando potrebbero fare un’apertura di mezz’ora e andare lisci, per così dire…

Alberto: Per me è una roba equilibrata, magari qualcuno può non capire subito il timbro di Marco (Fasolo, cantante, chitarrista nonché fondatore dei Jennifer Gentle ndr), il problema forse di molta gente che ci segue è non comprendere subito il suo essere sopra le righe sul palco, e se questa cosa viene capita lo adori…sono avanti i Jennifer Gentle! Mi ricordano i Butthole Surfers ogni tanto per quel tipo di rabbia ed essere fuori. Comunque se uno si sforza può capire benissimo chi sono i Jennifer Gentle, e se uno li capisce gli si apre un mondo davanti.

Cambiando argomento, viene alimentata la voce che voi quasi rinneghiate i primi tre album.

Roberta: Non è proprio così, nelle varie interviste abbiamo detto che abbiamo iniziato un percorso, e il fatto che ci piacciano di più gli ultimi tre dischi non vuol dire rinnegare i primi tre, tant’è che nella scaletta ci impegniamo a mettere 1/2 pezzi per ogni album, ovviamente c’è qualcosa che non ci piace più, così magari tra 15 anni ci sarà qualcosa di Wow ed Endkadenz che non ci piacerà più, è normale.

Alberto: Per l’economia di questi primi concerti, alcuni pezzi proprio non ci stavano, per me Starless rimane la migliore di Solo un grande sasso, è un pezzo quasi irraggiungibile.

Lo stesso per Luna per il Suicidio dei Samurai oppure..

Alberto: Luna, Elefante ci sarebbe, 40 secondi di niente è rimasta…di Solo Un Grande Sasso ci  sarebbe anche Spaceman ma è meglio fare Starless, anche se dura una cifra e fa un bel pezzo di concerto anche lei. Del primo pian piano le stiamo escludendo tutte a parte Valvonauta che sembra essere la più bella…

Ma perché la volete fare voi o per far contento il pubblico?

Roberta: Nono, perché regge il pezzo…

Alberto: Ovunque e Valvonauta sono quelle che reggono di più negli anni secondo me, e Valvonauta ancora di più, continua ad essere un pezzo validissimo e quando lo suoniamo ci divertiamo pure.

Pura curiosità, di includere nella scalettaqualcosa del Demotape ci avete mai pensato? Tipo

Fuxia..

Alberto: Io sì, gliel’ho proposto svariate volte ma non vogliono.

Come mai? Troppo passato?

Roberta: Ma no, non per quello…

Alberto: A parte che lo conoscono in 5 (ride)

Roberta: Sì infatti, ci sono quei cinque che per anni e anni di seguito gridano “Fuxia! Fuxia!”, e poi per dire, anche se la facciamo, su 900 persone capace che quasi nessuno la conosce.

Alberto: Però boh, non si sa mai, magari prossimamente, o negli anni, rifaremo qualcosa (Fuxia sarà riproposta live tre settimane più tardi all’Auditorium Unica di Rende (Cosenza) )

Roberta: Cioè il motivo è che se rifacciamo qualcosa del Demo, la gente se lo va a ricercare, e a me non piace come suona.

Alberto: Ma si può remixare? Boh, chissà..(ride)

Se doveste scegliere un’esperienza positiva e una particolarmente negativa della vostra

carriera, quale vi verrebbe in mente?

Alberto: La Roby mi sa che ha le idee molto chiare! (ride)

Roberta: Mah, ci sono situazioni in cui è bello suonare, e ci sono situazioni come il Primo Maggio, dove sei considerato una sorta di operaio in cui ti dicono: “Vai adesso tocca a te. Sbrigati. Suona i tuoi 3/4 pezzi e fuori dai coglioni.” e non c’è niente di minimamente artistico, non c’è nemmeno la possibilità di esprimersi in pieno, nemmeno di scaldarti, che è una delle cose più tragiche..

Difatti come esperienza è stata unica appunto..

Roberta: Eh ci ha scottato parecchio come cosa, che poi va beh, sali sul palco, fai 2 pezzi, pensi: “Sto ingranando!” e poi già al terzo ti dicono che devi scendere, poi sempre in orari allucinanti…dovrebbero far suonare meno gruppi ed attuare un’organizzazione un po’ più rispettosa nei confronti degli artisti.

Alberto: Sì, ma chi se ne frega, potrebbero anche non farlo..

Roberta: Comunque una positiva sono state sicuramente le date con i Flaming Lips, soprattutto quella di Padova, nel 2012, è stato fighissimo.

Alberto: E’ stato bello stare con loro, conoscerli, vedere cosa fanno dietro le quinte…

Roberta: Vedere uno spettacolo di quel tipo, vissuto da dietro le quinte, palloncini, ballerine, le luci, proiezioni…

Alberto: Wayne Coyne che si aggira sempre in modo strano…

Roberta: Grandi sorrisi alle donne che incontra (ride) ed è stata un’esperienza fantastica, così come quando abbiamo suonato con i Melvins

E’ stato bello per il fatto che avete aperto a due gruppi che apprezzate e stimate o anche a

livello personale con loro?

Alberto: Sìsì, c’era anche a livello personale forte sintonia, siamo molto simili come persone, cioè per niente rockstar, i Flaming Lips erano alquanto folli, i Melvins più caserecci, c’era Buzzo che girava nervoso e scalmanato prima del loro concerto e Dale Crover che tranquillissimo beveva il vino (ride).

Endkadenz vol 1: ho riscontrato una linearità tra i brani scelti come mai avevo sentito prima nei vostri prodotti, una sorta di itinerario musicale scritto consapevolmente seppur, come avete affermato, i brani non sono stati scritti per seguire una sorta di logica di successione ma sono stati divisi solo successivamente nel vol 1 e vol 2..quasi un concept a livello puramente sonoro…

Roberta: Penso che sia venuta inconsciamente questa cosa che stai dicendo, alla fine 26 brani in un arco di tempo in cui ci piacevano determinati suoni, un determinato stile di scrittura, gli stessi pezzi fra 3 anni li avremmo scritti in maniera diversa per melodia e arrangiamento, linearità sicuramente tra la voce e le chitarre.

Alberto: Per me ogni pezzo scritto è un disco, una specie di disco…

Questi “400 pezzi” che avete composto dopo Wow di cui avete parlato, che poi ok non sono pezzi ma bozze, riff ecc, li avete scremati e da lì avete preso il meglio, giusto?

Roberta: Il fatto è che avevamo già preso il meglio e sono usciti fuori questi 400 pezzi suddivisi in 12 cd sennò c’era ancora più materiale, poi da questi 12 cd abbiamo preso le strofe che ci piacevano di più, i riff che ci piacevano di più etc e su ognuno abbiamo fatto almeno un tentativo di scriverci sopra un pezzo. Quelli che sono arrivati alla fine sono i 26 brano distribuiti sui due volumi.

Momento aneddoto: come vi è venuta in mente l’idea degli applausi alla fine di “Inno del perdersi”?

Alberto: Avevo fatto sul finale una roba schizzatissima al piano e Luca tipo si è messo a fare “EEEEEEEEE!!” con un applauso alla fine, poi però non sapevamo se toglierlo o esagerarlo. Abbiamo scelto di esagerarlo facendo applaudire un sacco di gente dalla valle nelle nostre zone, per dare l’effetto di un 200 persone circa

Che musica avete ascoltato ultimamente?

Alberto: Io ora mi sono fissato con il David Bowie del periodo Berlinese, e anche quello appena successivo, soprattutto l’album Scary Monsters, e tanto anche con i Queen.

Roberta: Dal 2011 non so nemmeno se ho comprato un disco, mi vergogno un po’ a dirlo ma forse è così…ah no, ho ascoltato il nuovo dei Pixies da fan “storica” quale sono, e anche il nuovo dei My Bloody Valentine.

Ti è piaciuto l’ultimo dei Pixies?

Roberta: Dai sì, l’ho ascoltato volentieri, so che ha i suoi difetti, ma se sono indecisa se mettere quello o ascoltare la radio, metto sù il disco dei Pixies.

Ho trovato nei Pixies una specie di relazione, più la prima traccia è bella e più i brani successivi…

Roberta: Fanno cagare? (ride)

Eh sì, molto mosci…

Roberta: A me piacciono tutti, più che altro non mi è andata giù la scelta di essere andati avanti senza Kim Deal, non ha proprio senso.

So che non ascoltate molta roba italiana recente…

Roberta: Nono, abbiamo ascoltato Bobby Solo prima in macchina (ride), ti giuro!

Ecco appunto! Però tipo qualcuno, con cui magari avete anche interagito, che potrebbe essere positivo per la musica italiana?

Alberto: Le Capre a Sonagli, un gruppo di Bergamo, molto forti, poi per il resto veramente zero, non mi viene in mente nessuno, poi per il resto solo artisti del passato come Battisti. Poi va beh ascoltiamo musica dal mio Ipad in modalità random, partendo dagli anni ’30, ma che dico, dal ‘600!

Roberta: Molta molta musica classica

Tipo che cosa?

Alberto: Tanto Bach, 2/3 pezzi di Vivaldi molto tosti, quasi heavy metal, Mozart, Chopin…poi va beh si va sul Pop, Blues, Metal…è per questo che poi forse abbiamo questo sound un po’ schizofrenico, ascoltiamo veramente di tutto.

Un saluto ai lettori di Ondalternativa!

Alberto & Roberta: Ciaaaaooooo!!!

25 minuti scorsi veramente velocemente e seranamente, ma il tempo di un’ultima curiosità

vedendo Roby che si avvicina al cibo presente sul tavolo del camerino.

Ma scegliete voi cosa farvi portare da mangiare?

Roberta: Nono, facciamo sempre fare agli organizzatori, ci portano sempre cose buonissime e di

tutti i tipi!

Il tempo per un altro paio di battute, un paio di autografi, una foto di rito, e dei saluti.

Grandi Verdena, semplicità, talento e passione riuniti in un trio di persone e musicisti eccezionali.

E la sera, concerto bomba.

 

A cura di TheSydAnto

Autore:

Alessandra Sandroni