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Intervista Thirsting For Revenge

I Thirsting For Revenge sono i recenti autori di “Leaves in Autumn”, disco per certi versi old school e legato a quell filone metalcore caro alla fine degli anni ’90, con riffing potente e screamo in primo piano. Eccoli ai nostril microfoni per questa interessante intervista.

 

Cosa è cambiato nel vostro percorso creativo dall’esordio a “Leaves In Autumn”?

Nello stile di scrittura non è cambiato molto perché abbiamo sempre avuto le idee chiare su cosa proporre e sul come proporlo. L’unica cosa che è cambiata, ma che segna a nostro avviso una crescita, è l’introduzione di basi orchestrali a tratti anche “dark”.

La vostra opera spazia dallo screamo al post-hardcore e al metalcore classico, come nasce una composizione dei Thirsting For Revenge?

Una composizione dei Thirsting For Revenge nasce dal flusso di pensieri di chi sta scrivendo e da come questo si scontra con quello di tutti gli altri. Ciò che se ne ricava è sempre qualcosa di diverso, che potrebbe essere accostato a tanti generi o a tante band, ma che per noi è semplicemente “musica che ci trasmette qualcosa”. E quando ci trasmette qualcosa, diventa canzone.

Riuscite a condurre l’ascoltatore in atmosfere caotiche a paesaggi sonori più introspettivi. Come nasce il nucleo creativo più “darkeggiante” del gruppo? E a quali artisti vi ispirate in tal senso?

Ci ispiriamo sicuramente alle atmosfere che sono in grado di creare i Veil Of Maya in alcuni passaggi delle loro canzoni, anche se alla fine è solo il risultato a dare questa sensazione perché nell’effettivo momento di composizione siamo mossi solo dai nostri pensieri e dalle nostre sensazioni.

La vostra poetica compositiva è molto metaforica, oltre che visibilmente legata alla continua ricerca e sperimentazione: quali sono i brani che ritenete più significativi in tal senso e le metafore a cui siete più legati?

“Claws of time” è un testo che si lega alla descrizione di un rapporto finito male, la generalizzazione del concetto di tempo come mostro inesorabile, un leviatano che inghiotte al suo interno (e che appunto intrappola nei propri artigli) qualsiasi cosa, senza distinzioni né discriminazioni. Oltre a un legame affettivo (è stata la prima canzone della band) ci piaceva sottolineare questo concetto tanto affascinante quanto inquietante.

Quanto tempo ci è voluto complessivamente per ideare e realizzare questo EP?

Alcune canzoni risalgono addirittura al 2012. Ma diciamo che senza considerare ciò, l’EP sarebbe stato scritto in un anno.

Quali sono i messaggi che intendete trasmettere al pubblico?

Il messaggio da carpire in ogni testo è che nella vita si incontrano tantissime difficoltà, ma in un modo o nell’altro si deve sempre avere la forza di combatterle e sconfiggerle

Dal vivo come vanno le cose?

Si trovano spazi dove esibirsi?Dal vivo è molto difficile suonare in condizioni decenti. Gli spazi sono letteralmente inesistenti, per trovarne qualcuno dovremmo spostarci di una settantina di chilometri da dove siamo, ma per fortuna le cose non ci vanno male, riusciamo a suonare ed essere sempre retribuiti, cosa che al giorno d’oggi è quasi un miracolo.

Qual è la vostra opinione sulla scena alternativa locale e nazionale?

La situazione della scena dalle nostre zone molto complessa. Suonare in condizioni decenti è difficile, non c’è supporto tra band, non ci si può fidare di nessuno. La fanbase che ci si riesce a creare è costituita per la maggiore da non musicisti o da musicisti che non hanno una band, questo perché purtroppo la musica è intesa come segno di rivalità, come se si dovesse dimostrare che “la mia band è migliore della tua”. Si tende a credere che la situazione al di fuori della propria zona sia diversa, ma in effetti noi non crediamo sia così! Più o meno pensiamo sia così su tutta la Penisola e se davvero vuoi provare a essere considerato e ascoltato devi andar fuori dall’Italia. Cosa che ci siam proposti di fare ben presto.

Avete in programma un tour di promozione del nuovo album? Quali saranno i prossimi appuntamenti per chi volesse vedervi dal vivo?

Avremo un release party dell’ep all’Artrock Club di Marcianise (CE), dopodiché andremo fuori dalla nostra regione per un tour nazionale.

Avete già in mente qualche nuova idea per le prossime composizioni?

C’è da dire che molte idee già ci sono e qualche pezzo per una nuova release ha già preso forma. Ma è prematuro parlare ora di nuovi brani. Ora quel che conta è dare tutto ciò che abbiamo.

Qual è il vostro consiglio per i musicisti in erba che volessero intraprendere il percorso musicale alternative in Italia?

Il consiglio è quello di crederci sempre, perché gli schiaffi in faccia arriveranno in misura molto maggiore rispetto alle soddisfazioni. Bisogna lavorare, crederci ed essere compatti e uniti all’interno della band in modo che nessuno possa scalfirne il nucleo. Con questi presupposti si può andare molto lontano.

 

Intervista a cura di Golem

Autore:

Alessandra Sandroni