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Intervista Samuela Schilirò

SAMUELA SCHILIRO’
presenta
C’E’ SEMPRE UN MOTIVO

Secondo album per la cantautrice Samuela Schilirò. Prodotto esecutivamente da Nica Midulla e artisticamente da Samuela Schilirò, vede la collaborazione del maestro Denis Marino (Carmen Consoli, Nada, Luca Madonia e altri) in qualità di co-arrangiatore del disco assieme a Samuel,  e di nomi storici della discografia italiana come  Riccardo Parravicini per il missaggio (Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Max Gazzè). Un disco solare e malinconico allo stesso tempo. Un inno alla vita, con i suoi momenti tristi o felici. E non è un caso, infatti, che all’interno del disco sia presente un featuring con Sheikh Burhanuddin Herrmann, musicista e scrittore, maestro sufi e guida spirituale di Samuela.

Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?

Ciao. Sono Samuela Schilirò, sono alta due metri e mezzo, ho i capelli verdi, gli occhi rossi e vengo dalla Luna (ride). Scherzi a parte, sono nata a Gorizia, ho vissuto tanti anni a Milano, ma le mie origini sono siciliane e la Sicilia è ora la regione che mi ospita. Chi sono? Troppo difficile da riassumere in poche righe, ma se vi va potete scoprirlo.

Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritevene veramente degno di nota? Perché?

Non c’è un artista in particolare che mi abbia ispirato, la mia fonte di ispirazione primaria è la vita, ma per quanto riguarda la musica, sono una vera divoratrice di suoni, di epoche e generi tra i più disparati. Uno dei dischi che ho trovato più interessante negli ultimi anni è “Strange Mercy” di St. Vincent. Trovo che sia geniale, raffinato e ruvido allo stesso tempo, retrò e contemporaneo, femminile e maschile, che sia tutto e il suo contrario, racchiude un senso e un equilibrio affascinanti. Per non parlare delle capacità artistiche di Annie, che continua a seminare talento e a raccogliere consensi.

Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come e’ nato?

“C’è sempre un motivo” è il risultato di anni di assenza dalle scene musicali, ma di ricerca, studio, lotte e sconfitte, guerre e vittorie. In qualche modo simboleggia la mia “rinascita”. E’ nato nel tempo, ho scritto i brani in periodi diversi, alcuni sono stati “archiviati”, altri sono nel disco. Sono dieci bambini, amati e cresciuti tutti nello stesso modo, con amore, pazienza e cura maniacali. Ognuno di loro ha un sesso e un nome ben preciso, diverse caratteristiche, ma stessa origine. Così è nato un album solare e malinconico allo stesso tempo, a tratti rock, a tratti intimista e romantico. E’ un disco che ha una doppia chiave di lettura, esattamente come la vita: una diretta, superficiale e d’impatto (fisica)l’altra da decifrare, più complessa e profonda (spirituale).
Rappresenta il mio inno alla vita nella sua interezza, nel bene e nel male, la sintesi di tutto quanto può accadere in un’esistenza e la comprensione che ci sia sempre una motivazione a quello che avviene, come appunto recita il titolo del disco.
Con questa consapevolezza, la vita ritorna ad assumere il suo senso primitivo e a mostrare la sua bellezza.

Quale è l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perché?

Non riesco ad arrivare a questo livello di presunzione ed ergermi a giudice, il solo pensiero mi terrorizza. Non esiste un artista sopravvalutato, dal momento in cui questo riesce a canalizzare l’attenzione di milioni di persone e, per il processo inverso, non può esistere un artista sottovalutato. L’unico possibile “giudice” quindi è la gente, l’ascoltatore, il pubblico. La logica vale, però, solo se si gioca ad armi pari e quindi se si prendono in considerazione artisti che hanno lo stesso grado di visibilità e notorietà.

Progetti per il futuro?

Essere felice: invecchiare suonando, senza diventare adulta.

Autore:

Alessandra Sandroni