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Intervista Poets Of The Fall

Live Music Club, Trezzo Sull’Adda. 28 maggio 2015.
Manca poco all’inizio del primo concerto italiano dei Poets Of The Fall, e noi abbiamo la possibilità di scambiare qualche parola con il cantante della rock band finlandese, Marko Saaresto.

Ciao!
Ciao!
Ok, mi pare il modo appropriato di iniziare un’intervista.
Penso di sì. (in italiano) Buongiorno, ciao, come stai?

 
È la prima volta che vieni in Italia?
Per la band, sì, è la prima volta. Per me, ci sono stato parecchie volte, è un gran posto, tutto è.. bellissimo: gente allega, bel tempo, mi piace anche quando piove. E il cibo è stupendo. Sono stato in molte città, per vedere… sai, mi piace la storia, l’architettura, l’arte… e questo è un grande Paese da visitare, per passare le vacanze. Sono stato un po’ dappertutto: Venezia, Firenze, Ponte Vecchio… bello, ci sono ristoranti buonissimi. Sì, bei ricordi.

 
Dato che è la prima volta per la band, e ci saranno molte persone che vi vengono a vedere per la prima volta, come descriveresti la musica dei Poets Of The Fall a chi ancora non li conosce?
Puoi iniziare col nome: il nome stesso, Poeti della Caduta, evoca delle immagini, e la musica arriva un po’ da lì. Possiamo fare un po’ di tutto. Ma è una musica molto.. emotiva, forte. A volte è chiassosa, a volte molte silenziosa, e abbiamo canzoni acustiche, e poi ce ne sono altre quasi metal. È molto potente, direi: melodica e potente.

 
Tra le vostre canzoni ce ne sono pochissime che classificherei come tristi o allegre, la maggior parte sono da qualche parte in mezzo: sono tristi ma non senza speranza, oppure felici ma non del tutto spensierate. Sei d’accordo?È una cosa fatta di proposito?
Sì, vero, hai assolutamente ragione. Ogni volta che accade qualcosa di infelice, o negativo, o brutto, o triste o quello che è… di solito c’è sempre un angolatura da cui puoi vederci anche qualcosa di buono. Anche se hai avversità nella vita, esperienze difficili… puoi sempre uscirne più forte alla fine, se dai modo a queste esperienze di rinforzarti, a modo loro. Anche se capisco che a volte può servire molto lavoro. Se hai avuto un’infanzia difficile, crescere e diventare un genitore felice può essere una sfida. Ma può anche essere molto gratificante se riesci a imparare come vedere le cose positive nelle negative.

 
Tu sei appassionato di meditazione, di discipline orientali: questo influenza i tuoi testi?
Sì. Specialmente se pensi ai concetti di Yin e Yang. Entrano in gioco ogni giorno nelle nostre vite, che tu te ne accorga o no. È sempre la stessa cosa: trovare un equilibrio tra cosa vuoi avere nella tua vita e cosa non vuoi avere nella tua vita. Lotti per andare verso ciò che vuoi, e poi cerchi di avere la forza per sopportare ciò che non vorresti. È la stessa cosa: c’è sempre un po’ di luce nel buio, e un po’ di buio nella luce.

 
Parlando della vostra musica: in questo tour presentate il vostro sesto album, Jealous Gods, che è l’ultimo di una trilogia. Questi primi sei album fanno due trilogie e…
Sì… (ride)
…ne inizierete un’altra?
Bè, per le trilogie… non dico di sì, perché è una cosa che ti lega a fare qualcosa per un bel po’ di tempo, devi pensarci bene… ma per quanto riguarda scrivere nuova musica, sì: noi amiamo scrivere musica, quindi è una cosa che faremo finché potremo. Ovviamente ci sono momenti in cui pensi “arg, non voglio mai più nemmeno vedere un painoforte!”, o quello che è, “non parlatemi di musica”..
“Non ne posso più di questi soundcheck…”
Già. Ma poi il tempo passa, e hai nuove idee, e magari succede qualcosa nella vita, e torni ad essere ispirato a scrivere nuova musica. Abbiamo scritto nuova musica in continuazione, penso che lo faremo sempre. Anche se non è direttamente, a scrivere a un tavolo o a un pianoforte, è comunque qualcosa che è sempre in ebollizione da qualche parte nella testa.
Quindi il settimo disco non è pronto per uscire?
No, non lo è (ride), ma sta prendendo forma. Penso. Spero tanto che un giorno sarà finito.

 
Nei dischi precedenti ci sono stati personaggi che i vostri fan hanno apprezzato: Zoltar, Jeremiah, il Joker… evolveranno? Li vedremo ancora? Ce ne saranno di nuovi?
Non lo so davvero. Magari in un qualche momento uno di questi spunterà di nuovo. Ma al momento mi piace molto essere me stesso. Quindi la prendo con calma, rilassato, e mi limito a essere la persona che sono.

 
Pensi che il vostro modo di scrivere sia cambiato nel tempo?
Penso in parte sì. Perché quando abbiamo iniziato volevamo davvero fare di tutto, tutto il tempo, tutte le cose che avevamo atteso fino ad allora per fare. Scoppiavamo di nuove idee. Abbiamo provato di tutto, e poi.. “hmm, aspetta, forse dovremmo provare qualcosa di nuovo”, qualcosa di diverso, qualcosa che non ripeta se stesso. È ciò che proviamo a fare con ogni canzone. L’idea deve essere fresca, seguire un impulso del momento. Qualcosa che ci ispiri, qualcosa per cui eccitarsi, così poi possiamo scrivere il pezzo. E più scrivi più diventa difficile trovare nuovi soggetti, argomenti, i testi, come comporre la canzone.. perché pensi “ho già fatto questo, non voglio rifarlo. Ho fatto questo, e questo… e abbiamo fatto questo, e questo l’abbiamo fatto! Cosa ci resta da fare??”. E poi diventa come una sorta di esplorazione nel mondo della musica, cosa possiamo ancora fare, cosa ci ispira…. E questo in qualche modo ti obbliga a svilupparti come artista, come musicista, e ti obbliga a cambiare il modo in cui lavori e cosa vuoi far uscire.

 
Ultimamente avete fatto uscire anche pezzi “strani”: The Happy Song, Choice Millionaire,, sono pezzi che nessuno si sarebbe aspettato dai Poets Of The Fall. Come è stata la reazione dei fan? Come ve la aspettavate?
È stato interessante far uscire The Happy Song e vedere come la gente reagiva.
La adoro.
Perfetto, anche io la adoro, ma è una delle nostre canzoni più difficili… prima di tutto da ascoltare, ma anche da suonare dal vivo. A volte abbiamo fatto dei pezzetti, perché è davvero difficile entrare in quel personaggio e fare tutto quell’affare folle che.. non so nemmeno se ci riuscirei. E Choice Millionaire è fantastica. Le persone la adorano, noi stessi la adoriamo, ha davvero un bel messaggio, e questo è importante. Penso che correre qualche rischio, fare esperienze, esplorare, cambiare lo stile.. siano cose che danno i loro frutti.

Le vostre canzoni hanno sempre dei messaggi positivi, ci sono tante frasi, cose che.. è bene ricordare.
Sì, non è che “oh, scriviamo qualcosa perché qui ci deve stare qualcosa. Devo cantare, quindi mettiamoci delle parole”. Il bisogno di scrivere musica, il bisogno di scrivere testi, nascono dal bisogno di esprimersi, forse dal bisogno di capire qualcosa di te stesso. A volte hai i tuoi piccoli intoppi, e problemi, e cose varie, e allora magari inizi a scrivere, e magari trovi qualcosa. A volte magari stai leggendo un libro, o ascoltando qualcun altro che parla, o guardi un film, o mentre stai meditando, o qualunque altra cosa.. e ti viene un’idea, e pensi “wow, questo.. è vero, questa è una bella idea”. E due anni dopo esce come canzone.

 
Il resto della band è coinvolta nella stesura dei testi? Discutete i concept? O ti capita che ti chiedano “ma di cosa parla questa canzone?”
Bè.. (ride) racconto loro quello che scrivo, a volte ne parliamo, a volte.. bè, una volta Olli è venuto da me e mi ha detto che ancora non ha idea di cosa stia parlando in Lift. (ride) Canta il ritornello, ma per il resto, mi fa “ma qui cosa stai dicendo?”. Quindi… dipende. Per alcune canzoni come The Ballad Of Jeremiah PeaceKeeper, War, Carnival Of Rust…ne  abbiamo parlato a lungo. Sostanzialmente vado dagli altri quando non riesco a decidermi su qualcosa. Ma in generale, i testi sono campo mio.

 
Cambiando argomento: per il video di Love Will Come To You avete collaborato con Visit Helisnki. Come è nata questa collaborazione? Da band indipendente a fare da portavoce per la nazione?
Coincidenze fortuite, più o meno. Tutto ciò che accade, accade perché… c’è un progetto che vogliamo fare, e magari troviamo le persone giuste che vogliono fare quello stesso progetto, e magari conoscono qualcuno che può perorare la nostra causa… in questo caso è stata una serie di fortuite coincidenze. Lavorare con Visit Helsinki è stato grandioso, ci sono state tante piccole cose… ci sono state persone che siamo riusciti a far venire dal Brasile a Helsinki per un nostro show, e così abbiamo incontrato alcuni nostri fan.. è stato molto bello. E non avremmo potuto farlo se non avessimo collaborato con questo Centro per.. qualcosa.. per Helsinki (ride).

 
Molti vengono in Finlandia apposta a vedervi. Vi sareste mai aspettati che la vostra musica arrivasse a gente da tutto il mondo? Su Twitter, Facebook, vi richiedono in Brasile, India, Argentina, Francia, …
Ci sorprende sempre che qualcuno di qualche Paese dove non siamo ami stati ci chieda di andare a suonare. Andremmo ovunque se potessimo, ma è un affare molto molto costoso fare tour, quindi andiamo dove possiamo. Ma è incredibile che la gente arrivi dal Brasile, o da tutta Europa, da fuori dall’Europa, per venire ai nostri concerti. Se suoniamo in FInlandia, Germania, Italia… ci sono persone che “ok, vengo a vedervi… vengo da due nazioni più in là”. È… tipo.. “wow, ok..”. Perché anche noi viaggiamo. Tanto. Avremo fatto il giro del mondo diverse volte in questi anni che siamo stati in tour, viaggiamo in lungo e in largo. Non siamo ancora stati in tutti i Paesi, ma è davvero grande che la gente venga ai nostri concerti.

 
E.. cosa fate per rilassarvi, per ritrovare l’equilibrio, in questa vita frenetica?
Per distenderci?
Sì.
Bè… non ascoltiamo musica, quello di sicuro. A volte facciamo sport, portiamo a spasso il cane, stiamo con gli amici, cose.. che non hanno a che fare con la musica. Perché per noi è anche un lavoro. Anche se è una passione, ma è anche un lavoro, è ciò ch facciamo per vivere, quindi non è una cosa che vuoi fare in continuazione. Ascoltare la top10 e chiedersi “perché io non ci sono?”. Quindi.. sì, cose semplici, davvero. Cuciniamo. Il buon cibo è sempre ottimo. Andiamo nella natura, per me la natura è una grande risorsa di benessere. Qualunque cosa che ti calmi la mente, perché a mente calma… non importa, le cose scorrono.

 
Grazie per l’intervista. C’è qualcosa che vuoi dire al pubblico italiano?
Auguro a tutti quelli che verranno al nostro concerto di divertirsi, e di tornare a vederci quando ripasseremo da queste parti. E, davvero, godetevi questa estate, perché è magnifica. Non importa se l’altro giorno qui pioveva, perché è tutto talmente bello. Oggi è un bel giorno di sole, godetevelo.

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