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Gazebo Penguins + Lags - Casilino Sky Park (Roma), 28.06.2026

Per il quarto anno di fila, il rooftop del Casilino Sky Park, nella periferia est della Capitale, torna a farsi scenario di eventi che coinvolgono cinema, musica, sport e cultura, oltre ad essere diventato un vero e proprio punto di ritrovo con i suoi stand enogastronomici e una spaziosa area giochi; una sorta di piazza a diciassette metri d’altezza, come amano definirla gli organizzatori che lavorano insieme a Fusolab alla messa in atto del progetto.

Per quanto riguarda la programmazione dei concerti, è iniziata già da qualche settimana e ci terrà compagnia fino a fine luglio (trovate il calendario completo in calce all’articolo) e proprio ieri sera si è svolta una delle serate che stavamo aspettando con maggiore enfasi. Sul palco, infatti, a scaldare ulteriormente l’atmosfera rovente di questi primi giorni d’estate sono salite due band che non hanno certo la fama per realizzare live statici e tranquilli.

In apertura, dopo due anni in cui non suonavano più a Roma (nonostante in realtà comunque siano più o meno originari proprio della città capitolina), tornano i Lags. Durante la serata si fanno perdonare questa lunga assenza regalandoci qualche brano inedito del nuovo disco in uscita il prossimo inverno, tra cui "Trama" e "About to Burn", che a quanto pare sarà il primo singolo che estrarranno. Le tracce si inseriscono in maniera estremamente coerente con il resto della prodizione della band, alternando impetuose sezioni ritmiche a spigolose tessiture di chitarra, nella reiterazione post-hardcore di un modo viscerale e sgraziato (come piace a noi) di interpretare i testi. La maggior parte della scaletta è un compendio ai due dischi della loro discografia (Pilot del 2015 e Soon del 2019) con pezzi diventati iconici come “Queen Bee”, “Turbin”, “War Was Over”, “Knives and Wounds” e “Showdown”. Il set dei Lags è una bella propulsione deflagrante, sia nella forma che nei contenuti, che richiama sottopalco anche la parte di pubblico principalmente venuta per i Gazebo Penguins.



Sono loro, infatti, gli headliner della serata. Un po’ ci stupisce vederli a Roma d'estate poiché ci hanno piuttosto abituati ai contesti - da loro invero prediletti - dei live club con temperature meno infernali. Ma comunque neanche il termometro ci ha fermati dal volerci lanciare in movimenti scomposti più o meno direzionati verso il pogo. Capra, Sollo, Piter e, l’ormai comprovato quarto penguin, Riccardo fanno convivere pesanti sfuriate e momenti di distensione ovattata che potrebbero durare all’infinito, e forse lo fanno davvero; banchi fitti di suoni impenetrabili e strapiombi che si sgretolano lasciando un’eco profonda e incolmabile dentro di noi. La scaletta si snoda per la prima parte incentrata sull’ultimo disco, Temporale (con tracce come “Gestalt” e “Mnemosyne”), uscito poco più di un anno fa, e il precedente Quanto del 2022 (“Cpr14”, “Nubifragio”). Ma non mancano i grandi classici come “Bismantova”, “Atlantide” “Soffrire non è utile”, “Finito il caffè”, “Difetto” e ovviamente “Senza di te”, che è l’inno supremo dell’emocore nostrano. Ditemi il contrario.

Non ho mai fatto mistero che i Gazebo Penguins siano per me un atto di fede nei confronti della musica underground italiana, e lo confermano ad ogni singolo concerto. Questo, per la prescisione, era il loro 667° (tiene il conto Capra e noi ci fidiamo di lui). Nel processo di restituzione (in senso altamente psicologico) che è la musica per come la intendono loro, ci consegnano in dono un modo di vivere la catarsi che ci rende compartecipi del rito collettivo che è (e sempre sarà) un loro concerto.


 

poster in copertina realizzato da Luca Morello

 

Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci